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Conte e l’umiliazione inaccettabile al parlamento europeo

Il premier, secondo pugliese dopo Aldo Moro, definito burattino di Di Maio e Salvini

Il discorso di Giuseppe Conte, presidente del Consiglio, al parlamento europeo ieri è stato caratterizzato soprattutto dal resto. Da ciò che nei confronti di Conte è stato detto, con un intervento totalmente in italiano, da parte del belga Verhofstadt (sullo sfondo della foto Raffaele Fitto pressoché attonito) presidente del gruppo liberale nell’assemblea di Strasburgo.

L’attacco a Conte è stato gravissimo e vergognoso perché riferito al presidente del Consiglio, il capo del nostro governo nazionale, e per questo sarebbe da auspicare una presa di posizione di tutti i gruppi italiani al richiamo dei modi nell’espressione delle critiche. A Conte, praticamente, è stato chiesto quando finisca di fare il burattino nelle mani di Di Maio e Salvini. Ecco, in questi termini, nell’assemblea parlamentare dell’Unione, no. Un attacco inaudito.

Detto questo, sarà ormai chiaro a tutti che l’Italia è, giorno dopo giorno, per l’Unione europea, un problema. E l’Italia non può permettersi di essere un problema per un contesto di cui è membro essenziale sin dalla nascita.

Ovvero, il pugliese presidente del Consiglio, il secondo pugliese dopo Aldo Moro, il premier che tutti noi dobbiamo difendere  quando viene attaccato con termini inaccettabili, faccia il presidente del Consiglio. In senso di leadership e autorevolezza. Perché se agli altri due qui in Italia viene dato (ancora) credito, in Europa, dove l’Italia si trova e si deve trovare e guai il contrario, gli altri due non sono esattamente ben considerati. Ma Conte rappresenta l’Italia. Non solo i due.

L’Italia che non può subire umiliazioni come quella di ieri. Mai. Chiamare burattino un presidente del Consiglio del nostro Paese non deve essere consentito a nessuno. Mai.

Carlo Calenda, non esattamente vicino alle posizioni di Conte, ha detto “se danno del burattino al premier del mio Paese mi incazzo”. Così dovrebbero comportarsi tutti. Ma, come testimonia l’immagine accanto, non è così, purtroppo.

 


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