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Caduto dal letto dell’ospedale di Castellaneta e morto, chiesto il rinvio a giudizio per un’infermiera

Udienza preliminare a giugno. Richiesta di archiviazione per altri nove indagati. Il decesso di Antonio Pesce, 64enne di Palagianello, a dicembre 2016

“Pur rendendosi conto delle condizioni di disorientamento del paziente, lì ricoverato, ometteva di avvisare il personale medico di tale criticità e di adottare immediate misure idonee a prevenire il rischio di una caduta dal letto di ricovero, in tal modo provocandone appunto la caduta direttamente sul pavimento e cagionandogli lesioni cervico-midollari da cui derivava la morte per insufficienza respiratoria”. Questa la motivazione con cui il pm Mariano Buccoliero chiede il rinvio a giudizio di un’infermiera 42enne in servizio nell’ospedale di Castellaneta. Udienza preliminare a Taranto il prossimo 7 giugno. L’infermiera è stata denunciata i familiari di Antonio Pesce, che il 17 dicembre 2016 morì cadendo dal letto, in quell’ospedale. L’uomo, cardiopatico, venne ricoverato il 15 dicembre. I congiunti di Pesce sono assistiti dallo Studio 3A. Stralcio del comunicato diffuso da quello studio: “Alle 9 del 17 dicembre, però, è stato trovato nella sua stanza ‘a tratti disorientato’, e poi, alle 10.15, ha accusato un’improvvisa perdita di coscienza rovinando per terra dal letto dov’era seduto. L’impatto con il capo contro il pavimento è stato tremendo: il 64enne ha riportato un violento trauma cranico e facciale e dopo tre ore è spirato.”

Ancora: ”

Pesce ha lasciato la moglie e cinque figli. I quali, peraltro, non hanno ottenuto informazioni chiare sull’accaduto, anzi, si sono scontrati con la Direzione Sanitaria che intendeva procedere con il riscontro diagnostico (l’autopsia interna) negando loro la possibilità di nominare un medico legale di fiducia e asserendo che il decesso era dovuto a un infarto, come se la caduta non fosse mai successa. Di qui la decisione di presentare un esposto ai carabinieri di Castellaneta e di affidarsi, tramite il consulente personale Luigi Cisonna, a Studio 3A, società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini che, per ottenere giustizia per i propri assistiti, oltre che sul fronte penale, si è subito attivato anche sul piano civile con l’Azienda Sanitaria per ottenere, appunto, un equo risarcimento.

Il Pm della Procura tarantina, dott. Buccoliero, ha aperto un fascicolo per omicidio colposo e, in attesa di chiarire i fatti, ha inizialmente iscritto nel registro degli indagati tutti i sanitari che hanno avuto in cura la vittima: dieci tra medici e infermieri dei reparti di Cardiologia, Anestesia Rianimazione e Radiologia. Inoltre, il Sostituto Procuratore, come invocato dai familiari della vittima, ha disposto il sequestro di tutta la documentazione medica e l’esame autoptico, incaricando la dott.ssa Stefania Concetta Bello, specialista in medicina legale e dottore di ricerca all’Università di Foggia che il 16 ottobre 2017 da depositato la sua perizia. La CTU ha dissipato ogni dubbio sulla causa della morte, individuata nella “insufficienza respiratoria acuta in lesioni cervico-midollari (frattura del soma di C5 con contusione midollare) e trauma cranico, riportati a seguito di caduta”: Pesce è deceduto proprio per i postumi di quel tonfo dal letto. Il medico legale si è poi soffermata sugli accorgimenti da adottare per ridurre il pericolo di cadute accidentali all’ospedale: “controllare e valutare i pazienti a rischio, accompagnarli al bagno a intervalli regolari, verificare il livello di autonomia nei trasferimenti e la stabilità durante la deambulazione, fornire il sistema di chiamata e utilizzare le spondine nel letto”. Ed è qui che ha individuato le responsabilità dei sanitari nella gestione del paziente, con particolare riferimento per quella infermieristica. La dott.ssa Bello sottolinea come una delle infermiere avesse riportato nel suo diario allegato alla cartella clinica: “ore 9.00: paziente vigile a tratti disorientato”. “Questo segno clinico avrebbe dovuto costituire di per sé un elemento sufficiente atto a intensificare considerevolmente la sorveglianza clinica attiva e continua del paziente da parte del personale infermieristico – spiega – E ancor più avrebbe dovuto imporre l’allerta del medico di reparto e la messa in atto di provvedimenti anche pratici finalizzati a prevenire l’evento caduta”. E invece, conclude, “non vi è stato un attento monitoraggio clinico del paziente, se non per il solo rilievo dei parametri vitali, ed ancor più non vi è stato un attento esame neurologico, che anche il personale infermieristico è chiamato a effettuare compiutamente ancor prima del personale medico, non vi è stata tanto meno alcuna richiesta di visita medica né sono stati presi provvedimenti pratici in capo al personale infermieristico, nello specifico l’impiego di spondine al letto”.

Esaminata la perizia, preso atto che la morte è stata causata dalla rovinosa caduta dal letto e che essa è “da attribuire al personale infermieristico in servizio in qual momento”, il Pm ha dunque chiesto l’archiviazione per nove dei dieci indagati, ma ha confermato la continuazione del procedimento e l’apertura di un fascicolo ad hoc” per l’infermiera 42enne “in turno di servizio quel mattino in Cardiologia che aveva annotato nel diario infermieristico “paziente vigile a tratti disorientato”. E alla fine delle indagini preliminari per la sanitaria è scattata la richiesta del processo, dal quale i familiari di Antonio Pesce si attendono finalmente giustizia.


Carla Palone

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Udienza preliminare a giugno. Richiesta di archiviazione per altri nove indagati. Il decesso di Antonio Pesce, 64enne di Palagianello, a dicembre 2016

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