Alle 7 la fine dello sciopero da parte dei lavoratori. Iniziato ieri mattina. Oggi stesso l’avvio dei confronti con le parti al ministero delle Imprese e del Made in Italy. Domani sarà la volta dei sindacati.
Per l’ex Ilva si è alla ricerca di un’idea che ovviamente allo stato non c’è. E si parla della più grande azienda italiana, ritenuta strategica dal governo. Molte migliaia di lavoratori che rischiano concretamente di trovarsi senza lavoro, un territorio, quello di Taranto e della provincia, che deve prima o poi fare seriamente i conti con la questione ambientale. Le due esigenze primarie, salute e lavoro, sono di fatto contrapposte al momento, del resto lo ha evidenziato il provvedimento della Corte d’appello di Milano che conferma la sospensione dell’area a caldo del siderurgico di Taranto: la salute viene prima dell’esercizio dell’impresa. Non di pari passo, allo stato.
Il movimento 5 stelle ha presentato ieri una proposta di riconversione da otto miliardi di euro per Taranto. Un disegno di legge. Sarà preso in considerazione trattandosi di opposizione? Il presidente della Regione Puglia chiede un piano vero e urgente per un territorio che ha già pagato un tributo pesantissimo all’Italia in termini di ambiente e salute. Il sindaco di Statte ha richiamato l’attenzione su finanziamenti per la riconversione che rischiano di andare persi per inerzia. C’è chi vorrebbe andare a piazzare un presidio sabato all’inaugurazione della fiera del Levante a Bari per far capire anche agli altri che Taranto non può rimanere isolata.
Sono ore cruciali per l’ex Ilva, per Taranto e il suo territorio. Cruciali come andiamo dicendo da decenni. In cui non si è risolto niente.






