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Migranti in Basilicata: “non ci sono ancora notizie” sull’apertura del centro di accoglienza per lavoratori stagionali di Palazzo San Gervasio Simonetti

MIGRANTE IN BASILICATA

Di Nino Sangerardi:

“Siamo ormai oltre la metà del mese di luglio e non ci sono ancora notizie sulla data di apertura del Centro di accoglienza per lavoratori stagionali di Palazzo San Gervasio, provincia di Potenza. Lo stesso vale per il mini Centro di accoglienza del Metapontino, regolarmente approvato e appaltato nel 2024 alla Cooperativa Mimosa, dotato di 50 posti letto e dei relativi servizi, ma tuttora non operative”. È quanto racconta Pietro Simonetti referente del CSERES(centro studi e ricerche economiche e sociali).

Dunque la gestione del Centro di Palazzo San Gervasio, provincia di Potenza ?

Simonetti rileva quanto segue : “ E’ stata affidata dalla Regione Basilicata, per un periodo di quattro anni, all’ARCI, con una clausola che ne prevede il funzionamento dal mese di luglio fino a ottobre di ogni  anno. Ad oggi, tuttavia, non esistono date certe per l’apertura della struttura né per l’attivazione dei servizi. Alcuni nuclei di lavoratori migranti sono già presenti nell’area del Bradano, mentre nel Metapontino continuano gli sgomberi degli stagionali costretti a vivere in tuguri, insediamenti di fortuna e sotto i ponti, senza poter usufruire del centro di accoglienza appaltato ormai da anni e mai aperto.

Una situazione non poco critica

Certo, rappresenta l’ennesima conseguenza dei ritardi e delle criticità che hanno caratterizzato l’attuazione dei progetti Su.Pr.Eme., programma che in pochi anni ha gestito in Basilicata circa 7 milioni di euro in buona parte per eventi, conferenze, formazione, consulenze, mediazione culturale, assistenza tecnica e apparati di gestione, interventi di ristrutturazione, poli sociali immaginari. Nel frattempo è stata ufficializzata, senza particolari spiegazioni pubbliche, la perdita dei finanziamenti del PON Legalità destinati al completamento dell’ex Città della Pace di Scanzano Jonico provincia di Matera, struttura già realizzata per circa il 70% grazie a un precedente finanziamento regionale. Il complesso era stato riconvertito in centro di accoglienza per lavoratori migranti stagionali sulla base di un’intesa tra Regione Basilicata, Comune di Scanzano Jonico e Ministero dell’Interno.

Tutt’oggi che succede?

Non risultano decisioni operative neppure dopo le due tragedie che hanno provocato la morte di otto lavoratori migranti impiegati nelle campagne del Metapontino. Tutte situazioni che reclamano una immediata valutazione e interventi degli Organi nazionali e locali di controllo delle gestioni finaziarie e delle verifiche delle ommissioni e resistenze per la mancata attuazione dei procedimenti amministativi proposti e approvati a livello nazionale a partire dagli impegni assunti nei tavoli prefetizzi e nel Piano nazionale anticaporalato. Si tratta anche di recuperare i finanziamenti per il copletamento della struttura di  Scanzano secondo gli impegni ribaditi dagli Uffici regionali in sede di audizione in Consiglio Regionale e di provvedere a realizzare i Centri di Boreano e Gaudiano.

La Regione ultimamente ha approvato una delibera con una posta finanziaria di 3,7 milioni ?

 

Sì, per la “rifunzializzazione” del Centro di Palazzo San Gervasio senza però coinvolgere gli Organismi preposti per Legge e l’indicazione dei contenuti progettuali, il nmero di posti e servizi e la tempistica, in un sito gia’ interessato precedentemente da diversi interventi di bonifica e ristrutturazione.Per il completamento  del Centro di Scanzano Jonico nulla: le stragi e gli sgomberi possono continuare. In questo quadro sorprende anche il ruolo svolto dalle parti sociali e da gran parte del mondo del terzo, oggi quasi completamente silenti, salvo isolati comunicati ed eventi, a differenza di quanto avveniva negli anni passati, quando il confronto pubblico e la mobilitazione a tutela dei diritti dei lavoratori migranti erano costanti, partecipati e incisivi. Di fronte a una situazione che continua a riproporre emergenze, ritardi e tragedie, appare quanto mai necessario recuperare quel protagonismo civile e sociale che per anni ha rappresentato un elemento fondamentale nella difesa dei diritti, della legalità e della dignità del lavoro.  Servono decisioni rapide, trasparenza amministrativa e il pieno utilizzo delle risorse disponibili per garantire accoglienza dignitosa e inclusione, legalità e contrasto al caporalato, a circa 50 mila lavoratori migranti residenti e non che ogni giorno sostegono i comparti economici lucani ed il sistema scolastico.

 



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