Di Gianni Liviano*:
Roberto Nistri, già professore al liceo Classico ” Archita” e storico
di questa città, per descrivere i due motori dell’economia tarantina,
sviluppatisi a cavallo tra la fine del 19 mo secolo e il 20 mo secolo
(Arsenale e Italsider) parlava di ” Cattedrali nel Deserto”.
Con questa definizione Nistri voleva dire che questi colossi dell’
economia jonica, che hanno portato al nostro territorio, ciclicamente
prima reddito e sviluppo e poi problemi e difficoltà, sono nati a
Taranto grazie a processi esogeni (cioè provenienti dall’esterno,
nella fattispecie da scelte del Governo nazionale) e non da processi
di maturazione figli di scelte della comunità locale (endogeni).
Arsenale e Italsider sono state dunque scelte di altri, che la
comunità locale ha accolto, almeno all’inizio, con entusiasmo.
L’Arsenale ha funzionato quando c’era la guerra (con aumento del
lavoro offerto e quindi arrivo a Taranto di tante famiglie che
provenivano da altri luoghi) e ha avuto difficoltà quando la guerra è
finita (con recessione economica e occupazione anche da parte della
Cantieristica navale che rappresentava l’indotto dell’arsenale).
Ugualmente l’Italsider ha dato ricchezza e occupazione (con arrivo a
Taranto, anche in questo caso, di tante famiglie provenienti da fuori)
e poi recessione. Il destino dell’Italsider dipendeva dl mercato
internazionale dell’acciaio e non da scelte locali.
Guerra e Mercato internazionale dell’acciaio hanno dettato i tempi del
nostro sviluppo.
La città non solo non è stata artefice del proprio destino, ma non
è riuscita neanche a creare, attorno ai grandi investimenti (Arsenale
e Italsider) un indotto autonomo capace di diversificare il rischio e
di garantirsi la propria sopravvivenza a prescindere dallo stato di
salute di Arsenale e Italsider
Per questo Nistri parlava di Cattedrali (Arsenale e Italsider) nel
deserto (Taranto)
E I GIOCHI CHE CI AZZECCANO?
Anche i giochi se ci pensate sono frutto di un percorso esogeno. Non
bottom up come io speravo quando feci (insieme ad altri) la legge
speciale per Taranto indicando la necessità di organizzare un evento
sportivo internazionale, ma top down attraverso una gestione
commissariale.
Non è stata la città a decidere se e come fare i Giochi. Anche in
questo caso è stato il Governo, per il tramite di un commissario
governativo, a decidere.. La città semmai ha commentato, applaudito o
fischiato e goduto di 14 Giorni di quella che possiamo definire una
bellezza artificiale.
Ora pero’ i 14 giorni stanno per finire. E Taranto è ad un bivio.
Può decidere di continuare a fare cioì che sa fare meglio: (giudicare,
applaudire, fischiare, lamentarsi e commentare), oppure può decidere
di svegliarsi dal sonno eterno della molle tarentum e approfittare di
questa occasione per ripensare al suo futuro.
Perché il punto non è solo se i Giochi siano stati belli o brutti
(sono stati bellissimi), ma è cosa resterà dopo i Giochi ?
Se resteranno solo impianti, ricordi, fotografie e 14 giorni di
bellezza artificiale, avremo avuto un’altra grande cattedrale.
Se invece saremo capaci di trasformare questa occasione in un
ripensamento dell’autopercezione, della narrazione e della vision di
futuro della città, allora forse avremo cominciato a costruire
qualcosa di utile davvero.
Bisogna realizzare percorsi endogeni e di qualità. Spetta alla
politica attivarli, speriamo di esserne tutti all’altezza.
*presidente del consiglio comunale di Taranto:






