Di seguito un comunicato diffuso da Usb:
Circa tre ore di confronto al ministero del lavoro per chiudere con un mancato accordo.
Le posizioni sono apparse sin da subito distanti, soprattutto per la restante liquidità tesa a garantire l’integrazione salariale al 70%, peraltro unita alle ulteriori garanzie del precedente accordo sulla CIGS.
Con l’incontro di stamane, vi è un dato di fatto incontrovertibile, che da parte dell’azienda non è al momento possibile garantire le stesse condizioni assicurate prima d’ora ai lavoratori. Condizioni che molto faticosamente erano state precedentemente inserite nell’ultimo accordo, e per le quali il Governo aveva messo a disposizione la relativa copertura economica.
In sintesi, al momento i lavoratori continueranno dunque a percepire la CIGS e l’integrazione salariale fino ad esaurimento delle risorse messe a monte per il 2026, sebbene l’attuale CIGS si preveda di durata da marzo 2026 a marzo 2027.
Esauriti dunque questi fondi (a valere per il 2026 € 11.4 mln), i lavoratori, per quanto dichiarato al tavolo ministeriale, riceveranno solo l’indennità di CiGS senza integrazione.
Per la Usb, questo non può che essere letto come un netto arretramento rispetto alle garanzie date nel recente passato, quantomeno in termini di sostegno al reddito, che deve essere cosa certa per i dipendenti di Adi e Ilva in A.S., fino al termine fissato, e quindi fino a marzo 2027.
Oggi più che mai, il Governo deve prendere coscienza della gravità della situazione che peraltro abbiamo più e più volte sottolineato, ed è chiamato a prendere in considerazione le nostre proposte con riferimento a misure in favore dei lavoratori che prevedono, incentivo all’esodo volontario, riconoscimento dell’amianto e del lavoro usurante nel comparto della siderurgia.
Non è mancato da parte dell’USB l’ammonimento sulle questioni legate alla sicurezza della fabbrica che, in una condizione attuale dove oramai si sposta la “coperta” delle risorse economiche, il rischio è che che allo scoperto possano trovarsi proprio i temi legati alla sicurezza e, dopo quanto recentemente accaduto, a nessuno è permesso.
Come USB, torniamo inevitabilmente ad invitare l’esecutivo ad assumere il controllo della fabbrica per mettere in sicurezza i posti di lavoro e porre la parola fine ad una vertenza che assume oramai i tratti drammatici di una deriva, in primis sociale, dappoi industriale.
Se questo stato di fatti non cambiasse già dai prossimi giorni, assumeremo come USB le iniziative di protesta verso il Governo, più idonee a far comprendere a tutti che i lavoratori di quella fabbrica hanno già dato.






