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Sicurezza scolastica: “dodici casi mortali fra gli studenti nel 2026”. Proposto un piano nazionale Cnddu

prof. Romano Pesavento presidente CNDDU

Di seguito un comunicato diffuso dal coordinamento nazionale docenti delle discipline dei diritti umani:

In occasione della 76ª Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro, svoltasi l’11 ottobre 2026, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) richiama l’attenzione sulla sicurezza degli studenti e sulla necessità di rafforzare gli strumenti di prevenzione negli ambienti scolastici, superando una gestione prevalentemente documentale delle criticità.
Secondo i dati diffusi dall’INAIL il 9 ottobre 2026, nei primi otto mesi dell’anno sono state presentate dodici denunce di infortunio con esito mortale riguardanti studenti delle scuole di ogni ordine e grado, rispetto alle sette dello stesso periodo del 2025. Le denunce complessive sono aumentate del 5,2%, passando da 50.232 a 52.849. Si tratta di rilevazioni provvisorie, che evidenziano comunque la necessità di approfondire le condizioni nelle quali si svolgono le attività scolastiche e formative.
Circa tre denunce su quattro riguardano studenti di età inferiore ai quindici anni, mentre il 97% degli infortuni si verifica durante le attività scolastiche e il restante 3% negli spostamenti in itinere. La distribuzione territoriale vede la Lombardia concentrare il 24% delle segnalazioni nazionali, seguita dall’Emilia-Romagna con il 13%, dal Veneto con il 12% e dal Piemonte con il 10%. Nei percorsi di formazione scuola-lavoro sono state invece registrate 624 denunce, in diminuzione del 49% rispetto al 2025. I dodici casi mortali denunciati riguardano l’intera popolazione studentesca assicurata e non possono essere attribuiti indistintamente a tali percorsi.
Per il CNDDU, il problema centrale riguarda la capacità di verificare che gli interventi di sicurezza producano risultati effettivi e duraturi. La normativa vigente definisce responsabilità e obblighi precisi, ma la regolarità delle procedure non garantisce automaticamente la rimozione dei pericoli. Una criticità formalmente risolta può infatti ripresentarsi quando l’intervento non affronta adeguatamente le cause del problema oppure manca un successivo controllo della sua efficacia.
Su queste premesse, il CNDDU propone l’introduzione, in via sperimentale, di un Protocollo nazionale di verifica preventiva e risoluzione documentata delle criticità scolastiche. L’iniziativa prevede che le situazioni di rischio già individuate attraverso le procedure esistenti siano associate a interventi definiti, a responsabilità chiaramente attribuite e a verifiche successive, finalizzate ad accertare che le condizioni di pericolo siano state realmente eliminate.
L’elemento qualificante della proposta consiste nella possibilità di monitorare anche le criticità che si ripresentano dopo precedenti interventi, individuando eventuali carenze persistenti e orientando le risorse verso soluzioni più efficaci. Il sistema potrebbe inoltre prevedere controlli tecnici indipendenti a campione sugli interventi dichiarati conclusi, nel rispetto delle competenze dei dirigenti scolastici e degli enti responsabili della manutenzione degli edifici, senza introdurre duplicazioni burocratiche.
La sperimentazione, realizzabile attraverso la collaborazione tra Ministero dell’Istruzione e del Merito, INAIL e amministrazioni territoriali, consentirebbe di valutare la sicurezza non soltanto attraverso il numero degli interventi effettuati, ma soprattutto attraverso la loro capacità di risolvere stabilmente le criticità riscontrate.
In questa prospettiva, il CNDDU rivolge al ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, la proposta di avviare un progetto pilota nazionale che permetta di verificare concretamente l’efficacia delle misure preventive e di sviluppare procedure omogenee per la gestione dei rischi negli istituti scolastici.
La Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro ha rappresentato un’occasione per ribadire che la prevenzione non si esaurisce nell’adempimento degli obblighi previsti, ma richiede la capacità di impedire che situazioni di pericolo già individuate continuino a ripresentarsi. La sicurezza degli studenti deve essere misurata anche attraverso i rischi effettivamente eliminati e la stabilità dei risultati conseguiti.



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