Oggi non è “solo” l’anniversario della scioperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo e della spedizione delle tre caravelle (1492).
Oggi l’inno di Mameli compie ottanta anni.
O meglio, Il Canto degli italiani è inno della nostra nazione dal 12 ottobre 1946. Fu un decreto del governo presieduto da Alcide De Gasperi, su proposta di Cipriano Fachinetti ministro della Guerra, a istituire il Canto degli italiani come inno nazionale italiano provvisorio, divenuto poi definitivo il 4 dicembre 2017 con la legge 181. Bisognava sostituire la marcia reale, precedente inno che, con l’esito del referendum costituzionale, non aveva più motivo di esserci, non essendoci più la monarchia.
Scritto da Goffredo Mameli nel 1847 e musicato da Michele Novaro il Canto degli italiani, cinque strofe, era un brano risorgimentale fra i più importanti e popolari nel suo periodo. Rappresentava gli ideali di comunità e di libertà di un popolo che voleva diventare nazione. Con l’unità d’Italia del 1861 gli fu però preferita la marcia reale.
Una curiosità: per un giorno ci fu un altro inno nazionale, il 18 agosto 1920. Alle Olimpiadi di Anversa. Il diciannovenne Ugo Frigerio vinse i tremila metri e i diecimila metri di atlerica. Al momento della premiazione l’orchestra belga non aveva pronta la marcia reale così il direttore disse ai musicisti di eseguire il brano che tutti conoscevano: il più famoso nel mondo. E così, come inno nazionale, venne eseguita O sole mio.
Il Canto degli italiani è tra i più belli e significativi del mondo. La nostra comunità vi si riconosce in pieno. Dai più importanti appuntamenti istituzionali a qualsiasi altra circostanza, non escluse le partite della nazionale in qualsisasi disciplina sportiva (chi di noi non si è sentito un po’ Baresi, o Zoff, o Rivera o altri, in quei minuti emozionanti).
Di seguito le cinque strofe dell’inno e a seguire, nel video, un mediometraggio di Maurizio Benedetti sulla nascita del Canto degli italiani:
Fratelli d’Italia
L’Italia s’è desta,
Dell’elmo di Scipio
S’è cinta la testa.
Dov’è la Vittoria?
Le porga la chioma,
Ché schiava di Roma
Iddio la creò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.
Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi,
Perché non siam popolo,
Perché siam divisi.
Raccolgaci un’unica
Bandiera, una speme:
Di fonderci insieme
Già l’ora suonò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.
Uniamoci, amiamoci,
l’Unione, e l’amore
Rivelano ai Popoli
Le vie del Signore;
Giuriamo far libero
Il suolo natìo:
Uniti per Dio
Chi vincer ci può?
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.
Dall’Alpi a Sicilia
Dovunque è Legnano,
Ogn’uom di Ferruccio
Ha il core, ha la mano,
I bimbi d’Italia
Si chiaman Balilla,
Il suon d’ogni squilla
I Vespri suonò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.
Son giunchi che piegano
Le spade vendute:
Già l’Aquila d’Austria
Le penne ha perdute.
Il sangue d’Italia,
Il sangue Polacco,
Bevé, col cosacco,
Ma il cor le bruciò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò






