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Taranto, o mangi o respiri: consiglio di fabbrica vs speranze di chiusura Dopo il recesso di Arcelor Mittal tutti mobilitati e una città divisa

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Consiglio di fabbrica al siderurgico di Taranto stamani. Assemblea straordinaria dei lavoratori dopo l’annuncio di recesso da parte di Arcelor Mittal. Si rischiano diecimila persone a spasso (e quasi altrettante per l’indotto) secondo stime che vanno avanti da ieri. Usb invece a colloquio stamani con il ministro Patuanelli.

Si sono mossi davvero tutti gli attori sociali, dopo la bomba esplosa su Taranto e sul sistema industriale italiano.

Il presidente del Consiglio ha convocato Arcelor Mittal, incontro previsto per oggi pomeriggio e slittato a domani; il ministro dello Sviluppo economico ha detto che non sarà permessa la chiusura dell’ex Ilva. Questa la posizione del governo.

Sul piano politico: si va dal pesantissimo affondo di Michele Emiliano che (non da ieri) parla di illegalità riguardo al contratto con Arcelor Mittal, alla critica che Matteo Salvini rivolge al governo “reo” di farsi scappare la produzione di acciaio strategica per il Paese. Ma se i franco-indiani lasciano, il primo motivo riguarda l’eliminazione dello scudo penale che la maggioranza Lega-M5S introdusse. Calenda dà degli irresponsabili a coloro che, stravolgendo le condizioni contrattuali, hanno creato le condizioni per far andare via chi aveva accettato di investire miliardi di ruro per produzione e ambientalizzazione. Tajani sarà a Taranto sabato. Pd contro l’ipotesi di chiusura, Italia Viva pure. I grillini, con il loro emendamento (prima firmataria l’ex minir Lezzi) sono gli autori principali di questa situazione, alla quale si sono adeguati, dando il via libera all’emendamento, anche i Pd.

Situazione che, in linea generale, viene valutata così dagli osservatori: potrebbe essere una maniera, da parte di Arcelor Mittal, per chiedere il ritorno alle condizioni iniziali del contratto. Il colosso franco-indiano, in questo anno, nel frattempo ha acquisito quote di mercato considerevoli (ha comunque fatto degli investimenti, anche).

In tutto ciò, Taranto: una città divisa, una volta ancora. Fra chi vuole la chiusura e chi vuole il lavoro. O mangi o respiri. Il dilemma irrisolto, ancora.

Le preoccupazioni non riguardano solo la città ma un intero territorio. Esempio: Massafra. Di seguito un comunicato diffda Mino Salvi, responsabile locale Idea:

Chiusura ilva?”Conseguenze irreversibili”.L’ allarme del responsabile delle relazioni sindacali di Massafra Mino Salvi.La decisione di lasciare lo stabilimento siderurgico di Taranto assunta da Arcelor Mittal in ragione di quanto comunicato dall’Ad Lucia Morselli è di assoluta gravità perché delinea uno scenario,per l’intera comunità jonica,a dir poco disastroso.Non è il momento dei “se” e dei “ma”,chi parla ancora di rischio di desertificazione industriale,ora dovrà ragionare in termini di certezze.E’ quanto sottolinea in una nota Mino Salvi responsabile delle relazioni sindacali di massafra.Se’ tale disimpegno dovesse essere confermato,la città e la sua provincia subiranno a breve ripercussioni irreversibili,trascinando con sé pezzi interi di economia di tutto il paese.Intanto ci aspettiamo che il governo intervenga in tempi brevi per ripristinare le condizioni che hanno portato l’azienda al recesso.




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