Di seguito il comunicato:
Cumnia Intertexta, la cosiddetta Lumaca vampiro, è stata eletta Mollusco dell’Anno 2026.
La specie è stata candidata al riconoscimento mondiale da un team di ricercatori guidato da Maria Vittoria Modica (zoologa del Dipartimento di Biologia ed Evoluzione degli Organismi Marini della Stazione Zoologica Anton Dohrn, Istituto Nazionale di Biologia, Ecologia e Biotecnologie Marine, che studia questa specie da tempo) e formato dai colleghi Marco Oliverio (Dipartimento di Biologia e Biotecnologie Charles Darwin, Sapienza Università di Roma), Giulia Furfaro e Michele Solca (Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche ed Ambientali, Università del Salento).
Cumia intertexta ha superato altre 4 specie ottenendo 5506 voti in una call scientifica globale durante la finale della competizione Mollusc of the Year 2026, promossa dal Senckenberg Research Institute and Natural History Museum di Francoforte che insieme alla Unitas Malacologica, la società che riunisce gli studiosi di molluschi di tutto il mondo ha preselezionato le 5 finaliste tra decine di candidature.

Una volta sazia, ritira la proboscide e torna a nascondersi, lasciando il pesce stordito ma vivo… fino al prossimo pasto!
La specie, di cui il team ha individuato una popolazione nelle acque costiere di Porto Cesareo, in Puglia, abita il mediterraneo meridionale ed è l’unica rappresentante nel nostro mare della famiglia Colubrariidae, che comprende un centinaio di specie per lo più ematofaghe, ovvero che succhiano il sangue ai pesci. Queste lumache vivono prevalentemente in acque basse della fascia tropicale e subtropicale, nascondendosi di giorno sotto i sassi o nelle fessure delle rocce e delle barriere coralline, per attivarsi di notte. Le loro vittime preferite sembrano essere i pesci pappagallo per la loro abitudine di rifugiarsi ogni notte nello stesso sito. Sebbene raro, il vampirismo si è evoluto indipendentemente più volte nei gasteropodi, con specie ematofaghe anche nelle famiglie Cancellariidae e Marginellidae. Tutte queste famiglie appartengono allo stesso gruppo, quello dei neogasteropodi, caratterizzato da uno stile di vita predatorio in cui spesso la preda viene paralizzata grazie alla produzione di tossine, come nelle più note specie del genere Conus, in grado di iniettare un veleno neurotossico lanciando dei dardi acuminati.

Imprescindibile a questo punto per avanzare nella ricerca è la conoscenza dell’organizzazione del genoma di questa specie, che può fornire informazioni fondamentali sulla variabilità genetica alla base della produzione dei composti bioattivi, rendendo la nostra Cumia intertexta una specie modello per la venomica, la disciplina che studia i veleni ed i sistemi veleniferi in natura. Si tratta di un’area di ricerca molto promettente per la scoperta di composti bioattivi potenzialmente applicabili sulla specie umana (bioprospecting). Sfrutta infatti i milioni di anni di ottimizzazione effettuata dalla selezione naturale che hanno permesso agli organismi velenosi di produrre composti bioattivi estremamente potenti e specifici per i loro target molecolari. Tra l’altro, i pesci hanno dei meccanismi di coagulazione molto efficienti, per compensare il maggior rischio di sanguinamento in ambiente aquatico, il che rende la ricerca sugli ematofagi marini particolarmente interessante.
Il team desidera ringraziare di cuore le migliaia di persone che hanno permesso alla lumaca vampiro, grazie ai loro voti e all’interesse dimostrato, di ottenere questo importante riconoscimento!
(foto: Michele Solca)






