Di seguito un comunicato diffuso da Rete Oltre:
«È stata una grande esperienza per me. Questo Palazzo della Giustizia mi ha dato la forza di tornare a sognare. Forse siete stati l’inizio e resterete una parte indelebile della mia storia. Dopo tutte le difficoltà incontrate nella mia vita, soprattutto dopo la laurea, avevo quasi perso tutto e avevo smesso di sognare. Sono arrivato qui con la disperazione nel cuore, pensando di rinunciare a tutto. Ma questo luogo mi ha restituito la fiducia e la voglia di sognare che avevo perso quattro anni fa». Fotso Kouogang è visibilmente emozionato. Non si aspettava una festa di saluto così viva e partecipata. Perché a dirgli «grazie» per l’impegno e il lavoro svolto in questi mesi, sono tutti i colleghi e le colleghe degli uffici della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Foggia in cui ha svolto il percorso di tirocinio formativo ed educativo, frutto dell’iniziativa promossa in collaborazione con la cooperativa sociale Medtraining, ente gestore di diversi progetti SAI – Sistema di Accoglienza e Integrazione nel territorio. Fotso, infatti, è tra i beneficiari del progetto SAI “Free entry” Candela, il comune dei Monti Dauni in cui vive il suo cammino di accoglienza, formazione, inclusione, partecipando ai corsi di alfabetizzazione della lingua italiana, alle varie attività proposte, ai momenti di socializzazione.
Fotso viene dal Camerun, ha 30 anni e da circa due anni vive in Italia. Ha una laurea in Gestione Contabile e Finanziaria, presa nel suo Paese che ha dovuto lasciare per tensioni politiche e questioni di sicurezza. Fotso è arrivato in Europa dopo un lungo viaggio a piedi, insieme ad altri migranti. Partito dal Camerun, è passato per Nigeria, Niger, Algeria, Tunisia. Qui si è imbarcato con il sogno di un futuro migliore in Italia e per i suoi cari, che spera di poter rivedere quanto prima. Ora che ha concluso questo percorso formativo ha deciso di iniziarne uno nuovo: da questa mattina è all’Università di Bari perché si è iscritto al corso di laurea in Scienze dell’Economia e della Gestione Aziendale. Una decisione maturata anche grazie al cammino di inclusione sociale compiuto. Perché girare per gli uffici, stare a contatto con gli altri “colleghi”, movimentare faldoni e fascicoli ha favorito la creazione di contatti, relazioni, senso di comunità e di appartenenza allo Stato italiano.

Nel corso della festa organizzata da tutti gli uffici della Procura della Repubblica, che comprendono ufficio dibattimento, polizia Giudiziaria, ufficio ricezione atti, Fotso ha affidato ad una lettera le sue emozioni e l’esperienza vissuta in questi mesi: «Da lavapiatti a tirocinante al Palazzo di Giustizia, e oggi dal Palazzo di Giustizia all’università. Per me, tutto questo è un miracolo e l’inizio di una nuova vita». Quello dei tirocini formativi, dunque, rappresenta un momento di crescita e condivisione per tutti. Per chi lavora in Procura e al Tribunale e per i migranti coinvolti che possono acquisire nuove competenze, migliorare la conoscenza della lingua italiana, offrire un supporto alle eventuali carenze di personale in organico. Il tirocinio ha come sempre la finalità di favorire la realizzazione di percorsi educativi e di integrazione dei migranti attraverso lo svolgimento di attività in favore della collettività, che promuovono il senso di partecipazione e allo stesso tempo contribuiscono a prevenire e superare cause di conflitto sociale. L’iniziativa non prevede alcun tipo di onere economico a carico della Procura della Repubblica o del Ministero della Giustizia.








