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Ex Ilva: “situazione ancora molto incerta”, Emiliano dopo il vertice Fim Cisl: risposta del ministro insufficiente

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Fim Cisl ha partecipato, a differenza di Fiom Cgil e Uilm, all’incontro di Roma al ministero delle Imprese. La risposta del ministro rispetto alla chiusura dei sindacati è ancora insufficiente, secondo l’organizzazione. Il numero dei lavoratori in cassa integrazione straordinaria non supererà i 4450, ha sottolineato Urso. Ma al sindacato il cosiddetto “piano corto” presentato dal ministro per arrivare fino a marzo ovvero all’auspicata definizione della nuova proprietà, non va bene. Viene chiesta, in particolare per il siderurgico di Taranto, una pianificazione per il rilancio dell’ex Ilva. E non va bene che sia il ministero, e non direttamente la presidente del Consiglio, a prendere in mano la situazione.

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Di seguito un comunicato diffuso dalla Regione Puglia:

“La situazione è ancora molto incerta, il ministro Urso si è affannato a fornire possibili prospettive, ma nessuna di queste garantisce le certezze richieste dalla Regione Puglia, dal Comune di Taranto e soprattutto dai lavoratori. Questo è il punto vero. C’è il rischio che l’iniziativa sindacale di protesta, in assenza di quelle certezze, possa riprendere con ulteriore danno per la produzione.

Come Regione Puglia insistiamo perché ci sia la garanzia da parte del governo che laddove non ci sia un acquirente privato, il governo stesso assuma direttamente, o attraverso proprie partecipate, la gestione dello stabilimento, lo riqualifichi dal punto di vista tecnologico ed eventualmente lo collochi al prezzo migliore. In questo modo si possono anche garantire i posti di lavoro attraverso le necessarie opere di ricostruzione della fabbrica”.

Lo ha affermato il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano al termine del tavolo nazionale sugli stabilimenti ex Ilva in Italia convocato a Roma dal ministro del Made in Italy Adolfo Urso.

“Vorrei chiarire – ha aggiunto il presidente Emiliano – che i forni a ciclo integrato hanno costi fuori mercato, quindi gli altiforni non si possono ricostruire, al massimo manutenere. Peraltro nel 2028 entra  in vigore una serie di tassazioni europee sulle emissioni di CO2 che rendono fuori mercato non solo la costruzione del forno, ma anche la gestione dei forni al ciclo integrato.

Quindi bisogna decarbonizzare per forza e per farlo bisognerà trovare quella fonte di approvvigionamento del gas che sia compatibile con le aspettative del territorio”.

La delegazione della Regione Puglia presente all’incontro era composta anche dal presidente del comitato SEPAC (la task force lavoro) Leo Caroli, dalla coordinatrice dell’Avvocatura regionale Rossana Lanza, dai responsabili Dipartimenti Attività Produttive, Gianna Elisa Berlingerio, e Ambiente Paolo Garofoli, e dal direttore generale di Arpa Puglia Vito Bruno.


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