Di seguito il comunicato:
La memoria dei briganti, il lavoro dei contadini, il Quarto Stato: un patrimonio identitario coperto da una mano di vernice durante i lavori di rifacimento. L’associazione chiede atti formali e propone un progetto partecipato.
A seguito del dibattito che in questi giorni ha animato la comunità sui social, l’Associazione di Promozione Sociale Villa Castelli On Line APS ha inviato una PEC al Comune di Villa Castelli per chiedere formalmente il ripristino di tutti i murales del plesso scolastico Don Milani.
Le opere, realizzate nel 2005 su iniziativa dell’allora assessore Rocco Alò e del sindaco Francesco Nigro con il coinvolgimento di numerosi artisti locali e non, raccontavano la storia di Villa Castelli: dalla testimonianza dei briganti al lavoro dei contadini nel susseguirsi delle stagioni, fino alla celebre riproduzione de Il Quarto Stato. Opere che, per oltre vent’anni, hanno rappresentato un museo a cielo aperto davanti a una scuola.
Con i recenti lavori di rifacimento degli intonaci, l’intero ciclo pittorico è stato coperto integralmente. Un intervento necessario per la scuola – che l’associazione riconosce come eccellenza – ma che, sottolinea l’APS, non avrebbe dovuto comportare la cancellazione di un patrimonio collettivo.“Fare una cosa buona non dovrebbe richiedere di eliminarne un’altra altrettanto buona – dichiara la presidente di Villa Castelli On Line APS, Carmela Biondi –. Quei murales erano parte della nostra identità. Apprendiamo con piacere dalle parole dell’Assessora ai Lavori Pubblici che l’Amministrazione stessa è dispiaciuta e che i murales saranno rifatti. Per questo chiediamo che quell’impegno verbale diventi un atto formale, con impegno di spesa e cronoprogramma.”
Con la PEC, Villa Castelli On Line APS non si limita a chiedere, ma si propone come parte attiva della soluzione, mettendo a disposizione la propria organizzazione per farsi promotrice e capofila del progetto di ripristino, con il patrocinio del Comune e in collaborazione con cittadini, artisti e altre associazioni.
“Crediamo che questo possa diventare un esempio di buona politica partecipata – conclude la nota – trasformando un grave danno in una nuova opportunità per raccontare, ancora meglio di prima, chi siamo”.






