Di seguito un comunicato della procura della Repubblica presso il tribunale di Bari, diffuso dai carabinieri:
In data odierna, a conclusione di una complessa e articolata attività investigativa protrattasi per
oltre due anni, questa Autorità Giudiziaria ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini
preliminari (ex art. 415-bis c.p.p.) nei confronti di un ex dipendente dell’istituto di credito Intesa
Sanpaolo, già addetto alla sede Agribusiness di Bisceglie e licenziato nell’agosto 2024.
Le indagini si sono sviluppate rapidamente grazie all’acquisizione e all’analisi dei log di sistema
e dei tracciati informatici dell’istituto di credito, dati che hanno permesso agli inquirenti di
ricostruire nel dettaglio l’intricata rete delle intrusioni.
L’indagine, scaturita dalla denuncia di un correntista nel luglio 2024, ha richiesto un grandissimo
sforzo operativo. In tale cornice, appare doveroso enfatizzare il ruolo cruciale e l’altissima
professionalità della Sezione di Polizia Giudiziaria Carabinieri in sede. La P.G., operando con
dedizione assoluta e con il supporto di consulenti tecnici specializzati nel contrasto al cybercrime,
ha saputo districare una mole imponente di dati digitali, decriptando un’indagine di eccezionale
complessità tecnica che ha permesso di far luce su una compromissione dei sistemi informatici
aziendali di proporzioni inedite.
Gli accertamenti minuziosi condotti dalla Polizia Giudiziaria hanno disvelato uno scenario di
assoluta gravità, caratterizzato dalla natura compulsiva e reiterata degli accessi abusivi,
moltiplicatisi in maniera quasi ossessiva su una vastissima platea di soggetti. Un’attività illecita
protrattasi nel silenzio per anni: le indagini hanno infatti permesso di accertare che il
fenomeno ha avuto inizio a partire dal gennaio 2020 e si è protratto, in maniera costante,
sino alla fine di aprile 2024. Sfruttando le proprie credenziali operative e le mansioni aziendali,
il dipendente infedele si è reso autore di un monitoraggio occulto, sistematico e prolungato,
violando ripetutamente e in modo mirato i dati sensibili e finanziari di ben 3.572 clienti. Tra le
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vittime di questa vera e propria attività di spionaggio patrimoniale figurano numerose alte
personalità dello Stato, esponenti delle Istituzioni e membri dell’attuale vertice politico-esecutivo,
tra cui spiccano il Capo dello Stato – Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il
Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il Presidente del Senato Ignazio Maria La Russa e
il Ministro della Difesa Guido Crosetto. L’acquisizione di questi dati sensibili ha esposto a grave
rischio non solo il diritto alla riservatezza dei singoli, ma la stessa sicurezza delle istituzioni
democratiche.
La gravità e la vastità delle intrusioni hanno conferito all’inchiesta un inevitabile risalto nazionale,
richiamando la massima attenzione dei vertici istituzionali. A dimostrazione del prioritario
interesse centrale nel porre un freno definitivo a un fenomeno illecito così allarmante e
capillarmente sviluppato, l’indagine ha visto il qualificato intervento della Direzione Nazionale
Antimafia e Antiterrorismo (D.N.A.). Il coinvolgimento della D.N.A. certifica, in maniera
inequivocabile, come la tutela della sicurezza cibernetica e il contrasto a ogni forma di spionaggio
finanziario rappresentino un’esigenza assoluta e imprescindibile per la difesa del Paese.
L’incessante lavoro degli investigatori ha peraltro permesso di accertare che non ci si trova di
fronte a un fenomeno isolato. Nel corso delle medesime indagini, infatti, sono emersi profili di
responsabilità a carico di ulteriori sette soggetti, tutti dipendenti del medesimo Istituto di Credito.
Questi ultimi si sono resi protagonisti di condotte del tutto analoghe a quelle del principale
indagato, sintomo di una preoccupante vulnerabilità al fascino della curiosità illecita o del
dossieraggio, seppur caratterizzate da una minore offensività, frequenza ed entità, e non rivolte
verso obiettivi istituzionali sensibili. Per tali ragioni, al fine di garantire la massima celerità
processuale, la posizione di questi sette indagati è stata formalmente stralciata e i relativi fascicoli
già trasmessi per competenza alle altre sedi giudiziarie dislocate sul territorio nazionale.
Sulla base del solido quadro indiziario meticolosamente ricostruito, all’indagato principale
vengono oggi contestati, in un’unica e grave cornice accusatoria, i reati di accesso abusivo a
sistema informatico o telematico (Art. 615-ter c.p.) – aggravato dal fatto che l’infrastruttura
bancaria colpita è formalmente inserita all’interno del Perimetro di Sicurezza Nazionale
Cibernetica, rendendo l’attacco una minaccia diretta alle infrastrutture critiche del Paese –, il
procacciamento illecito di notizie concernenti la sicurezza dello Stato (Art. 256 c.p.) per aver
acquisito informazioni segrete focalizzate in particolar modo sulle transazioni dei componenti del
direttivo politico nazionale e, infine, plurime e sistematiche violazioni della normativa a tutela
della Privacy (GDPR), per aver effettuato il trattamento illecito e la potenziale diffusione di dati
personali altamente sensibili.
Nota a margine: Si precisa, nel rispetto della Direttiva Europea 2016/343 sulla presunzione di
innocenza e del D.Lgs. 188/2021, che l’odierno indagato è da ritenersi presunto innocente fino a
un definitivo accertamento di colpevolezza con sentenza irrevocabile.






