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Taranto, Sakary Bako ucciso e i giovanissimi detenuti: il prete, “dobbiamo chiamare le cose con il loro nome” L'omelia di don Emanuele Ferro

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Di seguito il testo dell’omelia di don Emanuele Ferro:

Durante i festeggiamenti di San Cataldo, al convegno per i giornalisti dal titolo “Disarmare le parole” abbiamo ospitato padre Ibrahim da Betlemme che ha esordito così «se Betlemme è una prigione a cielo aperto la striscia di Gaza è un cimitero a cielo aperto». Immagine efficace di un orrore che non conosce misura. Subito mi è venuto da chiedere: «e noi consa possiamo fare per voi». Mi ha risposto «dobbiamo pregare». Di primo acchito la mia reazione non è stata quella che ci si aspetterebbe da un uomo di Chiesa, perché mi aspettavo qualcosa di più «pratico» di paganamente più «concreto». Subito dopo però mi sono reso conto che la preghiera già andava disarmando le parole. Ecco cosa può fare la fede, disarmarci delle armi delle tenebre per indossare quelle della luce, per usare un’espressione del Vangelo.
Per questo siamo qui, innanzitutto per disarmarci a partire dalle parole.

E le nostre parole devono essere innanzitutto veritiere. Dobbiamo chiamare le cose con il proprio nome. Un lavoratore, bracciante agricolo, Sacko Bakary, un giovane trentacinquenne originario del Mali, mentre andava a lavorare, in bicicletta con il suo zainetto, è stato ucciso in piazza Fontana nella nostra Taranto vecchia, da una baby gang. Per cosa? Futili motivi! Continuo a ripetermelo da ieri. La parola baby, bimbo, non dovrebbe avere nulla a che fare con la parola assassino. Eppure è così. Fa malissimo. Ma è così. La storia di Sacko è quella di come tanti in cerca una vita migliore, sarebbe diventato padre fra qualche mese.

È un orrore quello che è accaduto. Sono sconvolto. La prima emozione è stata quella della vergogna, un senso di grande nudità e inadeguatezza, ma vi assicuro un senso profondamente umano che condivido con voi perché tutti insieme possiamo far riaffiorare l’umanità, l’essere uomini, donne, vulnerabili, bisognosi gli uni degli altri. Prima ancora che l’indignazione, il giudizio, la ricerca delle risposte, credo sia necessario abbassare la testa per onorare Sacko.

Tanti mi dicono giustamente: «sono cose che accadono ovunque». Ma che consolazione è questa? Intanto è accaduto qui, sotto le nostre case. È da qui che dobbiamo ripartire. Sì è vero che l’odio, il razzismo, la perversa convinzione che la vita non abbia lo stesso valore per tutti, serpeggia ovunque e ce ne abbeveriamo scrollando i nostri telefoni. Ma che razza di giustificazione è questa? Cosa siamo diventati?
Qualcuno mi ha scritto di non esserne molto sorpreso perché Taranto vecchia è una bomba sociale. Si è vero e oggi ci appare evidentemente.
Ma io conosco questi vicoli, ho sempre respirato la durezza di una vita complessa, di tante situazioni difficili, sperimento anche tanta generosità. Vi posso testimoniare bontà ed inclusività verso tanti tipi di minoranze, sì, è un’accoglienza scevra da qualsiasi linguaggio politicamente corretto, ma è concreta! Ecco perché al dolore per l’uccisione di Bakery Sacko si aggiunge altro dolore, perché non riesco a spiegarmi di come sia possibile che non si condanni all’unanimità quanto è accaduto. Esseri amici dei nostri ragazzi coinvolti e dico “nostri” con cuore ferito, perché non voglio lavarmene le mani, non significa difenderli dando ignominiosamente le spalle al morto per terra!
Questo duro colpo inferto alla nostra comunità, mentre il sangue di Abele, nostro fratello, grida a noi dall’asfalto di piazza Fontana, ci faccia rientrare in noi stessi.

Ragazzi, NO alla violenza di nessun tipo a partire da quella verbale!
Ragazzi, No ad ogni tipo di discriminazione!
Tutti insieme diciamo NO alla morte

Credo che la lezione che si impari qui a Taranto vecchia, io da undici anni, ma anche tanti preti prima di me, sia quella di avere l’umiltà di ricominciare sempre daccapo, per fede e per vocazione.
È dura ma bisogna ripartire da qui, ripeto con umiltà, non con soluzioni preconfezionate, ma con la pazienza missionaria di vivere qua, intessendo alleanze educative senza risparmiarsi mai. Vogliamo, pur con tutti i limiti, esserci per tutti.



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