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Taranto: assalto alla caserma di Paolo VI, gli otto arrestati dai carabinieri Alcuni sono ai domiciliari

carabinieri

Giovanni Bello, Ivan Lanucara, Addolorata Mattesi, Luciano Mattesi, Angela Mignogna, Giovanni Morrone, Francesca Resta e Teresa Secci. Sono questi, in ordine alfabetico (e in tale ordine sono anche nelle foto) gli otto arrestati dai carabinieri per il tentativo di assalto alla caserma del quartiere tarantino di Paolo VI, la sera dell’8 novembre, in conseguenza di alcuni arresti operati dai militari.

Di seguito il comunicato diffuso dai carabinieri:

Nelle prime ore del mattino, i Carabinieri di Taranto hanno dato corso ad un’operazione di Polizia nel quartiere Paolo VI, eseguendo n. 8 Ordinanze di Custodia Cautelare nei confronti di:
       LANUCARA Ivan, 21enne;
       MORRONE Giovanni, 67enne;
       BELLO Giovanni, 18enne;
       MATTESI Luciano, 18enne,
sottoposti a custodia cautelare in carcere;
       SECCI Teresa, 41enne;
       MATTESI Addolorata, 49enne;
       RESTA Francesca, 22enne;
       MIGNOGNA Angela, 63enne,
sottoposte agli arresti domiciliari.
I predetti, residenti nei quartieri Tamburi e Paolo VI del capoluogo jonico, tutti già noti alle Forze dell’Ordine, sono ritenuti responsabili a vario titolo di resistenza a P.U., danneggiamento, tentativo di procurata evasione ed ingresso arbitrario in luoghi militari. Reati commessi, in concorso tra loro, in data 08.11.2013.
Le Misure Cautelari sono state emesse dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Taranto – Dott. Giuseppe TOMMASINO, su richiesta del Sostituto Procuratore Dott.ssa Ida PERRONE, che concordava appieno con le risultanze investigative del N.O.R. – Aliquota Operativa della Compagnia Carabinieri di Taranto.
Il pomeriggio dello scorso 8 novembre, i Carabinieri della Stazione di Taranto Nord traevano in arresto 5 individui, sorpresi ad asportare materiale ferroso all’interno di un immobile in disuso già sede del Centro Commerciale Mongolfiera, in località Torre Rossa del quartiere Paolo VI.
I predetti venivano accompagnati, per l’espletamento delle formalità di rito, presso gli uffici della Stazione. All’esterno della caserma si creava un assembramento costituito da numerose persone, tutte parenti od amici degli arrestati.
Mentre il numero dei convenuti si incrementava rapidamente, tre individui facenti parte dell’assembramento, si arrampicavano sul cancello pedonale per poi spostare la propria attenzione su quello posteriore carrabile, attraverso il quale sarebbero transitate le autovetture di servizio con a bordo gli arrestati da tradurre presso la locale casa circondariale. Nella circostanza, gli stessi tre individui, collaborati da altri dieci, forzavano il predetto cancello, danneggiandone il meccanismo di automazione, ma fermandosi dinnanzi al secondo cancello, anche esso carrabile, che immetteva alla zona adibita ad autorimessa, nel frattempo presidiata dai Carabinieri.
Successivi accertamenti consentivano di addivenire all’identificazione, soprattutto grazie a conoscenza personale, dei facinorosi che, con il chiaro intento di impedire l’arresto dei propri congiunti ed amici che li aizzavano dalla caserma, avevano invaso arbitrariamente la zona di rispetto militare. Pertanto si attribuiva a LANUCARA Ivan lo scavalcamento del cancello pedonale, nonché la successiva irruzione attraverso il cancello carrabile posteriore, al fine di consentire l’evasione degli arrestati prima della loro traduzione.
La forzatura ed il danneggiamento del cancello posteriore vedeva autori almeno dieci individui, infatti oltre al LANUCARA e al BELLO, risultavano interessati all’azione SECCI Teresa, un minore, MATTESI Addolorata, RESTA Francesca, MIGNOGNA Angela e MORRONE Giovanni.
Anche in questo caso fondamentale si è rivelata la conoscenza personale da parte dei militari, confermata dal dato obiettivo costituito dalle immagini captate dal sistema di videosorveglianza che evidenziava l’ulteriore partecipazione di MATTESI Luciano.
Dopo le formalità di rito, degli otto arrestati, le quattro donne sono state sottoposte agli arresti domiciliari, mentre i restanti sono stati associati presso la Casa Circondariale di Taranto.

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