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Depositate le motivazioni della sentenza di assoluzione per gli ex gestori della discarica Vergine Tribunale di Taranto

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Di seguito un comunicato diffuso da Attivalizzano:

Sono state depositate le motivazioni della sentenza 2351/2025 del Tribunale di Taranto che ha assolto gli ex gestori della discarica Vergine, oggi Lutum, situata in località Palombara, isola amministrativa del Comune di Taranto, ma a due passi da Fragagnano, Lizzano, Monteparano, Faggiano e Roccaforzata.

È una sentenza di assoluzione “per non aver commesso il fatto” che lascia aperta la questione di chi abbia commesso il fatto, visto che gli abitanti dei comuni limitrofi, per anni, sono stati ammorbati dalle molestie olfattive che hanno costretto i cittadini, i turisti e chiunque fosse anche solo di passaggio nel circondario della discarica a rifugiarsi all’interno di un edificio o comunque ad allontanarsi il più possibile da un impianto che, in certi giorni, rilasciava un odore, o meglio una puzza nauseabonda che non solo spaventava i turisti, ma soprattutto faceva star male i residenti.

Nel 2014 la discarica è stata sequestrata dalla Magistratura non di certo perché emanava piacevoli profumi, ma olezzi insopportabili che i cittadini avevano denunciato diverse volte con segnalazioni all’ARPA e alla Magistratura, arrivando a scendere più volte in piazza in migliaia affinché fosse fermato l’ecomostro. Dopo tutto questo scempio, la sentenza non accerta responsabilità penali. Pertanto, è doveroso e molto importante che le Amministrazioni locali utilizzino gli strumenti consentiti dalla legge affinché la Magistratura faccia il suo corso fino in fondo, appellando la sentenza e anche presentando una richiesta motivata al Pubblico Ministero, affinché ne proponga impugnazione ai sensi dell’art. 572 c.p.p.. Sono due strumenti legali entrambi necessari, ma non c’è molto tempo, perché le motivazioni sono state depositate ormai da più di un mese (il 2 dicembre scorso) e quindi il termine scadrà il 29 gennaio 2026.

Per quanto riguarda il procedimento di PAUR, finalizzato alla riapertura della discarica (ma con una capienza triplicata), in corso alla Provincia, a dicembre scorso sono stati pubblicati i primi documenti per la 3ª conferenza dei servizi che si terrà nel 2026. 

Dalla lettura della corposa documentazione, si avverte una sorta di accelerazione da parte della Lutum per l’ottenimento dell’autorizzazione a riaprire la discarica, infatti ha anche dichiarato di aver ultimato i lavori di MISE/MIPRE (messa in sicurezza di emergenza/misure di prevenzione), dopo circa sette anni, anche se questa attività non risulta attestata da un ente terzo che ne assicuri l’esecuzione a regola d’arte. Non solo. Nella documentazione prodotta, la Lutum afferma che il rinvenimento nelle acque di falda di un inquinante industriale certo (il tetracloroetilene o PCE ) sia un “falso positivo“, cioè un errore casuale, mentre ci risulta che sia stato già rinvenuto in altre analisi dei pozzi spia nel 2020, insieme ai metalli pesanti ferro e manganese.

Nel frattempo ancora non si hanno notizie del parere richiesto dall’ARPA Puglia, avallato dalla Provincia di Taranto, all’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile (ENAC). Lo ricordiamo, la questione posta è molto importante perché la discarica ricade nella “zona di buffering aeroportuale” (cioè interferisce con l’aeroporto Arlotta di Grottaglie) e questa dovrebbe essere un’area cuscinetto, cioè uno spazio circostante all’area operativa di un aeromobile da utilizzare per garantire la sicurezza in caso di incidenti o emergenze. Detta zona permette all’aeromobile di atterrare o decollare in sicurezza o di terminare il volo in modo controllato in caso di perdita di controllo del mezzo, ma una discarica così grande, come quella che si vorrebbe riaprire, si troverebbe all’interno di questa zona di buffering aeroportuale e attrarrebbe la fauna selvatica, in particolare uccelli, che potrebbero causare i cosiddetti bird-strike (collisioni con aeromobili) e interferire con le rotte di volo. Un esempio è l’attività chimica dei rifiuti abbancati, la quale produce fumi, polveri o gas che riducono la visibilità o alterano le condizioni atmosferiche, senza considerare che l’elevato rischio di incendi anche per autocombustione dei rifiuti potrebbe disturbare non poco le operazioni aeroportuali. Inoltre, l’emissione di gas tossici o maleodoranti (come l’acido solfidrico) comprometterebbero la qualità dell’aria per i passeggeri e il personale impiegato all’aeroporto.

Ancora una volta le carte non sembrano a posto, ma c’è fretta di concludere il procedimento amministrativo per il rilascio del PAUR e anche se gli ex gestori sono stati assolti, gli olezzi nauseabondi non sono mai cessati, persino oggi, a distanza di 11 anni dalla chiusura della discarica. Se non si è riuscito ad accertare le responsabilità di chi ha messo a rischio la salute dei cittadini e l’ambiente di tutti, come si può immaginare che in futuro si possa riaprire una discarica, persino tre volte più grande, ritenendo che questa volta non farà male a nessuno: ambiente, cittadini e future generazioni? Ai posteri l’ardua sentenza disse Alessandro Manzoni.


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