Nel Belgio del dopoguerra si vissero molte storie di migrazione, soprattutto dall’Italia. Nel settore delle miniere di carbone in conseguenza dell’accordo “carbone in cambio di mano d’opera” fra i due Stati. La manodopera era quella italiana: trovarono lavoro migliaia di nostri connazionali fra cui molti pugliesi e tra loro molti della zona garganica, che andarono a vivere in contesti sociali assolutamente difficili per loro. Per non parlare di quelli lavorativi. Marcinelle, 8 agosto 1956. Un guasto tecnico provocò un incendio e una strage in miniera. Si salvarono in 7. Morirono per asfissia, nel sottosuolo, 262 lavoratori, 136 di loro italiani e 22 di essi pugliesi. Il tentativo di salvare qualcuno si interruppe nella notte del 22 agosto a 1035 metri di profondità. L’ultimo corpo fu recuperato nel dicembre 1957.
Oggi la commemorazione nella giornata delle vittime italiane del lavoro all’estero.
Pompeo Bruno (Racale), Salvatore Capoccia (Salice Salentino), Roberto Corvaglia (Racale), Salvatore Cucinelli (Gagliano del Capo), Giovanni D’Apote (Lesina), Vito Larizza (Laterza), Santo Martignano (Tuglie), Cosimo Merenda (Tuglie), Francesco Palazzo (Salice Salentino), Cesario Perdicchia (Melissano), Giuseppe Pinto (Mola di Bari), Osmanno Ruggieri (Martina Franca), Cosimo Ruperto (Alezio), Donato Santantonio (Racale), Natale Santantonio (Brindisi), Carmelo Serrone (Serrano), Ernesto Spiga (Martina Franca), Pasquale Stifani (Taurisano), Abramo Tamburrana (Crispiano), Vito Venneri (Racale), Salvatore Ventura (Tuglie), Rocco Vita (Racale) le vittime pugliesi.
Una storia di migrazione che si tradusse in grande speranza fu quella dell’8 agosto 1991. Bari, sbarco dalla nave Vlora proveniente dall’Albania di circa 25mila migranti. Praticamente impossibili da ospitare, tutti insieme e in un numero così enorme, nella città pugliese. Un’emergenza che il presidente della Repubblica di allora, Francesco Cossiga, avrebbe bollato con parole inaccettabili. Il sindaco di Bari, Enrico Dalfino, un grandissimo sindaco, scelse l’umanità. E con lui la Puglia intera. Ognuno, letteralmente ognuno, fece quello che poteva fare per ospitare gli albanesi della Vlora. Torna alla mente ad esempio il sindaco Michele Conserva, di Martina Franca, impegnato con gli assessori e i volontari, e i militari dell’Aeronautica, a sistemare i letti per l’ospitalità ai migranti che sarebbero arrivati in Valle d’Itria.
Una pagina di storia che deve essere sempre riferimento per la comunità pugliese. Anche in questi tempi brutti.









