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Ex Ilva: sindaci del tarantino, riunione in sede Confindustria domani Primi cittadini di Grottaglie, Statte, Crispiano e Massafra: dichiarazioni alla vigilia del tavolo di concertazione convocato per l'emergenza Arcelor Mittal

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Di Angela Maria Centrone:

Oscillano tra i trecento e i cinquecento lavoratori ciascuno, tra fabbrica e indotto, per i Comuni di Grottaglie, Statte, Crispiano e Massafra. Numeri che oltre a rappresentare persone, che potrebbero ritrovarsi presto senza lavoro, significano famiglie senza sostentamento. Si tratta di una vera e propria emergenza di cui oggi si è discusso in un incontro cruciale a palazzo Chigi tra il governo e i vertici di Arcelor Mittal, di cui si saprà l’esito in queste ore attraverso una conferenza stampa. Nel mentre sembra che il colosso multinazionale sia deciso a cedere l’azienda e ciò rende concreta la possibilità di una chiusura imminente. Ma cosa ne pensano i sindaci dei comuni già nominati e che sono le prime istituzioni, quelle più vicine ai cittadini, che faranno i conti con quella che si potrebbe definire una vera e propria “tragedia sociale”?

Ne sta già, in parte, pagando le conseguenze il comune di Massafra e, attraverso il suo ufficio stampa, il sindaco Fabrizio Quarto, ci ha fatto sapere che già da un paio di mesi l’amministrazione monitora la faccenda, ovvero da quando la Castiglia srl si è vista togliere le commesse da Arcelor Mittal, facendo suonare un campanello d’allarme sul territorio, al quale è seguita una vertenza di cui il comune stesso si è costituito parte civile. In queste settimane l’amministrazione massafrese si è confrontata con la Provincia di Taranto e la Regione Puglia in merito alla questione e ad oggi, queste novità, pur destando preoccupazione, non sono un un fulmine al ciel sereno.

Sono aspre le parole di Francesco Andrioli, sindaco di Statte, che esprime assoluto dissenso verso il governo attuale, sottolineando che durante l’era Gentiloni, venivano convocati tavoli programmatici periodici riguardanti l’Emex Ilva. “Lasciate lavorare Arcelor Mittal” aggiunge Andrioli nel ricordare che la nuova proprietà era pronta a installare un filtro a manica al camino 312 – responsabile della maggioranza delle esalazioni – ed a coprire i parchi minerari. “Sono seriamente preoccupato per l’evolversi della trattativa e credo che i commissari nominati non saranno minimamente all’altezza per gestire un’industria di tali dimensioni” conclude.

Si respira un clima di positività nel Comune di Crispiano ed anche attraverso le parole del sindaco Luca Lopomo, che pur non sottovalutando i gravi rischi per l’ipotesi di chiusura dell’acciaieria tarantina, pone realisticamente una domanda: ArcelorMittal ha in un certo modo sfruttato lo stabilimento per acquistare un pacchetto di clienti privilegiato? Se fosse così il suo obiettivo non sarebbe mai stato il benessere di questa azienda, i cui ricavi non sono mai stati sufficienti nel lungo periodo, come dimostrano anche le percentuali riportate proprio oggi sul Sole 24ore (ndr). Lopomo crede che una riconversione sia possibile e porta l’esempio di un cittadino crispianese che, abbandonato il lavoro da operaio, si è reinventato aprendo un locale di ristoro.

Ciro D’Alò, sindaco di Grottaglie, probabilmente il Comune che sarà colpito più duramente dall’eventuale chiusura, contando operai, impiegati e indotto, si sbilancia poco. Le sue sono parole accorate di rabbia nei confronti di uno Stato e di alcune istituzioni che non hanno mai coinvolto il suo territorio in nessun tavolo ed in nessuna decisione. “Domani, quello di Confindustria, sarà il primo incontro a cui sono stato convocato, mi limiterò ad ascoltare, ma non ho molte aspettative perché ci sono posizioni estremamente diverse in merito. Purtroppo si finisce sempre al crash terminale, quello dal quale è difficile tornare indietro, per interrogare gli enti locali e di questo sono estremamente rammaricato.”

E forse il bando di questa enorme matassa che è l’ex Ilva, la quale da anni soffoca letteralmente la provincia tarantina, è proprio nell’inizio di un dialogo vero fra enti locali in primis. Coloro che sono a stretto contatto con le problematiche quotidiane dei cittadini e che conoscono il territorio. Forse prima dovrebbero trovare una strada insieme, creando una voce unica per interagire con il governo centrale, la fabbrica ed i sindacati, perseguendo una soluzione ecosostenibile che soddisfi, nei limiti del concreto, qualità della vita e sviluppo economico.

 




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