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Maturità: lo studente che si è presentato all’orale su un letto a baldacchino Cnddu, riflettere sul significato educativo dei riti di passaggio

Maturità 2026 studente in baldacchino

Di seguito un comunicato diffuso dal coordinamento nazionale docenti delle discipline dei diritti umani:

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani interviene in merito all’episodio che ha visto uno studente del Liceo “Farnesina” di Roma presentarsi all’esame orale di maturità trasportato su un letto a baldacchino, in una mise regale, accompagnato da amici e immortalato in un video poi divenuto virale sui social network.

L’episodio, ampiamente rilanciato dagli organi di informazione, non richiede giudizi sommari né facili contrapposizioni tra generazioni. Esso rappresenta, piuttosto, un’occasione per interrogarsi su una trasformazione culturale che investe profondamente il mondo dell’educazione: la progressiva ridefinizione del rapporto tra esperienza, riconoscimento sociale e costruzione dell’identità.

La cultura digitale ha introdotto nuove forme di espressione e di partecipazione, ampliando le possibilità comunicative delle giovani generazioni. Tuttavia, quando ogni esperienza tende a essere progettata in funzione della sua esposizione pubblica, il rischio è che il valore dell’evento venga progressivamente misurato dalla sua capacità di attrarre attenzione più che dal significato formativo che racchiude. In tale prospettiva, anche un momento altamente simbolico come l’Esame di Stato può trasformarsi, quasi inconsapevolmente, in una performance destinata a precedere e a oscurare il senso dell’esperienza stessa.

I riti di passaggio costituiscono, in ogni comunità educante, occasioni nelle quali il riconoscimento sociale deriva dall’assunzione di responsabilità, dalla consapevolezza del percorso compiuto e dall’ingresso in una nuova stagione della vita civile. Quando la rappresentazione prevale sull’elaborazione dell’esperienza, il riconoscimento rischia di spostarsi dalla maturazione della persona alla sua capacità di costruire consenso, alimentando una concezione dell’identità sempre più dipendente dallo sguardo esterno.

La scuola è chiamata oggi a confrontarsi con questa sfida culturale senza cedere né alla nostalgia né alla spettacolarizzazione. Il suo compito resta quello di educare alla libertà di pensiero, all’autonomia di giudizio e alla responsabilità delle proprie scelte, sviluppando negli studenti gli strumenti critici necessari per comprendere i meccanismi che regolano gli ecosistemi digitali e le dinamiche della comunicazione contemporanea.

Per il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, l’educazione ai diritti umani comprende anche l’educazione al riconoscimento autentico della persona, che non può essere subordinato alla visibilità, all’approvazione istantanea o alla ricerca della viralità. La dignità umana trova fondamento nella capacità di pensare, scegliere e agire responsabilmente, non nella quantità di sguardi che si riesce a catturare.

L’episodio del Liceo Farnesina richiama la scuola a una responsabilità ulteriore: non limitarsi a educare all’uso corretto delle tecnologie, ma promuovere una vera alfabetizzazione simbolica, capace di aiutare gli studenti a distinguere tra ciò che rende un’esperienza memorabile e ciò che la rende semplicemente visibile. Una società democratica ha bisogno di cittadini che sappiano abitare lo spazio pubblico senza trasformare ogni occasione in una prestazione identitaria. La maturità che la scuola è chiamata a certificare non coincide con l’abilità di costruire una narrazione efficace di sé, ma con la capacità di attribuire senso alle proprie esperienze, riconoscere il valore delle istituzioni e assumere responsabilmente il proprio posto nella comunità. È in questa direzione che l’educazione ai diritti umani continua a rappresentare uno degli strumenti più efficaci per formare coscienze critiche, libere e autenticamente democratiche.



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