Di Franco Presicci:
Diffonde la cultura viaggiando: oggi è a Milano nel suo studio alla Terrazza Martini, in piazza Diaz, dominata dal bel monumento al Carabiniere, o è in Abruzzo o a Verona o nella sua splendida città natale, che è Martina Franca, per un evento o per stare con la sorella, Antonietta, che ha trascorso molti anni in cattedra, con il cognato Leo Pizzigallo e con le nipoti, facendo anche quattro passi per respirare l’aria pura ed contemplare la bellezza.
Francesco Lenoci va ovunque lo invitino, per una conferenza o per la presentazione di un libro; o per testimoniare valori di ogni settore. E gli capita di incontrare una volta Antonio Luca Di Bella, già corrispondente da New York per la Rai, o Piero Colaprico, che ha concluso la sua carriera a “Repubblica” da capo della redazione milanese e ha assunto la direzione artistica dello storico Teatro Gerolamo.

Alla celebrazione, molti anni fa, dei 700 anni di Martina, al Circolo della Stampa di Milano – presenti tantissimi martinesi, tra cui Franco Punzi e don Franco Semeraro – tenne un discorso toccante per una folla che debordava nelle altre stanze. Anche i meneghini furono coinvolti dal suo eloquio.
Io lo seguo con grandissimo piacere, se trovo qualcuno disposto ad ospitarmi sul su un mezzo di trasporto, a dispetto delle gambe che non mi reggono più. L’anno scorso, nella masseria Pavone, ha illustrato un libro di un giornalista della Tivù di Padre Pio e un altro al Frantoio Rosso Ipogeo sulla strada per Locorotondo: tema una raccolta di immagini della Puglia di Enzo Rocca, già direttore generale del Credito Valtellinese. Qualche anno fa sono andato al Castello Aragonese di Taranto, dove si soffermò sulle foto di Taranto di un cacciatore di immagini tarantino che vive a Verona e un’altra volta sulle vedute di Matera dello stesso autore.
Tutte le volte sono stato seduto di fianco a Benvenuto Messia, il “mito”, il maestro della fotografia, l’attore simpatico e divertente, il poeta che recitava i suoi palpiti anche con il corpo, il ciclista gloria delle due ruote. Caro, Ben! Non posso chiamarti più per avere una foto (magari una di quelle sparse nel bellissimo libro di Carmela Maria Ricci, “La nevicata del ‘56”) o per chiederti notizie della Martina di una volta (eri uno scrigno).
Lo rivedo, Ben, in un video, mentre lo riprendono nelle vie di Martina, a raccontare gli anni lontani. Ben era grande amico di Francesco Lenoci, tutti e due frequentatori del circolo di Teresa Gentile a Palazzo Recupero, quando Francesco era nello splendore di quel tessuto urbano (oggi ci va da solo). Li rivedo quassù in piazza Duomo, mentre sorridono per la gioia di trovarsi in quel luogo ricco di storia e di avvenimenti. Si volevano bene. Ciao, Ben, ovunque tu stia correndo in sella alla tua bicicletta, sappi che ti vogliamo sempre bene. Se San Pietro ti dà un permesso-premio, mandaci qualcuno dei tuoi versi edificanti e ristoratori. Che ne dici, Francesco? Immagino la tua amarezza nel non vedere più Ben in prima fila, quando descrivi la personalità di un autore, a Martina, a Locorotondo, a Taranto, a Laterza, dove, recitando la sua poesia sul capocollo, Ben scatenò risate irrefrenabili, anche perché aveva improvvisato altri versi dedicandoli a un prete arrivato in ritardo.
A Laterza, Francesco Lenoci, nella stessa occasione, parlando dell’eccellenza del famoso pane appunto di quella città, fece una delle sue figure di oratore affascinante. C’era anche Giovanni Nardelli, di cui ascolto sempre volentieri “Un martinese a Torrecanne”, che in uno dei video che mi inviano ho apprezzato moltissimo. Ispira la città famosa nel mondo, la città del sole, della terra rossa, dei tratturi che tagliano le campagne, decantata da poeti, scrittori e pittori: da Carlo Castellaneta a Cesare Brandi, a Filippo Alto e da Alessandro Caroli, che in una telefonata fattami per annunciarmi l’uscita di un suo libro, mi accennò al suo paradiso con parole commoventi. Ma anche lo scenografo e regista Pierluigi Pizzi, durante un’intervista, mi confidò che a Martina camminava con il naso all’insù per osservare i balconi spanciati… Entusiasta di Martina era Mario Rossano, che faceva le cronache del Festival per Raitrè. E lo stesso Lenoci, che quando accenna a Martina Franca ha un fremito sottile nella voce.

Lenoci è figlio di un sarto: Martino, uomo silenzioso, buono e generoso, delizioso, simpatico, di una fede incrollabile. Un giorno stuzzicai Francesco a parlarmi di lui, e fra gli altri particolari mi riferì che quando Martino era sul punto di consegnare un abito, se mancavano i bottoni apriva l’armadio e utilizzava i suoi, per non perdere tempo ad andare in merceria. Non lo diceva ma era orgoglioso di quel figlio, coltissimo, stimato, amante del dialogo, riguardoso.
Dopo un discorso tenuto nella facoltà di Medicina Legale a Bari, per il ritorno mi affidò a suo amico, che aveva lo studio non so più dove; e questi, parlando del più e del meno, guidando aprì un vocabolario di lodi per Francesco: “Da lui ho imparato moltissimo. Abbiamo studiato entrambi a Siena”. Durante una conferenza nel salone di rappresentanza di una banca a Milano, una signora, rivolta confidenzialmente a un suo vicino, commentò: Quando il microfono ce l’ha Lenoci occorre bere ogni sua parola”. A Grottaglie, dove riesumò la storia di una ditta di ceramiche, c’erano tanti giovani, disciplinati e attenti. Ovunque ci siamo valori da far conoscere Lenoci va. Ho avuto l’occasione di cenare con lui nel ristorante di Rocco Colucci a Taranto di fianco al Palace Hotel, affacciato sul mare, e l’ho sentito conversare con competenza di sapori e di odori con il titolare, che è suo cugino. A L’Aquila ha parlato del noto ristorante “Le Tre Marie”.
Ha moltissimi amici ovunque, lo cercano quelli che hanno frequentato le scuole elementari con lui. E’ amante del bello, oltre che dei valori. E’ di questi maestri, ripeto, che parla nel suo girovagare per l’Italia: moda, arte, sacrari del cibo, economia… E’ tra l’altro appassionato di musica e non è mai stato assente, alle presentazioni al Piccolo Teatro di via Rovello a Milano, del Festival della Valle d’Itria, ormai noto ed elogiato in tutto il mondo; ed è stato sempre nelle prime file alle rappresentazioni nel cortile di Palazzo Ducale e in altri luoghi di Martina e dintorni. Ed è sempre preparato sul programma e sulle opere stesse.

Mattinata emozionante, quella di Palazzo Madama, nella splendida Sala che ci ha ospitati, ha commentato poi Lenoci, già atteso all’Aquila per la presentazione di un libro scritto da lui e altri in inglese sul ristorante “Le Tre Marie”, uno dei luoghi più ricercati del Paese dai palati più esigenti e raffinati, famoso per la sua storia, la sua accoglienza, le sue prelibatezze, la finezza dei suoi interni, la sua eleganza. E adesso? Non so quando, ma atterrerà presto a Bari o Brindisi per trascorrere almeno un mese a Martina Franca, città dalle case biancolatte e dal centro storico che somiglia a una teatro con quinte e fondali illuminate dalle poetiche lanterne.









