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Pensioni: in Puglia più basse rispetto alla media nazionale Una regione "che invecchia rapidamente" e "perde popolazione" stando al rendiconto sociale Inps

Tiziana Carella

Di seguito il comunicato:

La Puglia resta una regione che invecchia rapidamente, perde popolazione e continua a erogare pensioni inferiori alla media nazionale. È questa la fotografia che emerge dal Rendiconto Sociale Regionale INPS Puglia 2025, presentato a Bari nella Fiera del Levante, presente la segretaria generale della UIL Pensionati Puglia, Tiziana Carella (foto home page, ndr.) che ha espresso forte preoccupazione per le conseguenze sociali, economiche e sanitarie che questi dati porteranno nei prossimi anni.
“Più anziani, meno giovani, pensioni più basse della media nazionale, lavoro povero, liste d’attesa e bisogni crescenti di assistenza: i numeri ci dicono che non siamo davanti a emergenze separate, ma a un’unica grande questione sociale pugliese. È il momento di intervenire con decisione perché dietro ogni pensione c’è una vita di lavoro, dietro ogni rinuncia alle cure c’è un diritto negato e dietro ogni numero c’è una persona che merita dignità, tutela e rispetto”, afferma la segretaria UIL Pensionati Puglia.
“I numeri presentati dall’INPS non raccontano soltanto l’andamento previdenziale, ma preannunciano il futuro della nostra regione – continua Tiziana Carella – . Dietro questi numeri ci sono vite, persone anziane, fragilità sociali e bisogni crescenti di assistenza e cura. La nostra regione è chiamata ad affrontare una combinazione senza precedenti di sfide demografiche, occupazionali e sociali; diminuiscono i residenti, aumenta il numero degli anziani, cresce l’emigrazione giovanile e restano irrisolti i problemi di un mercato del lavoro fragile e povero”.
Nel 2025 la popolazione pugliese è scesa a 3.877.395 residenti, con circa 13 mila persone in meno rispetto al 2024. Parallelamente gli over 65 hanno raggiunto quota 959.615, pari al 24,8% della popolazione. Si tratta di quasi un pugliese su quattro, una percentuale superiore alla media nazionale. Ed è anche un conseguente aumento di bisogno sanitario, di maggiore assistenza territoriale, di crescita della non autosufficienza e domanda crescente di servizi sociali. È un fenomeno destinato ad incidere profondamente sul welfare regionale e sulla sostenibilità sociale delle nostre comunità.
I dati previdenziali contenuti nel Rendiconto Sociale INPS Puglia 2025 delineano una realtà che impone una seria riflessione sul presente e sul futuro del sistema sociale regionale.
Nel 2025 in Puglia risultano complessivamente 1.044.802 pensionati, mentre le pensioni IVS (Invalidità, Vecchiaia e Superstiti) vigenti sono circa 976 mila. Nel corso dell’anno sono state liquidate circa 124 mila nuove prestazioni, in diminuzione dell’1,6% rispetto al 2024. Di queste, il 44% è costituito da prestazioni previdenziali e il 56% da prestazioni assistenziali, un dato che conferma il crescente peso dell’assistenza sul sistema di protezione sociale.
L’importo medio delle nuove prestazioni si attesta a 757 euro mensili, mentre l’importo medio delle nuove pensioni di vecchiaia raggiunge 1.190 euro al mese, in aumento del 3,4% rispetto al 2024.
Particolarmente significativo è il confronto con la media nazionale. Gli importi delle pensioni pugliesi rimangono infatti stabilmente inferiori ai valori registrati nel resto del Paese, se si considera il Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti l’importo medio mensile delle pensioni vigenti è pari a 840,1 euro per le donne e 1.507,2 euro per gli uomini, con un gap di 703.19 euro contro una media nazionale di 1.069,4 euro per le donne e 2.005,6 euro per gli uomini.
Se si considera il complesso delle prestazioni pensionistiche, nel 2025 l’importo medio mensile si attesta a 1.354,90 euro per le donne e 2.043,90 euro per gli uomini, con una differenza di ben 689 euro al mese. Ancora più evidente risulta il gap nelle pensioni di vecchiaia: l’importo medio femminile si ferma a 757 euro mensili, contro i 966 euro degli uomini, con una differenza di 209 euro al mese.
“E’ una vera bomba sociale – sostiene Tiziana Carella – . Le nostre pensionate sono già oggi più povere e più esposte al rischio di esclusione economica. Il divario pensionistico non nasce al momento del pensionamento ma è la conseguenza di salari più bassi, precarietà, part-time involontario, carriere discontinue e del lavoro di cura che tantissime donne svolgono gratuitamente e che continua a non essere adeguatamente riconosciuto. Le disuguaglianze che si accumulano durante la vita lavorativa si ripresentano aggravate quando si va in pensione. La povertà pensionistica produce inoltre effetti diretti sulla salute. Quando una pensione non basta più, si rinuncia alle cure, agli esami diagnostici, alle visite specialistiche e perfino all’acquisto di farmaci”.
I dati più recenti mostrano che la regione resta fanalino di coda per il rispetto dei tempi di garanzia nelle visite specialistiche e negli esami diagnostici: “Per troppe persone anziane ottenere una visita specialistica continua a rappresentare una corsa ad ostacoli. Molti pensionati – dice la segretaria generale UILP Puglia – riferiscono di recarsi quasi quotidianamente ai CUP nella speranza di trovare una prestazione liberata da una disdetta. Altri rinunciano alle cure o sono costretti a rivolgersi al privato pagando di tasca propria. In cifre si tratta di un over65 su 4. Per questo non è più rinviabile che anche la Regione Puglia si assuma la responsabilità di inserire nella propria agenda il tema delle pensioni povere. Contrastare la povertà degli anziani significa garantire loro il diritto alla salute, ridurre il numero di coloro che rinuncino a curarsi, prevenire l’emarginazione sociale e sostenere concretamente le famiglie che ogni giorno affrontano il peso dell’assistenza e della non autosufficienza. Difendere il valore delle pensioni significa sostenere non soltanto le persone anziane ma anche migliaia di famiglie che continuano a trovare nei nonni e nei pensionati un fondamentale punto di equilibrio economico e sociale”.


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