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Franco Bompieri Ricordi

regalo natalizio di bompieri

Di Franco Presicci:

Enzo Bettiza lo immortalò in un’intera pagina della “Stampa”; Marco Nozza fu il primo a recensire il suo libro “Il freddo nelle ossa”, pubblicato negli anni 70 da Longanesi. Franco Bompieri di giorno tagliava i capelli a Tronchetti Provera, Cesare Romiti, Guido Piovene, Indro Montanelli, Leonardo Mondadori, Raul Gardini, Cesare Zavattini, Enzo Jannacci… e di notte stendeva le sue storie, pubblicate da Mondadori o da Feltrinelli o da Rizzoli. Quando erano a Milano sulla sua poltrona girevole si accomodavano Luchino Luchino Visconti, Marcello Mastroianni, Mario Soldati, Raffaele Mattioli… E fece la barba a Totò in una camera del Grand Hotel ed de Milan. Per Enrico Cuccia aveva una saletta riservata.

Quante ore trascorse alla scrivania a battere i tasti del computer! Ma il giorno dopo era pimpante come un giovanotto e curava con delicatezza quelle teste geniali. Conosceva pregi e difetti di tutti quelli che prendeva per i capelli. Poteva raccontare, e lo ha fatto ampiamente in un libro, curiosità e gesti di ogni singolo cliente, con uno stile icastico e qualche volta simpaticamente ironico. A qualcuno offriva anche la tazza di caffè, che andava a prendere al bar vicino, tra le vie Morone, dove aveva la bottega, e via Manzoni. Un giorno ero presente come ficcanaso, mi vennero i brividi al rumore del vassoio che si ribaltava, macchiando la camicia e la cravatta che Bettiza si portava dal barbiere come indumenti di ricambio a lavoro finito. Franco sprofondò nell’imbarazzo, ma l’illustre giornalista gentiluomo lo risollevò con la sua proverbiale diplomazia, quindi rivolto a me esclamò: “Succede, ai vivi”.

Poi arrivò Cuccia, entrò, con le mani congiunte dietro la schiena, entrò nella sua barbieria privata e attese per un secondo di essere servito. Franco diventò una gazzella, aprì la porta e salutò il banchiere con il riguardo dovuto.

Mario Soldati (foto La Fratta)L’Antica Barbieria Colla, il famosissimo salone di Bompieri, era spesso sui giornali, quindi, a Milano e fuori, tutti lo apprezzavano: aveva la parola facile e cortese, un sorriso comunicativo e coinvolgente, occhi di antracite, passo signorile, camice bianco-latte come la cuspide dei trulli di Martina Franca; e gli attrezzi del mestiere nel taschino, dove i medici hanno di solito lo stetoscopio. Era bello e divertente stare con lui. Di più quando lo si incontrava a Tellaro, dove aveva la casa delle vacanze, a poca distanza da quella di Mario Soldati (foto accanto: di La Fratta, ndr.) e salutava tutti anche se non li conosceva.

Quando era in bottega sembrava il comandante di un battello; i collaboratori tutti in piedi al loro posto, seri e composti; e chi era impegnato sulla testa di un avventore lo faceva in silenzio come il chierichetto nell’offerta delle ampolline al prete, durante la messa. Ordine e silenzio regnavano in questo salone aperto in una via tranquilla e riposante che sfocia in una delle piazze più belle di Milano: la Belgioioso, che ospita un ristorante antico di 600 anni, il “Boeucc”.

Andavo a trovarlo spesso, Franco Bompieri, amico da tanti anni. Lessi il suo “Arriva il principe” e mi divertii molto, Questo nobile che aveva mobilitato il paese, elettrizzando tutti nel rinfrescare le facciate delle case, a rendere linde come piatti da cucina le strade, addirittura a restituire dignità al castello e quello tardava, deludendo e innervosendo i faticatori. Presentò il libro in un locale in via Torino, presenti il sindaco Carlo Tognoli e l’editore Scheiwiller. C’era anche Natalia Aspesi, che guardandosi intorno esclamò: “Non vedo principi qui”, una battuta per il nobile ritardatario. Bompieri era compiaciuto nel vedere tutto quel pubblico che gli voleva bene. Dell’amico Leonardo Mondadori diceva: “Solo il nome mi bastava per respirare l’aria di casa dell’editore”. E mi venivano in mente Poggio Rusco e Ostiglia, terre al di là e al di qua del Po, terre mantovane insomma, come la sua…

“Per me – diceva – Arnoldo Mondadori era William Sarov, Hans Fallada, Stefan Zweig, Luigi Pirandello e decine di altri narratori che avevano soccorso la mia fame di evasione negli anni dell’immigrazione. A Milano, quando, fosse estate o inverno, la luce veniva inflessibilmente alle otto di sera e io tiravo tardi leggendo alla luce del lampione sotto casa o davanti a un caffellate in latteria…”, non si smarriva.

Era colto, ma non ci teneva a mostrarlo. Un giorno facemmo una breve passeggiata per le vie della vecchia Milano, percorrendo via Bigli, via Montenapoleone, via Sant’Andrea… Quanta storia attraversammo e lui era taciturno, come se immaginasse i personaggi che le avevano calpestate, anche quelli che andavano al salotto della contessa Clara Maffei o alla casa del Manzoni. Che è in via Morone. La conosceva bene, la sua zona, e l’amava. Via Manzoni no: troppo rumorosa, troppo frequentata; e poi i tram che passano ansimando, i taxi, che in due secondi arrivano da piazza Scala a piazza Cavour. “Perchè non vanno più piano? E’ la follia della corsa”. Enzo Bettiza, Franco? “E’ un grande, un signore, forse bacia ancora la mano alle donne. Oltre all’italiano parla perfettamente il russo, il tedesco, il francese e l’inglese”.

Era un uomo generoso, Franco Bompieri. Un Natale, invece di distribuire un calendarietto dei barbieri come facevano tutti, ne fece uno suo: un cartoncino in cui campeggiavano lui, una candelina, un cerbiatto e uno scrittore con una barba appiccicata (non ricordo più chi fosse). Me lo regalò due anni dopo, quando gli chiesi appunto notizie sui calendarietti profumati per un articolo sul “Giorno”, richiestomi dal direttore Giovanni Morandi. sapendomi appassionato di tarocchi, cavatappi, francobolli, trenini, tram… E mi venne tra le mani un libro che lui aveva appena preso da una vetrina della barbieria, accanto ad un’altra con una piccola collezione di attrezzi storici della categoria. “Ecco, è una storia dei calendarietti. Guarda quante belle foto. Buon Natale”. “A te”. Volevo scrivere un articolo sui barbieri partendo dall’antica Grecia, quando già i saloni erano luoghi d’incontro e di conversazione.

Cominciò a stare male, non andava quasi più in via Morone e neppure a Tellaro. Quante volte mi ha invitato a sedermi su una delle sue poltrone per potare il cespuglio che portavo in testa. “No, Franco, chiedimi di andare a piedi da qui al Giambellino, ma non di accularmi su una di quelle postazioni prestigiose”. Mi chiese il motivo: “Perchè”? Sarebbe presunzione. Io su un seggio destinato a personaggi come Roberto Benigni e Bettino Craxi? Io sono un umile cronista e voglio stare sempre nei miei confini”. Rise. Rideva sempre quando ascoltava cose che non condivideva. “Franco – gli domandai – è vero che Piovene uscì dalla barbieria senza accorgersi di essere stato… sbarbato da un rasoio senza lametta?”. Si distrasse. Incalzai: “E’ vero che l’attore Ernesto Calindri cambiava sempre la forma dei suoi baffi?” Calindri, che per il famoso “Carosello” sorseggiava un aperitivo a base di carciofo seduto come su un trono tra le auto in transito.

“Calindri era una persona affabile e simpaticissima, vero?”. Lo intervistai nella sua casa a Milano e lo incontrai in un convegno sul teatro a Taranto, organizzato da Ugo Ronfani. Rischiò di cadere dalla pedana e lo salvò un operatore di una tivù locale. La prima frase che Franco diceva quando mi vedeva arrivare era: “Andiamo al bar”. Era il suo modo per dire che era felice di vedermi. Ci facevamo delle telefonate. Io per chiedergli qualche foto per un testo su di lui. Risposta: “Ti passo la Lalla”. La Lalla era una bellissima signora che profumava la cassa.

Franco Bompieri non c’è più da un pezzo, ma io lo ricordo sempre volentieri. Ogni tanto rileggo uno dei suoi libri e mi vengono in mente gli inviti che mi faceva a Tellaro. Lì lo incrociò mio figlio Luca e Bompieri gli fece festa. Caro amico, nato scrittore e barbiere. Ricordo il giorno in cui celebrò l’anniversario della barbieria (1904-2004) e il Comune fece chiudere la strada per sicurezza. C’erano tante personalità, da Cesare Romiti ai Tronchetti Provera a Enzo Jannacci. Non t’ho mai dimenticato, Franco Bompieri.

(immagine di home page: regalo natalizio di Franco Bompieri)



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