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Il papa a Lampedusa, come Francesco Leone XIV oggi nell'isola

papa leone XIV

Di seguito un comunicato diffuso dal Comitato 3 ottobre:

Il 4 luglio Papa Leone XIV visiterà il cimitero di Lampedusa. Un gesto dal forte valore simbolico che richiama l’attenzione su una delle conseguenze meno visibili delle migrazioni nel Mediterraneo: le migliaia di persone che hanno perso la vita durante la traversata e che, in molti casi, restano ancora senza un’identità certa e senza una risposta per le loro famiglie.

Se molto si discute di soccorso, accoglienza e gestione dei flussi migratori, meno attenzione viene dedicata a ciò che accade dopo la morte. Chi si occupa di identificare le vittime dei naufragi? Chi rintraccia le famiglie? Chi garantisce che una persona non venga sepolta senza nome e dimenticata?

A tredici anni dal naufragio del 3 ottobre 2013, queste domande restano ancora aperte. Per molte famiglie la tragedia non termina con il naufragio, ma prosegue negli anni nell’assenza di informazioni sul destino dei propri cari, di una tomba da visitare e di una risposta definitiva.

Tra queste famiglie c’è Awet, madre di origini eritree che da tredici anni non sa dove sia sepolto il figlio Shemaynesh, morto nel naufragio del 3 ottobre 2013. Durante una missione del Comitato 3 ottobre in collaborazione con il Labanof in Etiopia ha raccontato il desiderio che la accompagna da oltre un decennio: «Prima di morire voglio sapere dove è sepolto e andare a salutarlo».

Da oltre dieci anni il Comitato 3 ottobre lavora accanto ai familiari delle vittime attraverso la raccolta di testimonianze, il supporto alle attività di identificazione e la mappatura dei cimiteri che custodiscono le persone morte nei naufragi, nella convinzione che il diritto all’identità non si interrompa con la morte e che ogni famiglia abbia diritto alla verità.

«La visita del Santo Padre è importante perché riconosce che la dignità della persona non si interrompe con la morte», dichiara Tareke Brhane, presidente del Comitato 3 ottobre. «Ma rappresenta anche un richiamo alle istituzioni italiane ed europee. Oggi la presa in carico delle persone morte lungo le rotte migratorie resta frammentata e affidata a procedure che variano da territorio a territorio e da Paese a Paese

«Non può dipendere esclusivamente dall’impegno di singole procure, università, ricercatori o associazioni garantire l’identificazione delle vittime e il sostegno alle famiglie. Servono procedure comuni, strumenti condivisi e un coordinamento europeo che permettano di dare un nome ai morti e una risposta ai vivi. Ci auguriamo che la visita di Papa Leone XIV contribuisca a riportare questo tema al centro dell’attenzione delle istituzioni, affinché nessuna persona venga dimenticata e nessuna famiglia sia lasciata sola nella ricerca della verità.»

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Al link di seguito l’articolo diffuso da Interris:

https://www.interris.it/copertina/leone-xiv-a-lampedusa-il-vangelo-dellaccoglienza/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=giornaliera



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