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Il fascino della Stramilano Ricordi

stramilano piazza duomo

Di Franco Presicci:

La Stramilano per me ha un suono magico. La seguii per 17 anni per “Il Giorno”, non a piedi ma nell’auto del giornale. Fui io stesso a chiedere al caporedattore di aggiungere anche quella ai miei impegni. La maratona è libertà, sport, voglia di fare quattro passi, sotto il sole e sotto la pioggia, per sentirsi padroni della città, che al suo passaggio blocca il traffico per non intralciarlo, per non spezzare il lunghissimo filo che si snoda da piazza del Duomo all’Arena Gianni Brera.

Al mattino presto già arrivavano i primi podisti, sparpagliati. Non vedevano l’ora di sgambare. Dalle 8 Io aspettavo sotto il palco le autorità, lo “speaker” Attilio Monetti, la madrina, l’assessore e i rappresentanti del Coni. Attilio Monetti prendeva subito il microfono e apriva la chiusa della valanga di dati, storie, “record”, personaggi… Poi intervistava me come rappresentante del quotidiano di via Fava e come il più assiduo cronista alla maratona.

Sulla strada i 50mila concorrenti trepidavano, aspettando l’ora della partenza, e insoffrerenti sfondavano la barriera umana un quarto d’ora prima. I bersaglieri erano colti di sorpresa, ma attaccavano subito a suonare, trombettiere in testa. Dalla mia postazione vedevo tutto, papà, mamme, figli, nipoti, neofiti in carrozzina con l’ombrello, giovanotti intraprendenti in sella a un velocipede: un altro sulla cariola. E i colori, non solo quello del pettorale, che un anno fu realizzato da Ottavio Missoni. Una tavolozza creata dalle bandiere, dagli abiti, dai parasole, dalle tinte dre capelli, dai pettorali….

samuele iannuzziE i personaggi. Samuele Jannuzzi, di Barletta, ultimo giro a 86 anni, faceva finta di non accorgersi che c’erano altri più anziani di lui: l’alpino di 90 anni, quello che era arrivato a 100 e i parenti, mi dissero, avevano lottavano per tenerlo a casa. Quanta umanità alla Stramilano! La gente partiva da Taranto, da Bari, da Belluno per tuffarsi in quel mare grande della Stramilano dei 50 mila. C’era chi si allenava tutto l’anno, facendo a piedi da Milano Monza per essere in forma all’appuntamento. Aveva partecipato alla prima Stramilano, che aveva il via a viale Suzzani e se ne faceva un vanto.

Al servizio di ristoro di viale Tebaldi intervistavo i partecipanti più interessanti, mentre si rifocillavano, magari con una sola delle oltre 50 mila mele della Valtellina o con uno degli altrettanti yogurt, panini, bicchieri di latte… Io parlavo con i concorrenti gustando una delle stramigliaia di caramelle, mentre Samuele Jannuzzi per l’ennesima volta mi sintetizzava la sua vita lavorativa, affermando che alle Poste lo chiamavano Speedy Gonzales per la velocità con cui lavorava la corrispondenza; e quello che lo seguiva con il medagliere si limitava ad ascoltare sperando di avere la foto sul giornale. Poi passava quello con il vestito da gabelliere di Marrachesh con una scimmia sulle spalle (quando morì lo scoprì la portinaia vegliato soltanto da primate). Il pittore che faceva un quadro estemporaneo ad ogni Stramilano, continuando a zig-zag il percorso in bicicletta, aggiungeva ad ogni pedalata una pennellata. Una volta intercettai un vicequestore con il figlio a cavalcioni. Poliziotto gentiluomo, non c’è più e non è questo il solo ricordo che conservo di lui.

Quanti anni sono passati! Quanta acqua sotto i ponti. E quante Stramilano! E quanti cittadini vi hanno preso parte con gioia, entusiasmo. Quanti l’hanno vista snodarsi dal punto di partenza fino all’Arena, dove si esibì, all’epoca Buffalo Bill con il suo circo fatto di seicento elementi. Qui quelli della Stramilano si accasciavano sull’erba per un solo momento di riposo; poi si rialzavano aspettando di essere chiamati al microfono. Per un riconoscimento. Vedevo sgambare tantissime persone, calzoncini corti e maglietta. Incontravo l’assessore Valentini, che mi illustrava il dietro le quinte della grandissima manifestazione e mi elencava la quantità di cibo che si era scaricato alla Stramilano.

Anche Valentini era un galantuomo e aveva voce in capitolo al Circolo Ambrosiano. Dalla Stramilano ricevetti un premio credo un milione in monete d’argento coniate in occasione delle Olimpiadi di Los Angeles. Lo ricevette anche Tito Stagno, il giornalista televisivo che battibeccò con Ruggero Orlandi, sul momento preciso in cui Neil Armstrong con l’Apollo 11 mise piedi sulla Lun, il 21 luglio del ‘69. La cerimonia di consegna si svolse nell’85 al Circolo della Stampa di Milano. Ho avuto dunque anch’io un’onorificenza dalla Stramilano. Adesso la seguo in televisione, ma seduto in poltrona non è la stessa cosa. La pensione toglia tanti piaceri, ma non i sogni.

La rivivo dunque in altro modo e mi informo all’ufficio stampa, scomodando Michele Mesto, il “patron” che già ai miei tempi poteva imporsi. Barese irriducibile con la scorza milanese, oggi è in plancia, ma sempre disponibile con i vecchi cronisti legati alla Stramilano come la pianta al bosco verticale di Milano. Scrivendo mi vengono in mente tante figure, tanti momenti, tante curiosità. La Stramilano è un fenomeno insuperabile, inneggiata anche in una canzone che ha i suoi meriti, cantata anche da Milly. Gli amici che vi si infilavano non ci sono più e si è assottigliato il numero di quelli che mi davano chicche sulle prime edizioni, sull’ora in cui partiva, quanti erano quelli che s’intruppavano, volendo vivere quell’allegria, che nessuno pensava che sarebbe arrivata ai livelli di oggi.

stramilanoTutta la città e non solo parla della Stramilano, del pubblico che si assiepa oltre le transenne, delle polemiche degli automobilisti che si vedono sottratta Milano, le sue vie, le sue piazze. Nonostante le lamentele, la Stramilano scorre come un fiume, invade la circonvallazione festosamente, con gente che si riunisce per la soddisfazione di stare insieme, di galoppare magari scambiando qualche battuta con i vicini. E’ bello vedere tutte quelle persone che marciano per la fratellanza, per l’armonia, per amore di uno sport che lega i cuori.

La Stramilano ha festeggiato oltre mezzo secolo di vita. Nata nel 1972 grazie all’esploratore milanese Renato Cepparo con lo scopo di portare la corsa collettiva nelle strade del capoluogo lombardo, con il tempo s è trasformata in una delle maratone non competitive più note del pianeta. Il suo successo è nelle cifre: nel ‘72 i partecipanti erano 3500, oggi sono più di cinquantamila senza contare i clandestini. Tra le novità, l’arcivescovo che benedice la maratona e gli artisti di strada che si esibiscono durante il percorso.

Contento, Michele Mesto, “senior” della Stramilano!, maratoneta a sua volta, con un “curiculum” di 15 maratone di New York e tre alla corrida di Don Silvestro in Brasile. Quante storie alla Stramilano. All’’Arena Civica Gianni Brera molti attorno a lui per far festa e spazio agli studenti del Liceo musicale Carlo Tenca., Quindi il lancio dei paracadutisti con la bandiera della Stramilano.

La maratona milanese s’infoltisce sempre di più. Mesto ha 86 anni e altrettanti da vivere; io ne ho 92 e ho ancora la voglia di fare non la cronaca ma i commenti della maratona, dove fra l’altro ho conosciuto tante madrine, da isabella Rossellini a Maria Teresa Ruta, a Ylenia Carrisi, e tante personalità dello sport, dello spettacolo e della tivù, oltre a persone comuni come Cesare Isabelli che andò fino a New York per vivere quella maratona in un giorno di vento, freddo e pioggia. Ma rientrò appagato e non stanco, perché era un uomo che amava camminare e lasciava l’auto in garage. Era un veterano della Stramilano, si alzava presto per correre in piazza Duomo molto prima delle 9, ora prevista per la partenza, che come detto veniva anticipata per il fervore, l’irruenza, la goliardia della prima postazione, che pure era sempre un “muro” ben fortificato.

A proposito di Samuele Iannuzzi ogni anno mi veniva a trovare al giornale solo per dire “Anche quest’anno ci sono”. A 87 anni il suo nome finì su un manifesto che annunciava la sua morte. Lo vide il mio collega Piero Lotito per metà strappato e svolazzante. Il collega si avvicinò, lesse il nome e mi chiamò per chiedermi, se poteva essere il decano della Stramilano. Sì era proprio lui, lo Speedy Gonzalez” delle Poste. Non me la sentii di scrivere il “coccodrillo”. Lo scrisse Lotito, che non era coinvolto quanto me.



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