“I detenuti più violenti nelle carceri pugliesi sono diventati quasi ‘intoccabili’” denuncia il sindacato di polizia penitenziaria Sappe. Il segretario Federico Pilagatti riferisce che nel carcere di Taranto “un altro valoroso e coraggioso poliziotto penitenziario questa mattina è stato fatto oggetto della violenza di un detenuto di origini palermitane di circa 30 anni ristretto per reati di cui al 416 bis (associazione mafiosa). Tutto è nato allorquando il sovrintendente stava notificando al predetto detenuto l’applicazione disposta dal Dap dell’articolo 14 bis dell’ordinamento penitenziario che prevede esclusione da alcune attività e benefici, a seguito di comportamenti violenti contro altri detenuti, nonché per il possesso di un cellulare. A questo punto il detenuto in maniera improvvisa ed inaspettata sferrava un pugno in faccia al poliziotto facendolo cadere per terra, tanto poi da essere accompagnato con urgenza al pronto soccorso del locale nosocomio con alcuni giorni di prognosi. La cosa che indigna è che la direzione di Taranto in ossequio alle vigenti norme aveva chiesto l’allontanamento del detenuto proprio in occasione degli eventi sopradescritti, inutilmente. In questo clima da far west la popolazione detenuta del carcere di Taranto continua a crescere superando il muro delle 850 unità per non più di 350 posti, tanto è vero che per stanze da 3 posti si sta mettendo il quinto letto” e “detenuti ed avvocati” hanno la prospettiva di fare “ricorso contro i Dap per non aver garantito i 3 metri di spazio previsti dalla legge. Come pure è venuto meno il principio di suddivisione dei detenuti per posizione giuridica (giudicabili, appellanti, ricorrenti, definitivi) e per reato, alimentando la scuola di delinquenza all’interno delle carceri. Il Sappe non smetterà mai di denunciare la violenza in carcere anche se viene ignorata da tutti e non indigna più nessuno, poiché si deve sapere cosa è diventato un penitenziario” e giù pesantissime critiche alla gestione del sistema.






