Di Nino Sangerardi:
“La storia di Gravina in Puglia rappresenta uno stimolo per gli studiosi che continuano ad approfondire le ricerche con l’intento di conoscer i tanti aspetti ancora ignoti a sé e alla comunità”.
Parole del prof. Fedele Raguso, da non pochi anni impegnato a scoprire in vari luoghi documenti che danno altre letture della millenaria storia della città di Gravina.
Nell’introduzione al volume “Gravina in Puglia Sec.XI-XIX Nuovi Apporti ” la Prof.ssa Marisa D’Agostino scrive: “Gravina ha goduto di un territorio, con insediamenti urbani e tantissimi centri rurali, è stata Urbs e Civitas, in quanto dotata di mura, atte a cingere uno spazio, ma anche un insieme di uomini, che risiedendo in quello spazio, percepivano la loro unitarietà e differenziazione rispetto a quelli che erano fuori dal perimetro fortificato. È stata una “Terra fortunata”, perché scelta nel corso dei secoli da uomini in movimento, alla ricerca di luoghi prosperosi, carichi di potenzialità naturali e benefici, in grado di procurare benessere. Gli Illiri e Miceni furono antesignani di flussi migratori, che determinarono la formazione dei Peuceti nella parte più alta della collina “Pietramagna” e della valle “Botromagno”, adiacenti all’attuale città.L’elemento indigeno si fuse con quello migrante, affrontando, nel corso del tempo, il processo di ellenizzazione e di romanizzazione e di cristianizzazione nell’alto Medioevo. Quest’ultimo periodo incise di più, fu rilevante, in quanto vide succedersi e scontrarsi i sostenitori del “Rito greco (Bizantini)” e i promotori del “Rito latino (Benedettini)”.
Pertanto “A questa terra, al suo territorio, alla sua urbs-civitas il prof. Fedele Raguso– rileva la Prof.ssa D’Agostino– ha riservato da sempre la sua attenzione, ricerca, analisi storica nell’intento di scoprire e far conoscere nuovi aspetti socio-economici, culturali e religiosi, con l’obiettivo di inculcare nell’animo gravinese retaggi di liberalità, intraprendenza, produttività, spiritualità stimolanti, capaci di magnificare l’immagine della città e l’appartenenza ad essa.I bisogni del prof. Raguso diventano quelli degli altri, ed ecco impegnato ad occuparsi della presenza dei Benedettini nel territorio di Gravina, ponendosi le domande: quando il loro arrivo, quale il loro operato, quando la loro scomparsa? In sintesi, si può dire che quando la chiesa di Roma ripristinò il rito latino, mentre quello greco-bizantino si affievoliva, ecco l’arrivo provvidenziale dei Benedettini, con il loro strenuo impegno e consistente operato, che durò circa nove secoli sul suolo gravinese”.
Nel capitolo “Benedettini e trasformazioni fondiarie: Gravina, secoli IX-XV” Raguso ” traccia un ricco e dettagliato quadro storico delle azioni, delle opere, e delle relazioni dei “Monaci Benedettini”. Supportato ampiamente dalle fonti documentarie, e, in modo particolare dalle bolle pontificie, presenta la storia dei piccoli insediamenti benedettini di Gravina, aree satellitari sotto la guida e tutela delle abbazie di appartenenza: S. Lorenzo di Aversa, SS.ma Trinità di Cava dei Tirreni, S. Maria di Banzi, S. Salvatore del Goleto, S. Leone di Bitonto”.
” I tre studi del presente libro– sottolinea la Prof.ssa Marisa D’Agostino– costituiscono tre aspetti locali uguali ad episodi di di storia generale, in cui si inseriscono adeguatamente, perchè sostenuti da un valido metodo storico”.






