Di seguito un comunicato diffuso dalla fondazione antiusura “Giovanni XXIII” di Bari:
«Di fronte alle recenti dichiarazioni del Ministro dello Sport Andrea Abodi e del presidente della FIGC Gabriele Gravina, la Consulta Nazionale Antiusura esprime dissenso e preoccupazione.
L’idea di riconoscere allo sport un “diritto alla scommessa” è una scelta che ignora volutamente la realtà: l’azzardo non può essere considerato un motore di sviluppo, ma un moltiplicatore di povertà, dipendenze e usura.
Da vent’anni incontriamo famiglie distrutte dall’azzardo legale, lavoratori travolti dai debiti, giovani risucchiati da piattaforme che promettono guadagni e consegnano disperazione.
Sappiamo bene dove porta questa strada: al sovraindebitamento, alla perdita della dignità, sotto lo schiaffo dell’usura.
E a cadere sono sempre gli stessi: i più fragili, i più soli, i più esposti.
Per questo è inaccettabile che lo Stato e le istituzioni sportive scelgano di legare il proprio finanziamento a un meccanismo che produce vulnerabilità sociale.
È inaccettabile che si parli di “opportunità economica” mentre migliaia di famiglie vengono schiacciate da debiti di gioco.
È inaccettabile che si continui a normalizzare l’azzardo mentre il Paese affronta un’emergenza silenziosa fatta di sofferenza, ricatti e usura.
Il settore delle scommesse è già oggi un terreno minato: match fixing, infiltrazioni criminali, riciclaggio, un’offerta smisurata e incontrollabile.
Eppure, invece di rafforzare le tutele, si propone di ampliare il legame tra sport e scommesse, trasformando un fenomeno con conseguenza patologiche in una fonte di finanziamento strutturale.
La Consulta Nazionale Antiusura esprime con chiarezza: questa non è la direzione di un Paese che vuole proteggere i suoi cittadini.
La vera responsabilità pubblica non consiste nel fare cassa sulle fragilità, ma nel prevenire la dipendenza, sost enere le famiglie, spezzare il circuito che dal gioco porta al debito e dal debito all’usura.
Chiediamo al Governo e ai vertici dello sport italiano di fermarsi.
Di ascoltare chi ogni giorno raccoglie le macerie sociali dell’azzardo.
La “puntata che conta” non è quella sulle partite: è quella sulla dignità delle persone, sulla giustizia sociale, sulla protezione dei più deboli.
Ed è una puntata che non possiamo permetterci di perdere.






