Di seguito un comunicato diffuso dal comitato 3 ottobre:
A tre anni dal naufragio avvenuto nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023 sulla spiaggia di Steccato di Cutro, il Comitato 3 ottobre ricorda le 94 persone che persero la vita e tutte quelle che risultano ancora disperse.
Cutro non è un evento chiuso nel passato. È un capitolo ancora aperto.
Nel caso del naufragio di Cutro, la maggior parte delle vittime è stata identificata grazie al riconoscimento diretto da parte dei familiari. Circa 76 salme sono state rimpatriate nei Paesi di origine. Attualmente dieci salme risultano sepolte presso il cimitero di Borgo Panigale a Bologna, due a Crotone e sette nel cimitero di Cutro, di cui sei non ancora identificate. Un dato che evidenzia come, anche nei casi in cui vi sia stato uno sforzo significativo di identificazione, il percorso verso il pieno diritto all’identità e alla tracciabilità delle sepolture resti incompleto
L’anniversario del 2026 cade mentre nuove segnalazioni di corpi riaffiorati sulle coste della Sicilia e della Calabria riportano al centro dell’attenzione pubblica ciò che il Mediterraneo continua a essere: una frontiera mortale.
Tre anni dopo Cutro, il dato più drammatico non è solo il numero delle morti. È l’assenza di un sistema strutturato che garantisca identificazione, tracciabilità e diritto al lutto per le famiglie.
In Italia non esiste ancora un Registro Nazionale delle sepolture delle persone migranti vittime di naufragi. Le informazioni sui luoghi di sepoltura restano frammentate tra Comuni, Prefetture e cimiteri locali, rendendo complesso per i familiari sapere dove si trovi il proprio caro e avviare eventuali procedure di identificazione.
Dichiara Tareke Brhane, presidente del Comitato 3 ottobre: “Ogni volta che il mare restituisce un corpo, non siamo davanti solo a una tragedia umanitaria,
ma a una responsabilità istituzionale. Non possiamo limitarci a contare i morti.
Dobbiamo identificarli. Dobbiamo dire dove sono sepolti. Dobbiamo permettere alle famiglie di sapere. A tre anni da Cutro, il diritto all’identità resta la grande questione irrisolta. Senza un Registro nazionale delle sepolture e senza un sistema coordinato di identificazione, il Mediterraneo continuerà a essere non solo un cimitero, ma un luogo di anonimato. Restituire un nome è un atto di giustizia“.
Tre anni dopo, Cutro non può essere solo commemorazione. Deve diventare riforma.






