Semat sud, azienda dell’indotto ex Ilva, ha dato l’annuncio ieri pomeriggio alle organizzazioni sindacali. La comunicazione: il 15 dicembre cesserà l’attività, con il licenziamento collettivo di 220 lavoratori. Tutti a casa.

Secondo le segreterie sindacali si tratta del primo effetto del piano “corto” che il ministro Urso ha presentato nelle scorse settimane e che le organizzazioni dei lavoratori ritengono inaccettabile perché senza prospettiva. Cioè, questo è solo l’inizio. I sindacati chiedono, una volta ancora, che venga subito convocato un tavolo a Palazzo Chigi perché la crisi della più importante industria italiana sia affrontata direttamente dalla presidente del Consiglio, con una sterzata netta rispetto agli ultimi mesi.
In serata è proseguita la mobilitazione sindacale per la questione ex Ilva con i presìdi sulle strade statali, analogamente a quanto avvenuto a Genova dove gli operai hanno bloccato l’aeroporto. La protesta dei lavoratori tarantini è a oltranza, fin quando non avranno risposte concrete dal governo.
Al link di seguito le interviste che Luciano Manna, Veraleaks, ha realizzato con alcuni responsabili sindacali al presidio sulla statale 100:
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Di seguito il comunicato:


“Nel lavoro di Rosy Battaglia – sottolinea – Valentina Palmisano – c’è l’impegno di chi ogni giorno sogna per il Quartiere Tamburi e per i bambini che ci vivono armonia e speranza, e non finestre chiuse per le polveri che giungono dallo stabilimento. Una battaglia di giustizia sociale che noi stiamo conducendo a più livelli. I temi sollevati da Rosy Battaglia in questo lavoro abbracciano la nostra idea per il futuro dello stabilimento: una riconversione reale, concreta, non è più rinviabile per l’ex Ilva e per la comunità tarantina”.






