Di seguito un comunicato diffuso da Sigea:
“Entro la metà del secolo, l’Italia potrebbe perdere il 20% delle sue spiagge, e quasi la metà entro il 2100. È il dato più drammatico e il più completo mai realizzato sulla vulnerabilità delle coste italiane ai cambiamenti climatici.
Lo studio realizzato dalla Società Geografica Italiana prevede che l’Italia rischia di perdere il 20% delle spiagge al 2050 e il 45% al 2100. Entro il 2100 il mare si riprenderà quasi metà delle spiagge
Secondo le proiezioni contenute nel documento, oltre 800 mila persone abitano in aree che, nel corso dei prossimi decenni, potrebbero essere sommerse o soggette a inondazioni temporanee e permanenti. Una delle aree più a rischio risulta la costa del Gargano seconda dopo l’Alto Adriatico che è l’area più fragile.
A rischio non ci sono solo abitazioni e infrastrutture, ma anche metà dei porti italiani, diversi aeroporti, oltre il 10% delle superfici agricole e le aree lagunari e paludose.
Le cause sono molteplici, dall’innalzamento del livello del mare, alla subsidenza del terreno, all’erosione costiera, alla pressione antropica di decenni di urbanizzazione, infrastrutturazione e consumo di suolo.
Come sempre sostenuto dai geologi le opere antropiche effettuate sulle coste nel corso degli anni non anno fatto altro che trasformare un ambiente dinamico e instabile che si modellava nel tempo adattandosi in un ambiente rigido e quindi più vulnerabile.
Pertanto oggi non possiamo più aspettare, le variazioni climatiche e gli effetti che esse portano su tutti i nostri territori sono sempre più frequenti ed intensi, si rende necessario un cambiamento nella gestione e nella pianificazione costiera e cercare di rinaturalizzare i litorali, restituendo al territorio la capacità di adattarsi invece di continuare a irrigidirlo con opere artificiali “. Lo ha affermato Giovanni Caputo Presidente dell’Ordine dei Geologi della Puglia.
(immagine: Gargano visto dallo spazio, Iss 2014)






