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Manduria: ad Antonio Stano “calci, pugni, sputi e schiaffi” da giovani criminali. Ucciso anche dal silenzio Otto fermati, sei sono minorenni. Il procuratore di Taranto: babygang, piaga sociale. Dobbiamo tutti pensare a una prognosi

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Carlo Maria Capristo, procuratore di Taranto, nella conferenza stampa per parlare degli otto fermi, ha detto di giovani criminali. Accusati, fra l’altro, di tortura, oltre che di sequestro di persona, nei confronti di Antonio Stano, 67enne di Manduria morto una settimana fa.

Lasciato solo, in balìa della babygang, il disabile che è stato preso a calci, pugni, schiaffi, pugni, sassate, dagli aguzzini. Pronti anche a celebrare le ignobili gesta con diffusione dei video online.

Nella conferenza stampa in questura a Taranto, con la procuratrice per i minori Montanaro e con il questore Schimera, il procuratore della Repubblica ha fatto un discorso di tipo sociale. Quella delle babygang è una piaga, non basta più parlarne dopo. Tutti dobbiamo impegnarci per prevenire.

E ha parlato di Manduria. Una comunità sana, fatta di famiglie di onesti lavoratori. Ma il procuratore ha attaccato anche i silenzi che hanno caratterizzato la storia tragica di Antonio Stano. “Oggi sarebbe ancora tra noi”, senza i silenzi. Su cui, fa capire Capristo, si indagherà.

Di seguito il comunicato diffuso dalla polizia:

Ad esito di indagini della Procura della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Taranto, guidata dal Procuratore Carlo Maria Capristo, e della Procura della Repubblica per i Minorenni, guidata dalla Procuratrice Pina Montanaro, personale della Polizia di Stato della Questura di Taranto ha dato esecuzione ad otto provvedimenti di Fermo di indiziato di delitto nei confronti di altrettanti soggetti (di cui sei minori di età) ritenuti a vario titolo gravemente indiziati in concorso dei reati di tortura, danneggiamento, violazione di domicilio e sequestro di persona aggravati.
I provvedimenti di fermo intervengono sulla triste vicenda che ha visto vittima il povero STANO Antonio Cosimo, il 65enne deceduto lo scorso 23.04.2019 per “shock cardiogeno” presso il reparto di rianimazione dell’Ospedale Giannuzzi di Manduria. Lì era stato qualche settimana prima ricoverato d’urgenza per astenia e stato confusionale, dopo essere stato soccorso da una volante del Commissariato di P.S. di Manduria (Ta), barricatosi presso la sua abitazione di Manduria, ove da diversi giorni, terrorizzato e già in gravi condizioni di salute, aveva deciso di rinchiudersi (privandosi di cibo) perché ripetutamente vittima di “incursioni” da parte di un gruppo di giovani, che dapprima sfondavano la porta della sua abitazione e poi lo sottoponevano a vessazioni, percosse, angherie ed aggressioni. Incursioni che si verificavano sempre in ore serali e notturne e che si erano intensificate nel periodo di carnevale, a nulla essendo valso il tentativo della povera vittima di sostituire la porta di ingresso con una blindata, anch’essa presto distrutta.
Solo alla vista di uomini in divisa e dell’auto di servizio Antonio si rassicurava, e dietro insistenza del personale di Polizia acconsentiva a sottoporsi a cure mediche, apparendo invero sin da subito in precarie condizioni igieniche e di salute.
L’immediata attività investigativa portava il personale del Commissariato di P.S. di Manduria sulle tracce di una Fiat Punto di colore grigio, avvistata da alcuni residenti, almeno in un’occasione, nei pressi dell’abitazione della vittima, e dagli stessi indicata come in uso al gruppo di giovani aggressori.
Risaliti all’intestataria dell’autovettura, si appurava come la stessa fosse in uso al figlio, il quale, opportunamente sentito, ammetteva di averla realmente utilizzata assieme ad alcuni suoi coetanei (minorenni) quando avevano deciso di “sfottere” colui che lui stesso indicava come “il pazzo”, fornendo la descrizione di almeno tre episodi fatti di pesanti violenze ed aggressioni, e riferendo altresì delle urla di paura e di richiesta di aiuto della vittima.
Le aggressioni erano state tutte filmate con il suo cellulare e trasmesse on line. Così dal suo telefono la Polizia di Stato ha potuto acquisire alcuni contenuti audio-video (fra cui quello in cui la vittima, ferma sull’uscio di casa, chiede a gran voce e ripetutamente aiuto, nel mentre viene deriso, offeso e sputato addosso), nonché i messaggi scambiati tra gli indagati all’interno di una chat di whatsapp denominata “Comitiva di Orfanelli”.
Alla luce dei contenuti rinvenuti e dell’individuazione degli altri componenti la “Comitiva”, la maggior parte dei quali minori (due soltanto in totale i maggiorenni), si è quindi operato il sequestro di tutti i telefoni a loro in uso.
Le Autorità Giudiziarie hanno disposto d’intesa consulenza tecnica per l’estrapolazione dei contenuti dei telefoni, nonché l’immediata acquisizione della cartella clinica della vittima, la quale dopo il ricovero d’urgenza e diversi interventi per “perforazione gastro-duodenale” decedeva il 23 aprile u.s.. In attesa degli esiti dell’esame autoptico, è stata appurata la presenza nella vittima, al momento del suo ricovero, di evidenti tracce di sangue coagulato sul volto, sulle labbra e fra i denti, nonché varie ecchimosi in entrambi gli arti inferiori.
A fornire un utile contributo, in particolare ai fini dell’identificazione dei soggetti visibili nei video, pure le dichiarazioni rese da un’altra minore, conoscente degli aggressori, che presentatasi spontaneamente presso il Commissariato PS di Manduria, sosteneva di essere a conoscenza di alcuni fatti che potevano risultare rilevanti, affermando peraltro di essere a sua volta in possesso di altri filmati in cui il povero uomo veniva colpito al volto da un pugno e trascinato per terra. Circostanze che trovavano conferma pure nelle dichiarazioni rese da una professoressa, anche a lei a conoscenza dell’esistenza del video in questione.
L’attenta e puntuale ricognizione dei video compiuta dal personale della Polizia di Stato e quanto emerso in sede di consulenza tecnica hanno consentito in ultimo di attribuire a ciascun odierno fermato le singole e gravi condotte, nonché gli espliciti commenti (connotati da esaltazione e talvolta soddisfazione) che seguivano ad ogni episodio di aggressione; commenti che hanno in ultimo lasciato spazio – appresa la notizia delle gravi condizioni di salute dello Stano – alla preoccupazione di essere scoperti a causa dei video diffusi sul web.
L’efferatezza manifestata dagli indagati, soliti “infierire” sulla povera vittima, percuotendola con mazze e bastoni, offendendola, deridendola, inducendo nella stessa un vero e proprio stato di terrore, non trova oggi alcuna apparente motivazione; costituisce piuttosto espressione di profonda ed ingiustificata spietatezza.




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1 Comment

  1. Per favore, qualcuno si incarichi di riferire (non spiegare) a questi giovanissimi cittadini manduriani che “rompere la devozione” ai più deboli e indifesi è SOLO segno della loro vigliaccheria, della loro coniglieria, della loro codardia, della loro pusillanimità … Perché non si comportano in questo modo con quelli più “simili” a loro??? E, comunque, anche tutti quelli che sapevano e non hanno fatto nulla non sono altro che COMPLICI di questa “schifezza”. …. di questo passo andremo a SFRACELLARCI tutti quanti … Con la speranza che la giustizia terrena si affretti a “materializzarsi” (anche se non ci credo molto), mi auguro che almeno adesso il sig. Antonio Cosimo Stano possa trovare quella PACE che gli è stata NEGATA in terra.

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