Di seguito il comunicato:
Prosegue il percorso di ricerca del team interdisciplinare MULTI-CRISIS, orientato ad arricchire la conoscenza scientifica sulla resilienza infrastrutturale del territorio lucano attraverso l’integrazione di competenze in ingegneria sismica e strutturale, idrogeologia, telerilevamento e analisi del rischio.
Dopo le prime tappe di presentazione della proposta metodologica al progetto RETURN a Napoli e l’esposizione dei risultati preliminari all’EGU (European Geosciences Union) di Vienna, i ricercatori hanno recentemente presentato i nuovi sviluppi al convegno internazionale dell’ASCE Engineering Mechanics Institute (EMI 2026) a Napoli.
Dal regime stazionario alla modellazione Bayesiana non stazionaria

Gli autori precisano che l’applicazione del metodo Bayesiano e della trattazione non stazionaria costituisce un primo passo verso un sistema di previsione (la cui definizione è attualmente in fase di sviluppo e validazione), e rappresenta un fondamentale avanzamento scientifico per:
Arricchire gli scenari di rischio: Sostituire le stime tradizionali, maturate su ipotesi di regimi stazionari dagli anni ’80-’90, con numeri di affidabilità aggiornati.
Rendere più robusta l’analisi multi-rischio comparativa: Valutare in modo coerente e quantitativo sia l’impatto degli eventi sismici sia quello del deficit idrico sulle infrastrutture idriche ad approvvigionamento misto diga-sorgente del territorio, come lo schema Basento-Camastra.
I risultati: le sorgenti non sono un backup sicuro per abbassare il livello dell’invaso come nel 2019.
Il dato scientifico più rilevante emerso dall’aggiornamento dei modelli di affidabilità riguarda il confronto diretto tra i diversi fattori di rischio e l’interdipendenza delle risorse. Introducendo la stima non stazionaria del clima e gli effetti del riscaldamento globale (warming), il metodo sviluppato consente di valutare quantitativamente un aspetto cruciale in termini di affidabilità: le sorgenti non possono essere considerate un backup robusto che giustifichi un drastico e prolungato abbassamento cautelativo del livello della diga.
La risposta del sistema dimostra infatti che la crisi climatica in atto colpisce simultaneamente sia le risorse sotterranee sia quelle di superficie, mandando in crisi congiunta l’invaso e le sorgenti. Di conseguenza, la probabilità di un blackout idrico sistemico aumenta in modo significativo, posizionandosi su livelli di criticità superiori sia rispetto allo scenario di rischio sismico, che pure rispetto allo scenario tradizionale di deficit della sola diga.

Sinergia multidisciplinare e basi per un programma di monitoraggio integrato
L’iniziativa MULTI-CRISIS è riuscita a creare un tavolo di lavoro fortemente integrato, aggregando risk analysts ed esperti di ingegneria sismica insieme a competenze di idrogeologia e telerilevamento (remote sensing).
Le simulazioni sono state sviluppate partendo dai dati del Centro Funzionale Decentrato (CFD) della Protezione Civile della Regione Basilicata e della piattaforma satellitare Google Earth Engine correlando le analisi con quelle della Fondazione CIMA (Centro Internazionale per il Monitoraggio Ambientale).
I risultati finora ottenuti sono estremamente incoraggianti e fungono da base per un’azione di advocacy nei confronti degli enti di governo del territorio. L’obiettivo primario è promuovere lo sviluppo di un programma di monitoraggio integrato che coniughi stime di affidabilità aggiornate con misure avanzate direttamente sulle sorgenti, ponendo la Basilicata all’avanguardia nella gestione resiliente del rischio idrico e infrastrutturale.






