Di seguito, da Nex News:
L’Italia è tra i Paesi europei in cui il gasolio sopporta il peso fiscale più elevato, eppure non è quello in cui fare rifornimento costa di più. È il paradosso che emerge dall’elaborazione dell’associazione dei consumatori Adusbef, riportata dall’ANSA il 24 ottobre 2026 sulla base dei dati della Commissione europea aggiornati al 19 ottobre. Secondo i calcoli dell’associazione, IVA e accise rappresentano circa il 48% del prezzo finale del diesel in Italia, contro una media europea del 37,9%. Su un litro venduto mediamente a 2,244 euro, circa 1,08 euro sono riconducibili alla componente fiscale. Escludendo Malta, che applica un particolare regime di prezzi amministrati, il nostro Paese si colloca al primo posto per incidenza percentuale delle imposte. La sorpresa arriva però osservando la classifica dei prezzi alla pompa: l’Italia è soltanto settima, preceduta da Paesi nei quali il gasolio raggiunge livelli più elevati. Come può accadere? La risposta parte da una distinzione spesso trascurata nel dibattito pubblico: la quota del prezzo assorbita dalle tasse non coincide con il prezzo complessivo pagato dall’automobilista. Sul costo finale incidono anche il valore del prodotto prima delle imposte e le componenti legate alla distribuzione e alla commercializzazione. Un carico fiscale percentualmente maggiore, quindi, non determina necessariamente il listino più alto. Questo non ridimensiona il peso delle imposte sui consumatori italiani, ma rende evidente quanto possa essere fuorviante giudicare il costo dei carburanti attraverso una sola graduatoria, senza distinguere le diverse voci che compongono il prezzo.
Il confronto europeo diventa ancora più significativo quando si affiancano le elaborazioni sul carico fiscale alle rilevazioni ufficiali del governo italiano. Nei dati del 19 ottobre utilizzati da Adusbef, la Finlandia registrava un prezzo medio del gasolio di 2,531 euro al litro, seguita dalla Danimarca con 2,501 euro e dai Paesi Bassi con 2,456 euro. L’Italia si fermava a 2,244 euro, al di sotto della Francia, dove il prezzo raggiungeva 2,345 euro, e della Germania, a 2,266 euro. Una fotografia che mostra come la graduatoria delle imposte e quella dei prezzi finali non coincidano. A fornire un ulteriore riferimento è l’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del MIMIT, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che raccoglie i prezzi comunicati dagli impianti di distribuzione. Il 24 ottobre il Ministero rilevava per il gasolio self-service una media nazionale di 2,261 euro al litro sulla rete stradale e 2,301 euro sulla rete autostradale. Nella stessa giornata, la benzina si attestava rispettivamente a 2,020 e 2,042 euro al litro. Sono valori riferiti a una data diversa rispetto al confronto europeo e, pertanto, non devono essere sovrapposti. La Commissione europea, attraverso il Weekly Oil Bulletin, pubblica inoltre prezzi con e senza imposte, consentendo di distinguere la componente fiscale dal valore del carburante prima della tassazione. La vera contraddizione non riguarda soltanto quanto si paga per un litro di gasolio, ma il modo in cui quel prezzo viene costruito e confrontato tra Paesi diversi. Senza questa distinzione, si rischia di confondere la pressione fiscale con il costo effettivo del rifornimento, due indicatori collegati ma non equivalenti.
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Al link di seguito lo schema riferito ai distributori pugliesi, consultabile per ciascun distributore italiano:








