rendimentogold

basilepiccolo

gmlab

gustotavola


Studenti: al termine delle superiori quasi uno su due “non raggiunge livelli adeguati in Italiano” E il 48 per cento in Matematica, dati Invalsi su chi si presenta all'esame di diploma

IMG 20200911 103009 scaled

L’esame Invalsi è requisito obbligatorio per l’ammissione alla maturità ma non influisce sul voto della maturità stessa. Riguarda tre materie: italiano, matematica, inglese. Ecco come arrivano al diploma gli studenti italiani: in modo preoccupante. Quasi uno su due non ha una sufficiente conoscenza dell’italiano.

—–

Di seguito un comunicato diffuso dal coordinamento nazionale docenti delle discipline dei diritti umani:

IIl Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani interviene sui risultati delle più recenti rilevazioni INVALSI, che evidenziano criticità persistenti nella preparazione degli studenti italiani e sollevano interrogativi sulla qualità complessiva dell’offerta formativa. Secondo il Rapporto nazionale 2026, al termine della scuola secondaria superiore il 46% degli studenti non raggiunge livelli adeguati in Italiano e il 48% in Matematica. Nonostante i miglioramenti rispetto all’anno precedente e la riduzione della dispersione implicita dal 8,7% al 6,3%, rimane particolarmente significativa la quota di giovani che conclude il proprio percorso scolastico senza aver consolidato competenze fondamentali.
Di fronte a tali risultati, appare necessario superare una lettura esclusivamente statistica delle difficoltà educative e affrontare le responsabilità delle scelte organizzative che hanno progressivamente impoverito la formazione scolastica. Non è sufficiente misurare periodicamente le carenze degli studenti se non si interviene sulla struttura degli insegnamenti, sulla distribuzione delle risorse e sulla valorizzazione delle competenze professionali. In tale contesto, la marginalizzazione del diritto in numerosi indirizzi di studio costituisce una lacuna che continua a essere sottovalutata, nonostante la crescente complessità delle relazioni sociali, economiche e istituzionali.
Si richiede agli studenti di sviluppare capacità critiche, autonomia di giudizio e consapevolezza delle proprie responsabilità, ma si continua a escludere da una parte consistente dei percorsi scolastici l’insegnamento sistematico della disciplina che consente di comprendere le norme, interpretare gli obblighi, conoscere i rapporti giuridici e riconoscere i meccanismi attraverso i quali vengono assunte decisioni destinate a incidere sulla vita individuale e collettiva. È una contraddizione che rivela una concezione incompleta della preparazione culturale, nella quale la conoscenza delle regole viene considerata accessoria anziché parte integrante degli strumenti intellettuali che la scuola dovrebbe garantire.
A rendere ulteriormente problematica questa situazione contribuisce l’attuale organizzazione dell’educazione civica, frequentemente affidata a personale docente privo di una specifica formazione giuridica. Il problema non riguarda la preparazione nelle rispettive materie, ma la scelta amministrativa di attribuire contenuti specialistici senza assicurare una corrispondente qualificazione disciplinare. La trasversalità, concepita come principio di integrazione tra insegnamenti, ha finito in molti casi per assumere la funzione di un espediente organizzativo attraverso il quale soddisfare formalmente un obbligo didattico senza investire nell’ampliamento degli organici e nella presenza stabile di docenti di diritto.
È difficile comprendere per quale ragione si consideri indispensabile una preparazione specialistica per l’insegnamento delle diverse discipline, mentre per la trattazione di istituti giuridici, fonti normative, responsabilità e procedure si ritenga sufficiente una generica disponibilità del personale. La conoscenza del diritto non coincide con la discussione di temi di attualità e non può essere ridotta a iniziative occasionali o a contenuti distribuiti indistintamente tra insegnamenti differenti. Richiede metodo, rigore terminologico, capacità interpretativa e aggiornamento professionale continuo. Prescindere da tali requisiti significa indebolire la credibilità stessa dell’educazione civica.
Il CNDDU ritiene che questa situazione imponga una precisa assunzione di responsabilità finanziaria da parte delle istituzioni. Non sono necessarie ulteriori riforme prive di copertura economica, ma un piano nazionale pluriennale di investimento, finanziato attraverso uno stanziamento aggiuntivo e permanente, destinato all’introduzione progressiva dell’insegnamento autonomo del diritto negli indirizzi scolastici nei quali è assente. Il piano dovrà comprendere l’incremento dei posti della classe di concorso A-46, la definizione di un monte ore specifico, la copertura dei costi del personale e un programma strutturale di aggiornamento professionale.
Tale investimento dovrà essere preceduto da una ricognizione nazionale del fabbisogno, con la quantificazione dei posti necessari, dei costi annuali e delle risorse da destinare a ciascun territorio. La programmazione economica dovrà prevedere un’attuazione graduale, ma vincolante, con obiettivi verificabili e finanziamenti non sottratti agli altri insegnamenti o al funzionamento ordinario degli istituti. Diversamente, si continuerebbe a riproporre il medesimo modello che affida alle scuole responsabilità crescenti senza fornire gli strumenti necessari per esercitarle.
I risultati INVALSI non consentono di attribuire all’assenza dell’insegnamento giuridico la responsabilità diretta delle insufficienze in Italiano e Matematica. Evidenziano, tuttavia, quanto sia urgente interrogarsi sulla completezza dei percorsi formativi e sull’efficacia delle scelte compiute. Una scuola che incontra difficoltà nel consolidare gli apprendimenti fondamentali non può permettersi di considerare secondaria una disciplina che contribuisce allo sviluppo del ragionamento, della precisione linguistica e della capacità di interpretare regole e situazioni complesse.
Il CNDDU chiede pertanto che il Ministero dell’Istruzione e del Merito traduca il riconoscimento dell’importanza dell’educazione civica in una programmazione economica concreta, individuando risorse, organici e tempi certi per restituire all’insegnamento del diritto una presenza strutturale nel sistema scolastico. La qualità dell’istruzione non può essere perseguita attraverso il contenimento permanente dei costi delle professionalità specialistiche, né può essere affidata a interventi che modificano gli obblighi didattici senza modificare le condizioni materiali necessarie per assolverli.
Continuare a pubblicare dati sulle insufficienze formative senza affrontare il problema degli investimenti e della qualificazione degli insegnamenti significherebbe ridurre la valutazione a una registrazione periodica delle criticità. La questione, ormai, non è soltanto conoscere quanti studenti raggiungano livelli adeguati, ma stabilire quali responsabilità istituzionali si intendano assumere per assicurare loro una preparazione realmente completa. Finché l’insegnamento del diritto rimarrà subordinato alle disponibilità occasionali degli organici e l’educazione civica continuerà a essere organizzata senza adeguate garanzie di specializzazione, il sistema scolastico conserverà una contraddizione di fondo: pretendere competenze elevate dagli studenti senza investire con altrettanta determinazione nelle competenze di chi è chiamato a formarle.



Logo GM Diagnostica Minimalista

Fritrak - Trasporto acqua




Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *