rendimentogold

basilepiccolo

Fritrak - Trasporto acqua


Martina Franca: ex candidato sindaco su piano urbanistico generale, “altro che trionfo” Antonio Filomeno Lafornara

bd8140e9 5dfb 4c39 bbc7 05d8553d4150

Di seguito un comunicato diffuso da Antonio Filomeno Lafornara, già candidato sindaco di Martina Franca:

L’Amministrazione comunale di Martina Franca ha salutato con toni trionfalistici la Deliberazione della Giunta Regionale n. 603 del 18 maggio 2026 relativa al Piano Urbanistico Generale. Tuttavia, una lettura attenta del provvedimento regionale restituisce un quadro molto diverso dalla narrazione dell’entusiasmo istituzionale.

La Regione Puglia, infatti, non ha espresso un’approvazione piena e incondizionata del PUG. Il dispositivo parla chiaramente di attestazione di compatibilità con richiesta di modifiche e precisazioni, necessarie per il conseguimento della compatibilità definitiva. In altri termini, il Piano non esce indenne dal vaglio regionale, ma dovrà essere corretto, integrato e rivalutato su diversi aspetti centrali.

Non passa inosservato, inoltre, un dato politico-istituzionale: nella seduta della Giunta regionale che ha approvato la DGR risultavano assenti sia il Presidente della Regione, Antonio Decaro, sia l’Assessore Donato Pentassuglia. Un elemento che, pur non incidendo sulla validità formale dell’atto, contribuisce a ridimensionare ulteriormente la narrazione celebrativa costruita intorno al provvedimento.

Il lotto minimo da 4.000 mq: la promessa politica che si scontra con il rilievo regionale

Uno dei punti più rilevanti riguarda il territorio rurale. Il Comune, nel PUG, aveva individuato per l’agro nuove capacità insediative, prevedendo una superficie minima del lotto pari a 8.516 mq in alcuni contesti rurali e pari a 17.032 mq in altre zone. Tuttavia, il Piano continuava a consentire, in alcuni casi, l’edificazione su lotti da 4.000 mq, anche attraverso meccanismi di accorpamento e asservimento di ulteriori superfici nel territorio comunale.

Proprio questo aspetto era stato rivendicato pubblicamente da Forza Italia, anche attraverso manifesti 6×3, come risultato ottenuto grazie alla propria osservazione al PUG: la possibilità di edificare su un lotto di 4.000 mq e asservire le ulteriori superfici nel territorio comunale veniva presentata come una conquista politica.

Ebbene, proprio quella previsione viene oggi messa in discussione dalla Regione. Secondo l’istruttoria regionale, mantenere la possibilità di edificare su 4.000 mq finisce per svuotare di significato il nuovo parametro dimensionale e rischia di riproporre, di fatto, la logica del vecchio PRG. La Regione chiede infatti di eliminare il parametro dei 4.000 mq come lotto minimo nei contesti rurali, valutando l’utilizzo dell’ettaro e dei suoi multipli.

Il passaggio regionale è ancora più pesante perché non si limita a contestare il meccanismo dei 4.000 mq: chiede espressamente di eliminare tale parametro quale lotto minimo nei contesti rurali e di valutare, in coerenza con gli obiettivi di contenimento della dispersione insediativa e del consumo di suolo, l’utilizzo dell’ettaro e dei suoi multipli. In sostanza, la previsione rivendicata politicamente come “salvata” viene rimessa al centro delle modifiche richieste dalla Regione, con un’impostazione molto più restrittiva rispetto alla possibilità di costruire sul lotto minimo di 4.000 mq mediante asservimento di ulteriori superfici nel territorio comunale.

Una previsione presentata come successo politico rischia quindi di diventare uno dei punti più critici del Piano: non una conquista consolidata, ma una norma da rivedere nella fase di adeguamento.

Stop alle trasformazioni improprie in campagna

Altro tema delicato è quello delle destinazioni d’uso ammesse nei contesti rurali. Il PUG adottato prevedeva, accanto alle funzioni rurali e residenziali, anche destinazioni turistico-ricettive, produttive, direzionali e commerciali. La Regione chiede invece di motivare puntualmente la possibilità di insediare in tali contesti strutture turistico-alberghiere, villaggi turistici, medie strutture di vendita, attrezzature congressuali, culturali e sportive.

Il rilievo è sostanziale: tali funzioni possono risultare in contrasto con il carattere rurale e determinare trasformazioni incompatibili, soprattutto nei contesti a prevalente vocazione agricola. Di fatto, viene messa in discussione l’idea di utilizzare l’agro come contenitore generico di funzioni non strettamente agricole o non coerenti con la tutela del paesaggio rurale martinese.

Bonus volumetrici ridimensionati

Non meno importante è il passaggio sui cosiddetti bonus volumetrici. Il PUG prevedeva diverse forme di incremento volumetrico per il recupero e il riutilizzo del patrimonio edilizio esistente nei contesti rurali, anche con possibilità di cumulo. La Regione invita invece a rivalutare tale cumulabilità e a limitare l’ampliamento complessivo a un massimo del 20% dell’esistente alla data di adozione del Piano.

Anche in questo caso, il messaggio regionale è chiaro: evitare ulteriori densificazioni del suolo agricolo e impedire che il recupero dell’esistente diventi lo strumento per incrementare in modo eccessivo i carichi urbanistici in campagna.

San Paolo, il quartiere che non convince la Regione

Particolarmente significativo è poi il rilievo sull’area San Paolo. Il PUG la individua come contesto urbano CU4.3, con previsioni di trasformazione per ambiti residenziali e produttivi, tessuti e dotazioni. La Regione chiede però di motivare la conferma delle previsioni del PRG, specificando quali interventi siano stati effettivamente realizzati.

L’istruttoria regionale evidenzia inoltre che l’ambito sembrerebbe avere caratteristiche più vicine a un contesto periurbano, non del tutto dissimile dall’edificazione sparsa e diffusa nel territorio rurale martinese. Una valutazione che ridimensiona fortemente la lettura urbanistica proposta dal Comune e che impone un approfondimento non secondario sul futuro dell’area.

Il problema dei contesti urbani troppo estesi

Il provvedimento regionale solleva anche una questione più generale: l’estensione dei contesti urbani. Secondo la Regione, alcune porzioni di territorio appaiono eccessivamente estese e caratterizzate da insediamenti sparsi non propriamente urbani. Da qui la richiesta di ridimensionare e rivalutare diverse perimetrazioni, evitando nuove densificazioni in aree dove i caratteri di ruralità risultano già compromessi.

Non un successo, ma un Piano da riscrivere in parti essenziali

Alla luce di tutto ciò, parlare semplicemente di “via libera” rischia di offrire ai cittadini una rappresentazione incompleta. La DGR regionale segna certamente un passaggio procedurale importante, ma non chiude la partita. Al contrario, apre una fase decisiva di adeguamento, nella quale il Comune dovrà misurarsi con prescrizioni sostanziali che incidono su alcuni degli aspetti più sensibili del Piano: edificazione in campagna, destinazioni d’uso, ampliamenti volumetrici, aree periurbane e previsioni ancora ereditate dal vecchio PRG.

Più che un trionfo, il provvedimento regionale appare quindi come un ok condizionato accompagnato da rilievi pesanti. Un risultato che impone prudenza, trasparenza e un confronto pubblico serio. Perché il futuro urbanistico di Martina Franca non si gioca sugli annunci, ma sulle prescrizioni che il Comune dovrà recepire.

 

LONA


allegro italia



Fritrak - Trasporto acqua




Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *