Di seguito un comunicato diffuso dal coordinamento nazionale docenti delle discipline dei diritti umani:
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, in occasione della Giornata Internazionale della Madre Terra, 22 aprile, richiama l’urgenza di una presa di coscienza fondata su dati scientifici ormai inequivocabili: la crisi climatica e ambientale è una crisi dei diritti umani, sistemica e globale, che richiede una risposta immediata e condivisa.
Come evidenziato nel messaggio 2026 del Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, il pianeta “sta suonando l’allarme”, ma la risposta internazionale resta ancora insufficiente. I dati della comunità scientifica confermano con chiarezza questa urgenza. Secondo il più recente quadro delineato dall’Intergovernmental Panel on Climate Change, il riscaldamento globale è inequivocabilmente causato dalle attività umane e procede a un ritmo senza precedenti. Le osservazioni più aggiornate indicano che il 2024 è stato il primo anno in cui la temperatura media globale ha superato stabilmente la soglia di 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali, mentre la concentrazione atmosferica di CO₂ ha raggiunto livelli record superiori a 420 ppm.
Parallelamente, le emissioni globali continuano a crescere: nel 2024 hanno raggiunto circa 53,2 miliardi di tonnellate di CO₂ equivalente, senza aver ancora raggiunto un picco globale. Il rapporto dell’Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente evidenzia che, per rispettare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, sarà necessario ridurre le emissioni fino al 55% entro il 2035 rispetto ai livelli del 2019 . In assenza di interventi drastici, la traiettoria attuale espone il pianeta a conseguenze sempre più gravi, già visibili nell’aumento della frequenza e intensità di eventi climatici estremi.
Questi dati non sono meri indicatori ambientali: rappresentano un’emergenza sociale e umanitaria. L’erosione degli ecosistemi, l’innalzamento dei mari, la desertificazione e la perdita di biodiversità compromettono diritti fondamentali quali salute, sicurezza, accesso all’acqua e al cibo. In questo quadro, il pronunciamento del 2025 della Corte Internazionale di Giustizia, sollecitato anche dall’iniziativa di Pacific Islands Students Fighting Climate Change e dalla testimonianza di Cynthia Houniuhi, segna un passaggio storico: gli Stati hanno una responsabilità giuridica nella protezione del sistema climatico.
In questo scenario complesso e interconnesso, la scuola assume una funzione decisiva. Non può limitarsi a trasmettere contenuti, ma deve diventare uno spazio di interpretazione critica della realtà e di costruzione di cittadinanza attiva. I dati scientifici, per quanto chiari, non producono cambiamento se non vengono compresi, interiorizzati e tradotti in comportamenti. L’educazione ai diritti umani, integrata con quella ambientale, rappresenta lo strumento più potente per trasformare la conoscenza in responsabilità e la responsabilità in azione.
Per questo, il Coordinamento promuove la campagna nazionale “Custodi della Terra, costruttori di diritti”, intesa come un percorso diffuso e continuo nelle scuole italiane. Non una semplice iniziativa simbolica, ma un processo educativo capace di collegare i grandi dati globali alle scelte quotidiane: dall’uso delle risorse energetiche alla mobilità, dall’alimentazione alla gestione dei rifiuti, fino alla partecipazione civica. L’obiettivo è costruire una consapevolezza che non resti teorica, ma diventi pratica condivisa e cultura diffusa.
La Giornata Internazionale della Madre Terra si inserisce in un percorso storico e istituzionale che, dagli anni Settanta fino all’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, ha progressivamente riconosciuto l’interdipendenza tra ambiente e diritti. Tuttavia, la distanza tra conoscenza e azione resta il nodo cruciale del nostro tempo.
La scienza ha parlato con chiarezza. Le istituzioni hanno definito obiettivi e strumenti. Le nuove generazioni stanno già chiedendo giustizia.






