Di Nino Sangerardi:
La Fondazione Carlo Levi ETS ospita in Roma la mostra “Il popolo lucano di Carlo Levi. Memoria e fotografia di Domenico Notarangelo”, promossa dall’Associazione culturale Pier Paolo Pasolini di Matera, dalla Fondazione Carlo Levi ETS.
Ideata e curata da Giuseppe Decio Notarangelo, Antonio Notarangelo e Stefano Di Tommaso. L’inaugurazione venerdì 27 febbraio 2026 alle ore 17.00 presso la sede della Fondazione, in via Ancona 21, Roma.
La mostra sarà visitabile fino al 17 aprile 2026 il lunedì martedì e venerdì dalle 9,30 alle 13 e il giovedì dallle 15.30 alle 18.30. Chiusura nei giorni festivi, ingresso libero.
“L’esposizione propone un percorso visivo e culturale che intreccia l’opera e il pensiero di Carlo Levi con lo sguardo fotografico di Domenico Notarangelo, restituendo la profondità umana, sociale e simbolica della Lucania e del mondo contadino del secondo Novecento. La mostra è incentrata sul rapporto personale, culturale, politico e umano che lo stesso Domenico Notarangelo ebbe con Carlo Levi nel quindicennio 1960-1975, culminato nell’organizzazione dei funerali svoltisi ad Aliano, dove Carlo Levi era stato confinato nel 1935/36. Il progetto riflette sull’ascolto di Carlo Levi come modo di abitare il mondo unendo passato e presente nella scrittura e nella pittura, visione che trova una naturale prosecuzione nelle fotografie di Domenico Notarangelo, che documentano Levi, la Lucania e il popolo lucano con uno sguardo capace di coglierne la dignità, la memoria e una verità umana ormai distante, ma ancora intensamente viva, attuale”, rilevano gli ideatori e organizzatori dell’evento.
Un nucleo significativo della mostra è dedicato alle immagini realizzate da Domenico Notarangelo durante la lavorazione del film “Cristo si è fermato a Eboli” di Francesco Rosi (1979), al quale il fotografo collaborò attivamente, instaurando un rapporto di profonda intesa artistica e umana con il regista e con l’attore protagonista Gian Maria Volonté.
“Le immagini di Notarangelo, in gran parte inedite, realizzate nel corso di decenni di frequentazione dei luoghi e delle persone raccontate da Levi, non si limitano alla testimonianza documentaria, ma penetrano nella dimensione intima delle presenze ritratte, restituendo la compresenza dei tempi e la persistenza delle tracce lasciate dalla storia, dal lavoro e dalle relazioni umane”.
“La mostra si configura come un omaggio a due figure centrali della cultura italiana del Novecento– dichiara Daniela Fonti Presidente della Fondazione Carlo Levi ETS– e come un atto di restituzione della memoria collettiva del Mezzogiorno, riaffermando il valore civile, poetico e politico dello sguardo”.







