Di seguito il comunicato:
La stagione di prosa 2026/27 del Teatro Comunale Luciani a cura di AncheCinema, in collaborazione con il Comune di Acquaviva delle Fonti: 11 spettacoli che uniscono grandi classici della letteratura e del teatro (da Pirandello e Goldoni a Tolstoj e Dostoevskij, passando per Erri De Luca e Fred Uhlman) a incisive drammaturgie contemporanee.
Attraverso monologhi civili, omaggi musicali e riletture d’autore, la rassegna valorizza soprattutto le compagnie del territorio, proponendosi come presidio di crescita sociale, riflessione critica e inclusione culturale per l’intera comunità.
Con il sostegno del POC Puglia 2021-2027
giovedì 22 ottobre / ore 20.30
FABULAE | UN MONOLOGO SULLA DIS-PARITÀ DI GENERE
di e con Massimiliano Loizzi
Produzione: Teatro della Cooperativa in coll. con Mercanti di storie
La storia delle favole dalle origini orali ad oggi, per raccontare il cambiamento della condizione della donna nei secoli. Un lavoro documentato e di ricerca per parlare in modo ironico – e vicino alle nuove generazioni – di un tema difficile quale la parità di genere.
Come si può raccontare uno dei temi più discussi della nostra società senza risultare retorici, didascalici o senza fare mansplaining?
Raccontando, in bilico fra satira e poesia, la storia delle favole, con la sua evoluzione nei secoli che ci racconta il cambiamento della condizione della donna nel tempo.
Dalle primissime forme di narrazione orale, ai graffiti sui muri, dalle raccolte scritte di Basile e Perrault fino alle più moderne favole dei fratelli Grimm, Andersen e infine Disney che ha cristallizzato per noi la sua versione delle storie, molto diversa da quelle delle origini.
Fabulae racconta i segreti dietro l’origine del mito (e dello stereotipo di genere): scopriremo che è stata una donna la prima persona ad aver raccolto le favole arrivate sino a noi e non uomo come ci è stato raccontato. Verremo a conoscenza di come Cenerentola, la Bella Addormentata, Biancaneve, Cappuccetto Rosso, la Sirenetta, in origine fossero storie fatte di violenza, sesso, tradimenti e stupri dove la donna, guarda caso, è sempre e solo assassina, traditrice, moglie, serva o schiava.
Terribili segreti che mano a mano, di libro in libro, sono scomparsi o sostituiti, cambiando le storie a seconda delle necessità che imponevano i tempi. Ed è proprio per la loro stessa natura che queste storie vadano “aggiornate” per l’ennesima volta, perché da sempre si adattano ai tempi che devono raccontare.
MASSIMILIANO LOIZZI è un attore, autore, comico e regista, milanese d’adozione. Volto noto del collettivo Il terzo segreto di satira ha recitato come protagonista nelle due stagioni di “Sandro” insieme a Francesco Mandelli. Il suo primo film da protagonista con il collettivo, “Si muore tutti democristiani” è disponibile su Raiplay.
Autore del romanzo “Quando diventi piccolo” pubblicato da Rizzoli/Fabbri editori, oltre a “Maledetta primavera” e “La bestia” editi da People.
È sempre in tournée con i suoi monologhi di teatro civile, satira e comedy show, prodotti dal Teatro della Cooperativa di Milano. Autore di una rubrica per Fanpage.it e ha curato per due anni la copertina di Piazzaverdi su Radio Rai 3. Ha collaborato con diversi artisti, tra cui Renati Sarti, Paolo Rossi, Tullio Solenghi, Antonio Latella, Andrea De Rosa, Pierpaolo Sepe, Matteo Tarasco e Riccardo Goretti. Interprete di diversi film e spot, collabora nei suoi tour con Plastic free, Emergency e Mediterranea, di cui è ambasciatore.
Biglietti qui: https://bit.ly/FABULAEloizzi e al botteghino del Teatro Luciani
giovedì 29 ottobre / ore 20.30
SEI PERSONAGGI IN CERCA D’AUTORE
libero adattamento del dramma di Luigi Pirandello
con Luca Amoruso, Giuseppe Bellacosa, Maria Chiara Bono, Lidia Cuccovillo, Donatello Di Bari, Francesco Di Natale, Luca Molino, Giuseppe Raimondi, Irene Salome, Marco Straziota
Produzione: Compagnia Tiberio Fiorilli
Regia: Luca Amoruso
Adattamento: Luca Amoruso
Musiche: Luca Molino
Scene: Antonio Fortunato
Costumi: Flora Lanzillotta
Con “Sei personaggi in cerca d’autore”, Luigi Pirandello porta in scena una delle opere più rivoluzionarie del teatro del Novecento, un capolavoro che sovverte i confini tra realtà e finzione, tra vita vissuta e rappresentazione scenica. Durante una prova teatrale, una compagnia di attori viene improvvisamente interrotta dall’arrivo di sei figure misteriose: sono i Personaggi, creature nate da un dramma incompiuto, abbandonate dal loro autore e condannate a portare per sempre il peso della propria storia irrisolta. Chiedono di essere ascoltati, compresi e, soprattutto, rappresentati.
Da questo incontro prende avvio un confronto intenso e destabilizzante tra i Personaggi e gli Attori, tra la verità drammatica del vissuto e la consapevole artificiosità della scena. I Personaggi raccontano il proprio dolore, le proprie ferite, i conflitti familiari e morali che li hanno segnati, ma ogni tentativo di tradurre quel dolore in teatro genera equivoci e resistenze. Gli attori, infatti, non possono che interpretare, mentre i Personaggi rivendicano una realtà più forte e più definitiva di qualsiasi recitazione. Il risultato è un continuo slittamento di prospettiva, in cui ciò che sembra vero viene messo in discussione e ciò che appare inventato acquista una potenza emotiva assoluta.
Pirandello costruisce così un’opera straordinariamente moderna, in cui il teatro riflette su se stesso e sulla propria natura. Il palcoscenico diventa il luogo in cui identità e rappresentazione si scontrano, rivelando la fragilità delle definizioni con cui gli esseri umani cercano di raccontarsi.
I Personaggi non sono semplici invenzioni letterarie: sono presenze vive, fissate per sempre nel loro dramma, incapaci di cambiare, ma anche impossibilitate a sparire. Gli esseri umani, al contrario, sono mutevoli, contraddittori, sfuggenti, e proprio per questo meno “veri” di quelle creature immaginarie che continuano a esistere nella forma immutabile della loro sofferenza.
La forza dell’opera sta nella sua capacità di trasformare una vicenda familiare in una meditazione universale sull’identità, sulla verità e sul linguaggio teatrale. Pirandello mette in crisi ogni certezza e ogni definizione, mostrando come la realtà possa essere percepita in modi diversi da ciascun individuo e come ogni tentativo di fissarla una volta per tutte sia destinato al fallimento. Il teatro diventa allora spazio di rivelazione, ma anche di inquietudine: luogo in cui si mostra che non esiste una sola verità, bensì una molteplicità di punti di vista irriducibili.
Sei personaggi in cerca d’autore è un’opera di vertiginosa attualità, capace di parlare ancora oggi al pubblico con rara intensità. La sua radicale modernità, unita alla potenza emotiva dei suoi conflitti, ne fa un testo imprescindibile per chiunque voglia interrogarsi sul senso del teatro e sul mistero dell’essere umano. È una commedia? È un dramma? È una prova interrotta o una realtà che irrompe nella finzione? Pirandello non dà risposte definitive: apre invece uno spazio di domande, di tensione e di stupore che continua a vibrare a ogni nuova messinscena.
Biglietti qui: https://bit.ly/SEIPERSONAGGI e al botteghino
lunedì 2 novembre / ore 20.30
LE NOTTI BIANCHE
tratto dal racconto di Fëdor Dostoevskij
con Sara Santucci e Fabrizio Bordignon – pianoforte Francesco Giancaspro
Produzione: Ergo Sum Produzioni
Adattamento e regia di Alessandra Pizzi
“Era una notte incantevole, una di quelle notti come ci possono forse capitare solo quando siamo giovani, caro lettore”…
Le notti bianche di Fëdor Dostoevskij prende vita in scena in una messinscena essenziale e poetica, affidata all’interpretazione di Fabrizio Bordignon e Sara Santucci, dove parola e musica si intrecciano per restituire l’atmosfera sospesa della San Pietroburgo notturna.
Lo spettacolo è costruito come un delicato equilibrio tra recitazione e musica classica dal vivo: il pianoforte, suonato in scena da una giovane pianista, non accompagna semplicemente il racconto, ma ne diventa parte integrante, creando il respiro della notte, il tempo dell’attesa, la vibrazione emotiva dei personaggi.
Il protagonista è il Sognatore, un giovane scrittore solitario che vaga per la città immerso nelle proprie fantasticherie, incapace di abitare pienamente la realtà. È un osservatore silenzioso, un uomo che conosce tutti ma che nessuno conosce davvero, sospeso tra il
desiderio di vivere e la paura di farlo. La sua solitudine è il motore dell’immaginazione, il luogo in cui il sogno prende il posto dell’esperienza.
L’incontro con Nasten’ka, giovane donna prigioniera di una vita controllata e monotona, spezza questo isolamento: lei è vitale, determinata, proiettata verso il futuro, animata da un bisogno urgente di rinascita.
Il cuore dello spettacolo risiede nel rapporto che nasce tra i due: un amore fragile e luminoso, che non chiede possesso. Il Sognatore ama Nasten’ka al punto da accettare di lasciarla andare, trovando felicità non nel trattenere, ma nell’aver condiviso un incontro autentico. È una forma di amore rara e profondamente attuale, che parla al presente con straordinaria chiarezza: un amore che si dona, che non pretende, che riconosce la libertà dell’altro come valore assoluto.
La musica classica dal vivo, costruisce un paesaggio sonoro intimo e avvolgente. Le note amplificano il lirismo malinconico della prosa dostoevskiana e trasformano la città, la notte e il silenzio in veri e propri personaggi della scena. La San Pietroburgo delle Notti bianche emerge così come uno spazio onirico, sospeso, complice e testimone della storia. Attraverso questa messa in scena, Le notti bianche si conferma un classico senza tempo, capace di parlare della solitudine, del sogno e dell’illusione, ma soprattutto di interrogarci sul nostro modo di amare e di abitare l’attesa. Uno spettacolo che invita lo spettatore a riconoscere le proprie “notti bianche”: quelle fatte di speranze, rinunce e desideri che, anche quando svaniscono con la luce del giorno, lasciano un segno indelebile.
Biglietti qui: https://bit.ly/LENOTTI e al botteghino
sabato 21 novembre / ore 20.30
ERA MEGLIO LA PAPAYA – Ovvero la versione di Eva
di e con Arianna Gambaccini
Premio del Pubblico Solitari* 2024 Nasca Teatri di Terra – monologo tragicomico
Produzione: Arianna Gambaccini
Luci di Claudio de Robertis
Arrangiamenti Musicali di Steve di Fidio
In una sala d’aspetto di un tribunale, Eva prova, ripercorrendo la sua storia, l’ arringa di difesa che farà di fronte a Dio, domandandosi continuamente: ma davvero il mondo è precipitato perché Lei ha morso una mela? Un monologo tragicomico e sarcastico che smantella i dogmi sociali e cattolici sulla donna per rivendicare il diritto di esistere senza colpa. Perché “questa metà del cielo è l’unica in grado di partorire entrambe le parti!”
ARIANNA GAMBACCINI, marchigiana classe ’77, è un’attrice, autrice e regista teatrale formatasi nella Scuola di Graziano Giusti, al CUST di Urbino. A teatro firma e porta in scena progetti propri come Arianna nel Labirinto, Biscotti Bigusto (Montagne Racconta 2024), A me m’ha rovinato la Guera, La Rocca di Giustina ed Era meglio la Papaya (Premio del Pubblico al bando Solitari* 2024), lavorando spesso al fianco di realtà come il Teatro Crest e Malalingua Teatro. Collabora come CiprianiGambaccini con AretéEnsamble ne Il Dio del Massacro di Yasmina Reza, recita in
“Vite Spezzate” di Teresa Ludovico per il Teatro Kismet e per il Teatro Ermitage di Vito d’Ingeo in “Sola contro la Mafia”.
Al cinema è protagonista del cortometraggio La Giornata di Pippo Mezzapesa, vincitore del Nastro d’Argento e arrivato in cinquina ai David di Donatello e lavora ne “Di Notte sul Mare” primo mediometraggio di Francesca Schirru, per Altre Storie e Rai Cinema.
Biglietti qui: https://bit.ly/ERAMEGLIO e al botteghino
giovedì 26 novembre / ore 20.30
SONATA A KREUTZER – TRATTO DAL RACCONTO DI LEV TOLSTOJ
di e con Marco Grossi
Produzione: Compagnia Malalingua
scene | Riccardo Mastrapasqua
luci | Claudio De Robertis
Lo spettacolo, basato sul racconto del celebre scrittore russo Lev Tolstoy, è l’occasione per affrontare il tema della violenza di genere da un punto di vista inusuale, quello del carnefice.
Tolstoj analizza le intricate trame dell’animo umano che portano a compimento la violenza e, forzando una piena comunione col carnefice, ne analizza lucidamente il pensiero, le argomentazioni logiche, la pietà per la propria condizione, facendo affiorare in modo delicato ma inesorabile, il morbo della follia, che corrompe col suo impeto ogni pensiero, comportamento, azione; operando una piena recrudescenza allo stato bestiale.
Se non fosse stato scritto nel secolo scorso, questo racconto sarebbe la moderna trama di un “femminicidio”, una violenta reazione dettata dalla gelosia che lo scrittore, pienamente consapevole dei perversi giochi di potere che si celano all’interno della coppia, ideò senza portarlo a termine, preferendo trasfondere la rabbia e la frustrazione nella scrittura, lasciandola ai lettori di ogni epoca e cultura come eredità morale.
I tratti moderni ci sono tutti: l’ambizione frustrata del possesso dell’altro, l’esasperazione impotente, le barriere che sanciscono l’impossibilità della comunicazione tra i sessi, l’orgoglio cieco, il sorgere del sospetto, la presunta infedeltà, la violenza, la seduzione, e, di fondo, la problematicità di un’istituzione, quella del matrimonio, con i suoi mille equivoci.
“La sonata a Kreutzer” è successivo ai capolavori Anna Karenina e Guerra e Pace e segna un periodo di intenso travaglio spirituale di Tolstoj che culminerà nella redazione del romanzo Resurrezione”.
La tematica della violenza di genere è affrontata partendo dall’indagine sui motivi che generano in un essere umano l’esplosione della violenza. Lo spettacolo vuole, attraverso il racconto scenico, restituire un’accurata radiografia dell’animo umano, puntando inizialmente a creare un rapporto di compassione e di immedesimazione con il personaggio del carnefice, al fine di rendere ancora più evidente, man mano che si dipana la vicenda, la follia di cui si rende tragico autore.
Un uomo, solo, davanti a un pubblico, moderno giudice della vicenda. Il pubblico è chiamato a farsi parte attiva del dialogo teatrale, come il giudice in un aula di tribunale. Alla fine non potrà più essere spettatore passivo: davanti all’esposizione dei fatti dovrà esprimere il proprio giudizio, corroborando il proprio atteggiamento. Conoscere i motivi che spingono alla violenza, riconoscere i pensieri che muovono il carnefice, come comuni alla
maggior parte di noi, può senz’altro educare a vivere quegli stessi sentimenti di gelosia, insicurezza, invidia, passione e amor proprio, in modo più sano, riconoscendo e analizzandone gli eccessi, per evitare che questi possano crescere fino a dominarci.
Biglietti qui: https://bit.ly/SONATA26 e al botteghino
venerdì 4 dicembre / ore 20.30
LE MIE DONNE
con Chiara Dimaggio e Sara Santucci – pianoforte e voce Lorenzo Mancarella
Produzione: Ergo Sum Produzioni
con Chiara Dimaggio e Sara Santucci
Lorenzo Mancarella | pianoforte e voce
adattamento e regia Alessandra Pizzi
Cosa hanno in comune Coco Chanel e Marie Curie? Cosa rende straordinariamente interessanti le vite di Frida Kahlo e di Aung San Suu Kyi? Perché ci ricordiamo del talento eccezionale di Maria Callas e della bellezza, anche questa eccezionale, di Marilyn Monroe? Quanto dobbiamo alla determinazione della piccola Malala? Queste e altre curiosità, aneddoti, considerazioni, sono il “cuore” dello spettacolo “Le mie donne”, prodotto da Ergo Sum. Lo spettacolo coniuga la sua musica cantautoriale nazionale e internazionale al racconto di vite “leggendarie”, aneddoti, curiosità, raccontati nei testi inediti.
Un “progetto nuovo”, perché “nuova è la formula”, come spiega Alessandra Pizzi, che in questo spettacolo ha scelto “di far convergere un interesse sociale e culturale al tema del femminile con la grande musica, per realizzare un format nuovo che possa celebrare il talento e la creatività attraverso linguaggi trasversali.
Un’iniziativa con un ampio ed efficace risvolto sociale, con l’evidente obiettivo didattico ed educativo, finalizzato alla costruzione di un dialogo di genere. Un progetto incentrato sulla donna, ma anche sulla creatività, sulla determinazione e sulla tenacia come leve per il conseguimento di obiettivi.
Uno spettacolo dedicato a tutti, donne e uomini, grandi e piccoli, a chi crede che la determinazione sia la giusta strada per l’affermazione
Biglietti qui: https://bit.ly/LEMIE e al botteghino
sabato 5 dicembre / ore 20.30
IN NOME DELLA MADRE
di Erri De Luca
con Marianna de Pinto
Produzione: Compagnia Malalingua
con Marianna de Pinto
produzione Malalingua
luci Claudio De Robertis
“In nome del padre: inaugura il segno della croce. In nome della madre s’inaugura la vita”.
(Erri de Luca)
Uno spettacolo dedicato all’amore e alla vita. L’amore di una madre tra stupore e tenerezza. La scoperta della vita e del suo naturale non appartenere alla Legge degli Uomini ” che s’ingarbugliano sui codici, le usanze”. Uno spettacolo dedicato alla Grazia: “la forza sovrumana di affrontare il mondo da soli senza sforzo, sfidarlo a duello tutto intero senza neanche spettinarsi”.
La storia più laica possibile di Maria e del suo viaggio verso e attraverso la maternità. Il racconto è quello della nascita di Ieshu/Gesù, narrato in prima persona dalla madre di lui, Miriam/Maria. La chiave di lettura è quella di una giovane ragazza che, con grande forza e saggezza, ma anche con tutta la semplicità e la dolcezza data dall’età, scopre e sostiene la sua condizione di donna, promessa sposa, vergine e incinta.
Erri De Luca ci mostra una ragazza come tante, ma alle prese con una gravidanza difficile da spiegare. Ne esce un ritratto di grazia, che con genuinità accoglie con benevolenza il bambino nel suo grembo. L’autore, tramite Miriam, ci introduce anche all’altro grande attore della storia: Iosef.
Ci permette di instaurare con lui una forte empatia e una grande benevolenza. Uomo giusto e retto, si trova a dover affrontare una grande sfida sociale, ovvero decidere di accogliere come sua sposa una donna con in grembo un figlio. A Iosef non sono stati risparmiati giudizi maligni da parte di estranei e non. La famiglia e gli amici lo hanno messo in guardia. Ma lui capisce che sta andando per la strada giusta. Lui vuole bene a Miriam. La ama e le crede. Lei è una giovane donna, vergine, incinta di un figlio divino.
Lui crede. E Miriam lo sente sempre vicino. Sempre presente. Nel testo Erri De Luca, qui ai vertici della sua sapienza narrativa, prova a mettersi nei panni di un’adolescente vissuta più di duemila anni fa: una ragazzina alle prese con un evento molto più grande di lei. Il risultato è un monologo evocativo che muove riflessioni nuove attorno ad uno degli archetipi culturali più fondativi della nostra società: l’amore tra Maria e Giuseppe e la discriminazione sociale della Sacra Famiglia (insolita, inaccettabile, fuori dalla legge).
Il racconto di uno strano nucleo familiare che si è posto fuori dalla comunità dove è sempre vissuto, diventando extra-comunitario, diverso. Dovrebbe essere riscoperta e riletta un po’ più spesso questa storia. Perché, in fondo, il grande messaggio di rispetto e di coraggio che si cela in essa, è semplice e grandissimo: l’amore può tutto.
L’interpretazione e l’allestimento dello spettacolo teatrale restano volutamente a servizio della parola scritta, così da restituirne tutta la vibrante intensità. Nella resa scenica la storia resta misteriosa e sacra, volta a celebrare l’enorme mistero della maternità. Una lettura della storia di Maria che restituisce alla madre di Gesù la meravigliosa semplicità di una femminilità coraggiosa, madre incudine, fabbrica di scintille, personificazione della forza e della grazia umana, nel suo viaggio verso un destino che la comprende e la supera.
Biglietti qui: https://bit.ly/INOME e al botteghino
giovedì 10 dicembre / ore 20.30
SE TI SPOSO MI ROVINO
con Marco Cavallaro, Tonia Garardo, Francesca Cannizzo, Francesca Verrelli, Elena Scuderi e Riccardo Giacomini
Produzione: La Bilancia Produzioni in coll. con Esagera
Torna dopo 11 anni la commedia di Marco Cavallaro, che è già stata record d’incassi presso il Teatro de Servi di Roma e al e sold out a Torino, Modena, Bologna e in oltre 20 città italiane nella stagione 2016/2017 (oltre 20.000 spettatori)
“Se ti sposo mi rovino”, pièce spensierata e piena di ritmo, si contano oltre 400 risate in poco meno di due ore di spettacolo (una ogni 17 secondi).
Cosa succede a un miliardario scapolo con “il vizio delle donne” se chiede a tutte di sposarlo? E se tutte piombano a casa sua con l’intento di organizzare le nozze, ma nessuna sa dell’esistenza dell’altra? Semplice, la sua vita è rovinata. Da qui una serie di girandole per non far incontrare le malcapitate e, soprattutto, per non concludere alcun matrimonio. Il tutto coinvolgendo il povero maggiordomo Ugo in un turbinio di bugie e di porte che si aprono e si chiudono.
Biglietti qui: https://bit.ly/SETISPOSO e al botteghino
domenica 13 dicembre / ore 19.00
RESTA DIVA
Omaggio a MARIA CALLAS
con Enrico Lo Verso – pianoforte Mirko Lodedo
Produzione: Ergo Sum Produzioni
Quando saliva sul palco era «La Divina», ma terminati gli applausi, quando le luci su di lei si spegnevano, tornava a essere quella ragazza timida e insicura cresciuta a New York, segnata da un pessimo rapporto con la madre, infelice e costantemente alla ricerca dell’amore. Maria Callas era sola anche quando ha chiuso gli occhi per sempre a 53 anni, il 16 settembre del 1977 nella sua casa di Rue Georges Mendel a Parigi, con una profonda ferita nel cuore: la morte del suo grande amore, Aristotele Onassis, scomparso due anni prima.
Prima di Onassis c’era stato colui che ha contribuito alla sua fortuna, Giovanni Battista Meneghini. Callas, all’epoca ancora alle prime armi, incontrò per la prima volta l’imprenditore veneto nel 1947 a Verona (era stata ingaggiata dall’Arena per cantare nella «Gioconda» di Amilcare Ponchielli). Meneghini si accorse subito del suo talento e le propose il primo contratto della sua vita: avrebbe avuto una durata di sei mesi, periodo in cui l’industriale
l’avrebbe mantenuta, coprendo ogni spesa per permetterle di realizzare il suo sogno.
Il rapporto lavorativo si trasformò ben presto in un sentimento profondo. Nonostante i loro 28 anni di differenza, nei primi anni con Meneghini, Callas subì una sorprendente trasformazione (fisica e non solo). Da cantante impacciata e goffa, ingaggio dopo ingaggio, si tramutò in diva. Il successo, che arrivò nel 1951 con il ruolo della duchessa Elena ne «I vespri siciliani» (opera inaugurale della stagione lirica alla Scala di Milano di quell’anno), le aprì anche le porte della mondanità: era nata «La Callas», un’icona di stile ed eleganza.
Quando nel giugno 1959 Callas e Meneghini furono invitati da Onassis a bordo del suo panfilo Christina per trascorrere le vacanze estive, nulla lasciava presagire la tempesta che presto
si sarebbe abbattuta sul matrimonio. C’è chi dice che Meneghini sia stato l’unico vero amore nella vita del soprano e chi, invece, ha posto il faro sui dissidi della loro unione. A fare scandalo furono anche le rivelazioni in un libro scritto da Lyndsy Spence che, attraverso alcune lettere inedite, parlò dei suoi amori infelici, tra Onassis che l’avrebbe drogata per scopi sessuali e Meneghini che, sempre stando alle rivelazioni fornite dal volume, l’avrebbe
addirittura derubata.
Eppure Meneghini non ha mai smesso di dichiarare il suo amore per la moglie, a cui non ha mai fatto mancare la sua profonda ammirazione. “Essere il marito di Maria Callas è come essere lo sposo della dea del belcanto”, dichiarò più volte, malgrado il trattamento irrispettoso e mortificante ricevuto dalla Divina. Colei che aveva tirato su dal nulla e che aveva aiutato a diventare una stella. Una stella fulgente, diventata poi una meteora, lasciando al buio quanti l’avevano amata.
Enrico Lo Verso dà voce al racconto di Titta Meneghini e, in una biografia romanzata, traccia il ritratto di Maria Callas attraverso lo sguardo degli uomini che le sono stati accanto e che, tra scandali, dolore e sofferenza, hanno contribuito a fare di lei l’icona irraggiungibile della bellezza e del talento nazionali.
Maria Callas fu amata: dal poeta-regista Pasolini, dal tenore Di Stefano, (forse) dall’armatore greco Onassis e da suo marito Meneghini. Seppur nelle controverse affermazioni della critica e della stampa sulla posizione ambigua del marito nei riguardi della Callas, è fuori da ogni dubbio che, quando dopo lo scandalo del tradimento con Onassis Titta (come lo chiamava la moglie) la lasciò, la cantante cambiò vita e cominciò ad avviarsi sul viale del tramonto.
Intanto, il suo pigmalione non cessava di disperarsi per la perdita della donna della sua vita, a tutt’oggi nel cuore di tutti. Probabilmente anche Meneghini avrebbe sottoscritto il suggestivo versetto di Pier Paolo Pasolini sulla Callas: «C’è un vuoto lassù nel cosmo, e da là tu canti».
Lo spettacolo, avvalendosi di contributi video e proiezioni, ricostruisce le dimensioni e le suggestioni entro cui si muove la narrazione, riportando lo spettatore in quel mondo di percezioni sensoriali in cui nasce e si afferma l’icona di un’artista a cui, la crudeltà e le miserie umane, non hanno impedito di restare per sempre e comunque “diva”.
La partecipazione del Maestro Mirko Lodedo al pianoforte impreziosisce lo spettacolo, conferendo un ulteriore livello di profondità emotiva. La sua musica non è solo un accompagnamento, ma diventa una voce che dialoga con le parole, amplificando le emozioni e sottolineando i momenti più intensi della narrazione.
Con la sua interpretazione sensibile e coinvolgente, il Maestro Lodedo restituisce la magia e l’intensità della musica che ha accompagnato Maria Callas nella sua carriera e nella sua vita, trasformando lo spettacolo in un’esperienza completa e indimenticabile.
Alessandra Pizzi ritorna sul tema della “dimensione umana”, dietro (o, spesso, davanti) cui si nasconde il talento artistico dei grandi geni. Racconta una storia che il mito ha consacrato alla cronaca e tratta con estrema sensibilità le corde di una passione che ha trovato la massima espressione nell’Arte e nella Musica, costanti presenze di una storia d’Amore.
Biglietti qui: https://bit.ly/RESTADIVA e al botteghino
domenica 27 DICEMBRE / ore 19.00
L’IMPRESARIO DELLE SMIRNE
liberamente ispirato all’opera di Carlo Goldoni
con Luca Amoruso, Maria Chiara Bono, Lidia Cuccovillo, Donatello Di Bari, Luca Molino, Domenico Piscopo
Produzione: Compagnia Tiberio Fiorilli
Adattamento: Domenico Piscopo
Regia: Luca Molino
Musiche: Niccolò Buscemi
Scene: Antonio Fortunato
Costumi: Flora Lanzillotta
Con L’impresario delle Smirne, Carlo Goldoni firma una delle sue commedie più brillanti e taglienti, un affresco irresistibile e ancora attualissimo sul mondo del teatro, delle sue vanità, delle sue ambizioni e delle sue fragilità umane. Ambientata in una Venezia vivace e mercantile, la commedia mette al centro un impresario turco in cerca di artisti da portare a Smirne per una nuova impresa teatrale. Il suo arrivo scatena immediatamente un turbine di speranze, rivalità, alleanze opportunistiche e piccole meschinità: cantanti, musicisti e interpreti si contendono il favore del ricco forestiero, ciascuno convinto di meritare il posto migliore, il ruolo più prestigioso, il compenso più alto.
Goldoni costruisce con straordinaria leggerezza una macchina comica perfetta, nella quale il desiderio di successo rivela senza pietà il lato più umano — e più grottesco — dell’ambiente teatrale. Gli artisti, anziché unirsi in una visione comune, si mostrano prigionieri del proprio ego, delle proprie insicurezze e della paura di restare esclusi. L’impresario, dal canto suo, si trova progressivamente travolto da un mondo che promette meraviglie ma che lo accoglie con sospetti, contrattazioni infinite, capricci e pretese. La sua impresa, nata sotto il segno dell’entusiasmo e dell’aspirazione al grande spettacolo, si trasforma ben presto in una satira brillante dell’organizzazione teatrale e del mercato dell’arte.
Al centro della commedia non c’è soltanto la caricatura di un ambiente professionale, ma una riflessione acuta sulla natura stessa del teatro: luogo di illusione, di rappresentazione e insieme di verità scomode. Goldoni osserva con ironia affettuosa un universo fatto di talenti, compromessi e fragilità, restituendo un ritratto vivo e sorprendentemente moderno della condizione dell’artista, sospeso tra desiderio di affermazione e necessità di adattamento. La comicità nasce dal contrasto continuo tra apparenza e realtà, tra grandezze proclamate e meschinità quotidiane, tra sogni di gloria e concretezza dei rapporti umani.
Nella lettura contemporanea, L’impresario delle Smirne diventa anche una riflessione sul valore del lavoro culturale, sulla competitività del sistema teatrale e sul rapporto tra arte e mercato. Goldoni mette in scena un microcosmo in cui ciascuno cerca spazio, visibilità e riconoscimento, rendendo la commedia estremamente vicina alla sensibilità odierna. È proprio questa attualità, unita alla finezza del dialogo e alla precisione della scrittura, a fare dell’opera un testo capace di parlare ancora oggi con forza al pubblico.
Questa messinscena restituisce tutto il gusto goldoniano per il ritmo, per l’intelligenza dei rapporti scenici e per la vitalità dei caratteri, offrendo uno spettacolo che diverte, incanta e fa riflettere. L’impresario delle Smirne è una commedia sul teatro, ma soprattutto sugli esseri umani quando inseguono il successo: vanitosi, spavaldi, ingenui, vulnerabili, irresistibilmente veri.
Biglietti qui: https://bit.ly/SMIRNE e al botteghino
venerdì 22 GENNAIO 2027 / ore 20.30
L’AMICO RITROVATO
dal romanzo di Fred Uhlman
con Fabrizio Bordignon – pianoforte Francesco Giancaspro
Produzione: Ergo Sum Produzioni
regia Alessandra Pizzi
Adattamento Sara Santucci
Ci sono storie che non hanno bisogno di essere gridate per lasciare un segno. L’amico ritrovato è una di queste. Un racconto breve, limpido e universale, capace di attraversare il tempo e le generazioni, per ricordarci che la Storia non è solo quella dei grandi eventi, ma anche – e soprattutto – quella delle persone comuni, dei sentimenti che resistono, delle amicizie che nascono nei momenti sbagliati.
È la storia di Hans Schwarz e Konradin von Hohenfels, due adolescenti nella Germania degli anni Trenta. Hans è figlio di un medico ebreo, un ragazzo introverso, sensibile, amante dei libri e della solitudine. Konradin appartiene a un’antica famiglia nobile, educato, elegante, pieno di fascino e di ideali. Quando si incontrano, nella scuola di Stoccarda, tra i due nasce un legame immediato, profondo, fatto di curiosità e rispetto, di parole scambiate con la timidezza e l’intensità dei sedicenni che si riconoscono simili anche se provengono da mondi diversi.
Il loro incontro rappresenta la possibilità di un dialogo autentico tra due universi che la società dell’ epoca vorrebbe opposti: quello ebraico e quello aristocratico, quello dell’intelligenza borghese e quello del privilegio conservatore.
Ma sullo sfondo incombe la Germania che sta cambiando: il nazionalsocialismo avanza, le discriminazioni si moltiplicano, e l’odio si insinua nelle famiglie, nei discorsi, nei gesti quotidiani.
Questa messa in scena vuole essere un atto di memoria e di umanità.
Un invito a tornare indietro per guardare avanti, a non dimenticare ciò che l’odio può distruggere, e a credere ancora nella possibilità del dialogo, anche quando il mondo sembra volerlo negare. Perché, in fondo, L’amico ritrovato non è solo la storia di Hans e Konradin.
È la storia di tutti noi, di quando abbiamo amato qualcuno nel momento sbagliato, di quando abbiamo perso qualcosa per sempre e solo dopo abbiamo capito quanto fosse importante. È la storia di chi sceglie di ricordare non per giudicare, ma per comprendere.
Biglietti qui: https://bit.ly/AMICO e al botteghino
INFO ABBONAMENTI E BIGLIETTI
Disponibili al botteghino gli abbonamenti agli 11 spettacoli (prezzo 195€ intero – 190€ ridotto)
Disponibili anche i biglietti di ogni spettacolo online su circuito 18tickets.it e al botteghino (prezzo biglietto intero 20€ + 1€ di prevendita – biglietto ridotto 18€ + 1€ di prevendita)
Il botteghino sarà aperto nel mese di ottobre il giovedì-venerdì dalle ore 16.30 alle ore 19.00
INFO SMS/WhatsApp: 329 649 9552
AncheCinema S.r.l. è una società di produzione di teatro, cinema, eventi e progetti culturali che gestisce 4 teatri: il Teatro AncheCinema di Bari, il Teatro Comunale Luciani di Acquaviva delle Fonti, l’Arena della Pace e il Jolly di Bari. È un organismo di programmazione multidisciplinare riconosciuto dal Ministero della Cultura ed è soggetto beneficiario di donazioni Art Bonus. Ha fondato nel 2016 nel centro di Bari il Teatro AncheCinema: il primo teatro polifunzionale più accessibile d’Europa, capace di ospitare spettacoli con orchestre sinfoniche, eventi club senza sedute, cinema, teatro, danza, musica, esposizioni di arti visive e che dispone di una pedana che può ospitare 36 carrozzine per persone con disabilità. AncheCinema è attiva dal 2001 e ha assunto l’attuale nome nel 2013. È stata fondata ed è amministrata dall’autore, regista, produttore e direttore artistico Andrea Costantino. Ha prodotto opere cinematografiche pluri-premiate a livello internazionale e selezionate in festival come la 67.Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica de La Biennale di Venezia. Ha prodotto artisti e spettacoli dal vivo come Shrek il Musical TYA, su licenza ufficiale DreamWorks Theatricals e MTI Europe.








