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Fasano, accusa: ristorante, incassi senza emettere scontrini e redditi non dichiarati per oltre un milione di euro. Guardia di finanza

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Di seguito un comunicato diffuso dalla Guardia di finanza:

Prosegue l’attività della Guardia di Finanza di Brindisi per contrastare l’illegalità economica sul territorio. Questa
volta i riflettori della Compagnia di Fasano si sono accesi sul settore della ristorazione, un comparto in forte
espansione soprattutto nelle zone a maggior vocazione turistica.
I finanzieri hanno così eseguito un mirato e approfondito controllo fiscale nei confronti di un noto ristorante
posizionato a ridosso della costa fasanese, ricostruendo redditi non dichiarati per oltre un milione di euro in
cinque anni, quantificando sanzioni e imposte dovute che sfiorano il milione di euro complessivo.
Ad insospettire le Fiamme Gialle è stato un forte contrasto tra la posizione fiscale e la realtà economica osservata
sul territorio: l’attività commerciale, infatti, presentava sistematicamente dichiarazioni in perdita da diversi anni.
Un dato palesemente incoerente se rapportato alle dimensioni e alla posizione della struttura, a pochi passi dal
litorale, e ai flussi turistici in costante crescita che hanno caratterizzato il litorale brindisino nelle ultime stagioni
estive.
Il fulcro della maxi-evasione è emerso grazie all’incrocio delle banche dati, tramite le quali i militari hanno
scoperto che, per una rilevante parte del denaro incassato tramite POS, l’imprenditore ometteva sistematicamente
l’emissione dei relativi scontrini fiscali. Di fatto, quindi, moltissimi clienti pagavano regolarmente con carta di
credito o bancomat, ma l’incasso veniva completamente occultato al Fisco, pur se tracciato dai pagamenti tramite
carte di credito.
Questo specifico filone d’indagine si inserisce nel solco delle direttive emanate dalla Guardia di Finanza a livello
centrale, anche in relazione alla valutazione dell’efficacia della misura recente che prevede l’obbligo di
collegamento telematico tra i dispositivi POS e i registratori di cassa. Proprio l’analisi di queste discrepanze
digitali ha consentito di far emergere ciò che l’esercente tentava di nascondere, trasformando lo strumento di
pagamento elettronico nella prova regina dell’evasione.
Il contrasto all’evasione nel comparto della ristorazione non mira solo a recuperare le imposte sottratte allo Stato,
ma punta a tutelare gli operatori onesti del settore turistico che subiscono la concorrenza sleale di chi abbatte i
prezzi offerti al pubblico grazie all’evasione.



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