Daniela Putignano, procuratrice minorile a Taranto, ha chiesto nella conferenza stampa di ieri che nella città ci sia una nuova grammatica civile. Non bastano gli strumenti di verifica e controllo delle situazioni, ad esempio quelle dei quattro minorenni fermati per l’omicidio di Sakari Bako erano particolarmente complicate. Serve una nuova grammatica civile. Deve riguardare tutti. In senso preventivo. A partire da un’attenzione vera verso i minori. Per far capire loro che non c’è assenza di limiti.
Per continuare con un razzismo anacronistico e che fa comodo solo a chi vuole lucrare consenso. La caccia indiscriminata allo straniero, nero (anzi no, meglio negro) possibilmente, deve finire. A, Taranto e ovunque. Basta con la favola vergognosa e inaccettabile del fatto che i migranti vengono a rubare il lavoro, sono stupratori ecc. Sentire dalle parole della procuratrice Eugenia Pontassuglia che il bracciante maliano aveva cercato rifugio in un bar e ne è stato mandato via è una vergogna per tutti.
“L’Unità”, titolo di apertura di oggi: Italia-Alabama. Il fondo del direttore Piero Sansonetti fa un chiaro riferimento al violentissimo ed esecrabile razzismo in quella zona degli Usa nei decenni scorsi. E in quell’articolo è scritto che Sakari Bako ha fatto un errore: ha cercato rifiugio nel bar.
Domanda: la maggioranza silenziosa può continuare a rimanere silenziosa dopo questa affermazione? E non nei confronti di chi l’ha pronunciata, perché prendersela con lui sarebbe un errore in aggiunta ai tanti. Nei confronti di chi oltraggia Taranto con comportamenti violenti nei confronti dei più fragili, in questo caso i migranti, i neri. Perché non sono negri. Sono neri. Basta con i componenti e le parole, le parole, di violenza.






