rendimentogold

basilepiccolo

Fritrak - Trasporto acqua


Carnevale di Putignano: i sette bozzetti selezionati per i carri dell’edizione 2027 Preparazione

fondazione carnevale di putignano

Di seguito il comunicato:

Sono sette i carri allegorici selezionati per l’edizione 2027 del Carnevale
di Putignano, dedicata al tema “Smascherata! Liberate le maschere”. I bozzetti, presentati dalle
associazioni di cartapestai in risposta all’avviso pubblico della Fondazione Carnevale di Putignano,
mettono in scena le maschere di tutti i giorni – quelle del bravo dipendente, della mamma perfetta,
dell’influencer – e le fanno cadere davanti al pubblico con sipari, pedane rotanti e maschere che cadono
a comando.
Questi i progetti: “Il Collezionista di Maschere” (Carta Bianca), un uomo dal volto di diavolo che regge
una maschera angelica davanti alla libreria dei sette vizi capitali; “Anime oscure” (Carta & Colore), un
vortice ipnotico di tentazioni che risucchia verso un demone rosso, mentre dall’alto veglia una figura
bianca; “Dis-illudi-amo-ci” (Cartaland), la Fattucchiera regina delle apparenze, il cui globo dorato di
like e successo si spegne per lasciare vedere “noi, veri, con le nostre facce e le nostre paure”; “Appesi a
un filo” (Carteinregola), Mangiafuoco che manovra Arlecchino e Pulcinella finché Pinocchio non spezza
i fili; “L’ultima Smascherata” (Conlemani), la Morte che con la falce rende tutte le maschere “inutili e,
proprio per questo, libere”; “Emerald City” (Farinella), rilettura del Mago di Oz con un volto alto tre
metri e mezzo e fiori con gli occhi che guardano il pubblico; “L’Elefante nella stanza” (L’Isola che non
c’è), un elefante simbolo della pressione sociale che sfila con la proboscide la maschera a un ragazzo.
“Smascherata!” è il terzo tema elaborato con la direzione filosofico-culturale di Andrea Colamedici,
dopo “Sovvertire” (2025) e “Il Paradosso” (2026).
Una Fattucchiera che alza le mani, ride e – puff – lascia cadere la maschera dorata. Un sipario
rosso che si apre sul volto del Mago di Oz e mostra un uomo qualsiasi tra gli specchi. Un
collezionista dal volto di Diavolo che ci porge la maschera d’angelo che vorremmo indossare.
Un vortice ipnotico di monete, loghi e like che risucchia verso un demone rosso, mentre
dall’alto veglia una figura bianca. Un elefante che sfila con la proboscide la maschera a un
ragazzo nascosto dietro una poltrona. Mangiafuoco che starnutisce e perde la sua. La Morte
che, con un colpo di falce, le libera tutte.
Sono le scene dei sette carri allegorici selezionati attraverso l’avviso pubblico della Fondazione
Carnevale di Putignano per l’edizione 2027, dedicata al tema «Smascherata! Liberate le
maschere!». Li firmano le associazioni di cartapestai Carta Bianca, Carta & Colore, Cartaland,
Carteinregola, Conlemani, Farinella e L’Isola che non c’è.
Il tema del 2027, elaborato con Andrea Colamedici, direttore filosofico anche di questa
edizione, chiedeva di liberare la maschera dal compito di nascondere e si chiudeva con una
domanda: quando una maschera si libera, cosa lascia finalmente vedere? I cartapestai che
hanno vinto hanno dato sette risposte diverse – un’altra maschera, un demone, la realtà, i fili
e chi li tiene, un uomo qualsiasi davanti a uno specchio, un volto senza più lineamenti, la
Morte che le rende tutte inutili e per questo libere – con una cosa in comune: quello che
appare non è mai il volto di qualcun altro. Ci siamo noi. L’edizione di quest’anno rovescia la
posizione di chi assiste: si viene per vedere il carro e ci si accorge di essere guardati. Questa
volta il soggetto dei carri è chi li guarda.
«Smascherata!» è il terzo tema elaborato con la direzione filosofico-culturale di Andrea
Colamedici, fondatore del progetto filosofico Tlon e curatore del Festival internazionale del
Pensare Contemporaneo, e segna la terza tappa di un percorso che di anno in anno si avvicina
al cuore del Carnevale: con «Sovvertire» (2025) la festa era tornata al gesto delle origini, il
mondo alla rovescia; con «Il Paradosso» (2026) aveva sostato nelle contraddizioni del
presente; ora rivolge lo sguardo al proprio strumento, la maschera, e la libera dal compito di
nascondere.
Nella maggior parte dei progetti il momento in cui la maschera si libera non è un’immagine
ma un’azione costruita nel carro: un sipario che si apre, una pedana che ruota, fili che si
spezzano, una maschera che cade a comando e poi risale, pronta a cadere di nuovo. La
Smascherata non è raccontata: è eseguita, sotto gli occhi di chi la porta addosso. E nel registro
che è proprio del Carnevale: Mangiafuoco si commuove e starnutisce, la Fattucchiera fa
«puff», l’elefante ha una «goffa leggiadria», il volto del Mago è alto tre metri e mezzo e parla
alla strada. Anche quando parla di demoni, di pressione sociale o della Morte, la cartapesta
di Putignano smaschera ridendo.

I sette carri dell’edizione 2027
(in ordine alfabetico per associazione)
Carta Bianca – «Il Collezionista di Maschere» (bozzetto di Francesco Lippolis) Un
palcoscenico circolare e, al centro, un uomo con il volto del Diavolo tentatore che regge una
maschera angelica dorata: l’illusione di purezza che ciascuno vorrebbe mostrare agli altri. Alle
sue spalle, una grande libreria custodisce le maschere dei sette vizi capitali, che non sono
pezzi da collezione ma identità, da scegliere di volta in volta. È la vita come messa in scena
continua, in cui ogni maschera finisce comunque per tradire e rivelare qualcosa di chi la porta.
Il carro è un raccoglitore di desideri e debolezze in cui ognuno può rispecchiarsi, e lascia al
pubblico una domanda: ciò che crediamo essere il nostro vero volto è autentico, o è soltanto
un’altra maschera?
Carta & Colore – «Anime oscure…» (bozzetto di Vito e Paolo Mastrangelo) Un trono
infernale, un demone rosso e un vortice ipnotico di simboli – monete, loghi, cuori, like – che
risucchia lentamente verso il basso. «Anime oscure» racconta il lato nascosto di ognuno, fatto
di segreti, silenzi e cose non dette: l’inferno non è un luogo lontano, è quello che nasce dentro
di noi quando cediamo a tentazioni, apparenze ed eccessi. Dietro il personaggio che
mostriamo agli altri resta il demone interiore che tutti, almeno una volta, abbiamo provato a combattere e che ride di noi. Ma in cima al carro veglia una figura bianca: la luce in fondo al
tunnel, l’anima che indica la via della purezza, della semplicità e del vero amore.

Cartaland – «Dis-illudi-amo-ci» (bozzetto di Marino Guarnieri) Lei è la Fattucchiera, la regina
delle apparenze. Seduta sul trono, con il mantello di tutti i colori dell’inganno, regge un globo
dorato in cui ha messo i sogni che ci vende ogni giorno: like, successo, soldi, reality, Rolex. In
alto brillano, appese come lampadari, le maschere «ufficiali» del politico, dell’influencer, del
vip. In basso, spente e ammucchiate ai piedi del trono, le nostre: il bravo dipendente, la
mamma perfetta, l’amico sempre felice. Le indossiamo tutti i giorni e ormai non le vediamo
neanche più. Poi la Fattucchiera alza le mani, ride e – puff – la maschera dorata cade. Sotto
ce n’è un’altra, più cupa: quella della realtà. Il globo si spegne e dentro non ci sono più sogni:
ci siamo noi, veri, con le nostre facce, le nostre urla, le nostre paure. È arrivato il momento di
smetterla di recitare.

Carteinregola – «Appesi a un filo» (bozzetto di Deni Bianco) In una società di convenzioni e
condizionamenti conduciamo spesso una vita diversa da quella che vorremmo, privati della
libertà di essere realmente noi stessi, indossiamo una maschera diversa ad ogni occasione.
Come in un gran teatrino in cui ogni marionetta ha il suo ruolo e recita una parte, siamo
costretti a muoverci comandati dai fili di un copione occulto. Sul palco, Mangiafuoco è intento
a manovrare Arlecchino e Pulcinella. I due ad un tratto scorgono Pinocchio l’unica marionetta
che riesce a trasformarsi in essere umano, non perfetto ma vivo, con i suoi errori ma libero. E
quel gesto li ispira. Cominciano insieme una danza liberatoria, finché i fili si spezzano e le
maschere cadono.
Etciù! Un grande starnuto arriva da dietro le quinte, anche Mangiafuoco si è commosso e ha
smesso di recitare, anche la sua maschera è caduta.
Possiamo spezzare i fili, toglierci la maschera, e provare a ritrovare finalmente noi stessi?

Conlemani – «L’ultima Smascherata» (bozzetto di Angelo Loperfido) Le maschere, nella vita,
sono tante: le indossiamo per comodo, per gioco, per necessità, in una società che ci vuole
tutti uguali. Ma dietro una maschera ce n’è un’altra, e un’altra ancora, come in un gioco di
scatole cinesi: non basterebbe una vita per capire qual è il nostro volto vero, o quello degli
altri. Il carro propone l’allegoria di una figura antica e universale, la Morte, con la falce e un
grande orologio alle spalle, tra maschere che volano via: l’unica forza davanti alla quale ogni
ruolo e ogni appartenenza perde definitivamente consistenza. Il Tristo Mietitore compie
l’ultima smascherata, dopo le tante della vita. Nessuna maschera potrà più occultare né
svelare, perché non ci sarà una continuazione. La Morte le rende tutte inutili e, proprio per
questo, libere.

Farinella – «Emerald City» (bozzetto di Marino Guarnieri) Una rilettura del Mago di Oz come
metafora della società dell’apparenza e del consenso. Nel romanzo di Baum la Città di
Smeraldo non è verde: chi entra deve indossare occhiali con lenti verdi. Il verde è negli occhi
di chi guarda, prima ancora che nelle mura. Da qui nasce una maschera che non copre il volto
ma cambia ciò che gli occhi vedono. Al centro del carro, alto tre metri e mezzo, il volto del
Mago, che avanza, ruota, muove gli occhi e apre la bocca; intorno, la città di guglie e cupole
smeraldine; sopra, quattro scimmie volanti – l’Invidioso, il Rancoroso, il Manipolatore, il
Vanitoso; alla base, grandi fiori con un occhio al centro: si viene per vedere il carro e ci si
accorge di essere guardati. Un sipario rosso si apre e sotto la maschera compare un uomo
qualsiasi circondato da specchi. Il sipario si richiude, la pedana ruota, la maschera risale. Il
pubblico ha visto come funziona il trucco, e continua a guardare la maschera. Perché quando
una maschera si libera non lascia vedere un volto: lascia vedere chi ha scelto di guardarla.

L’Isola che non c’è – «L’Elefante nella stanza» (bozzetto di Diego Simone) L’opera allegorica
è una critica al modello sociale contemporaneo, in cui il valore di una persona è strettamente
identificato con la sua produttività, efficienza e capacità di raggiungere il successo. Nella
società delle performance, del tempo frenetico e della cura minuziosa delle apparenze è
sempre più complesso stare al passo. Spesso rispettare gli standard imposti ci spinge a creare
una maschera sempre piu perfetta e a curarla come fosse il nostro unico, vero volto. Siamo
sempre pronti a prendere posizione su tutto cio che succede nel mondo esterno: accendiamo
dibattiti, manifestiamo il nostro dissenso, esprimiamo opinioni senza renderci conto che
stiamo trascurando il piu scomodo dei grattacapi: noi stessi. Il vero ELEFANTE NELLA STANZA
che tutti ignoriamo pur vedendolo è il conflitto ancestrale tra la nostra vera identità e il
sacrificio della stessa pur di sentirsi parte di un gruppo. Ma in una società in cui siamo
costantemente online c’è ancora spazio per le sfumature che colorano la nostra goffa ed
imperfetta personalità? Il carro è quindi un invito a smascherarsi dai costrutti sociali della vita
quotidiana e a recuperare la nostra vera identità prima che si riduca ad un volto amorfo,
svuotato della sua essenz



Fritrak - Trasporto acqua




Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *