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Taranto: la storia emozionante del professore e dell’alunno della città vecchia convinto con un giro in moto a fare gli esami di terza media L'insegnante si era sentito dire dal ragazzo "non mi serve la licenza per spacciare"

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Di seguito il comunicato:

Negli ultimi cinque anni l’Italia ha ridotto drasticamente l’abbandono scolastico: dal 14,2% del 2020 all’8,2% del 2025, scendendo sotto la media UE (9,1%) e superando con anticipo il target dell’Agenda 2030. La stima INVALSI indica un possibile ulteriore calo al 7,3% nel 2026. Il miglioramento è trainato dal Mezzogiorno: la dispersione esplicita nel Sud passa dal 14,1% al 10,2%, in cui la Puglia registra una riduzione di 9,9 punti percentuali tra 2020 e 2025, contro una media nazionale di -6. Resta ampia la distanza tra studenti italiani e stranieri: 6,7% contro 26,2%, un dato comunque in miglioramento rispetto al 30,1% del 2022. I numeri raccontano una tendenza, ma la loro verità emerge quando diventano storie.

WhatsApp Image 2026 08 06 at 16.09.49 (1)Come quella della Città Vecchia di Taranto, dove un docente ha trasformato un potenziale abbandono in un successo scolastico. “Un alunno di terza media, con disabilità lieve e un contesto familiare fragile, a pochi giorni dagli esami decide di non presentarsi: Non mi serve la licenza media per spacciare, dice. Le strategie tradizionali falliscono, anche la minaccia di chiamare i Carabinieri”, racconta il professor Luigi Faraldi, vicepreside dell’Istituto Comprensivo Galileo Galilei di Taranto. Il docente allora cambia approccio, perché l’ultimatum funziona solo con chi ha qualcosa da perdere. E chi lavora all’I.C. Galilei lo sa bene bene: qui l’azione costante di lotta alla dispersione implicita ed esplicita e di contrasto alla devianza ed al disagio minorile sono magistralmente guidate e coordinate dalla Dirigente Antonietta Iossa. Il professore dunque va sotto casa del ragazzo e gli propone un gesto inatteso: un giro in moto. “Quel giro in moto ha fatto in venti minuti quello che due note disciplinari non avevano fatto in due settimane – va avanti il prof. Faraldi -. Tra noi nasce quindi un patto: lui si impegna a frequentare la scuola, a studiare, a sostenere gli esami, e io gli prometto una cosa semplice: un pranzo al fast food come premio finale, come rinforzo positivo non come contentino”.

WhatsApp Image 2026 08 06 at 16.09.49Il ragazzo studia, si presenta, supera tutte le prove. Alla fine, davanti a un fast food, dice: “Non credevo mi volessi bene davvero”. “Una frase che mi porterò per sempre dietro” – commenta ancora il professore. Tre i principi che ne emergono come un mantra da ripetere:  presenza prima delle regole (la relazione viene prima della norma), linguaggi non convenzionali (si cambia codice per raggiungere chi non ascolta quello scolastico), promesse mantenute (la fiducia nasce dalla coerenza). La dispersione scolastica, dunque, non si abbatte solo con le misure nazionali, necessarie, ma soprattutto con la presenza di docenti che percorrono “l’ultimo miglio”, anche in moto, per raggiungere chi non verrebbe da solo. È questa saldatura tra politiche e impegno quotidiano che ha permesso all’Italia di anticipare di cinque anni il traguardo europeo, che è una buona notizia da rivendicare. Ma la notizia migliore è che si può fare, uno per uno.



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