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“Il conflitto in Medio Oriente avrà ripercussioni anche sull’economia pugliese”, regione fra quelle con surplus di energia Analisi

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Di seguito un comunicato diffuso da Davide Stasi:

Il conflitto in Medio Oriente avrà ripercussioni anche sull’economia pugliese. Quando salgono le quotazioni del petrolio e del gas, nel giro di poche settimane il rincaro si trasferisce sulle bollette energetiche e, a cascata, sui prezzi dei prodotti al dettaglio. Il rischio è quello di una nuova stangata per le aziende e per le famiglie.

Inoltre, la Puglia risulta particolarmente vulnerabile perché, pur risultando tra le regioni con il maggior surplus di energia, non riversa sul proprio territorio quasi nulla. Le società pugliesi di fornitura di energia elettrica e gas hanno fatturato, nel 2025, appena lo 0,3 per cento del totale nazionale. Vale a dire, soltanto 727 milioni di euro (per la precisione, 727.172.015 euro) a fronte di ben 251 miliardi di euro (per la precisione, 250.968.999.216 euro). È quanto emerge dal nuovo studio condotto dal data analyst Davide Stasi.

Davide Stasi profilo1«Eppure, proprio la Puglia – spiega Stasi – è la regione italiana con il maggior surplus di energia ovvero ne produce molta di più di quanta ne consumi (produce circa 10mila gigawatt in più del suo fabbisogno). Ma l’intero settore è in mano alle imprese con sede legale in solo due regioni: Lazio e Lombardia». Le aziende di fornitura di energia ubicate nel Lazio hanno fatturato, sempre nel 2025, oltre 127,6 miliardi di euro, pari al 51 per cento del totale, mentre quelle della Lombardia altri 80 miliardi di euro, pari al 32 per cento.

«Nelle società di queste due regioni – prosegue l’analista – si concentra l’82 per cento del fatturato totale, nonostante la produzione di energia avvenga su tutto il territorio nazionale e prevalentemente dove sono stati installati gli impianti fotovoltaici, eolici, idrici e da bioenergie».

Dopo Lazio e Lombardia troviamo Trentino-Alto Adige (9,2 miliardi di euro), Liguria (6,5 miliardi di euro), Veneto (5,7 miliardi di euro), Piemonte (4,1 miliardi di euro), Emilia-Romagna (3,7 miliardi di euro), Toscana (3,2 miliardi di euro), Umbria (2,5 miliardi di euro), Campania (1,7 miliardi di euro), Valle D’Aosta (un miliardo e mezzo di euro), Marche (poco più di un miliardo di euro), Friuli-Venezia Giulia (994 milioni di euro), Sardegna (799 milioni di euro).

La Puglia, dunque, si colloca addirittura al 15° posto su venti regioni. Questo si traduce in crescenti diseguaglianze territoriali nel nostro Paese, perché le tasse e le imposte vanno pagate laddove la società ha la propria sede legale ed amministrativa. Prendiamo il caso dell’imposta regionale sulle attività produttive (Irap) che venne istituita nel lontano 1997 al fine di finanziare il fabbisogno sanitario delle regioni italiane.

«Il settore, perciò, alimenta, ancora di più, le già evidenti disparità tra territori. Di certo, non aiutano le politiche energetiche adottate che favoriscono le multinazionali, a scapito delle realtà più piccole – sottolinea Stasi – Va detto che la produzione di energia da fonti rinnovabili rappresenta una grande opportunità di sviluppo, a patto che i primi a trarne beneficio siano i cittadini e le imprese pugliesi, non solo in termini di riduzione delle emissioni ma anche per “riequilibrare” il gettito delle regioni e sostenere la competitività del nostro sistema produttivo. Bisogna tenere anche presente che nel nostro territorio è fondamentale raggiungere un giusto punto di equilibrio – conclude Stasi – tra i benefici derivanti dalla produzione di energia rinnovabile e l’impatto che gli impianti hanno sul turismo, sulla produzione agricola e sull’identità e riconoscibilità del nostro paesaggio».

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