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Il consiglio regionale della Puglia: ordine del giorno contro lo stop ai bandi di gara sui giornali Non si ricorda un ordine del giorno contro il lavoro nero nei giornali

consiglio regionale

Oggi il consiglio regionale della Puglia ha deliberato un ordine del giorno unitario dopo che la Gazzetta del Mezzogiorno, da settimane, conduce una battaglia contro il governo che vuole tagliare uno spreco, ovvero la pubblicità dei bandi di gara sui giornali. I consiglieri regionali pugliesi hanno deliberato che, non si sa bene perché, lo stop a tale pubblicità mette a repentaglio la vita dei giornali. Non rammentiamo un ordine del giorno del consiglio regionale della Puglia sulla messa a repentaglio della (qualità della) vita dei giornalisti, ovvero il lavoro nero nelle testate giornalistiche, o addirittura sulla vita vera e propria, dei giornalisti, vedi Pierpaolo Faggiano di Ceglie Messapica, suicida il 24 giugno 2011. Toh, un pugliese. Al quale è intitolata la legge contro il lavoro nero nei giornali, la legge sull’equo compenso. Ma in Puglia, chissà se i politici se ne siano accorti. Toh, un collaboratore della Gazzetta del Mezzogiorno. Su quello, la Gazzetta del Mezzogiorno che oggi piange perché rischia di mancare una parte di terreno sotto i piedi, e il consiglio regionale della Puglia che oggi delibera, che ci dicono? La Gazzetta del Mezzogiorno, i soldi, della pubblicità e delle vendite delle copie, se li trovi, se è in grado. Si tratta semplicemente di fare un girornale decente, credibile: si viene seguiti. Tutto qui: è facile. In quanto al consiglio regionale della Puglia, adesso con la celerità che finora non ci ha messo finora, si dedichi anche al precariato nel giornalismo. Faccia un ordine del giorno anche per quello, esprimendo il più totale disprezzo, come va fatto, nei confronti di chi impone condizioni inaccettabili ai giornalisti. E faccia un ordine del giorno contro quei direttori che consentono, tali forme di sfruttamento da parte degli editori. Vediamo se il consiglio regionale della Puglia lo fa.




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7 Comments

  1. Non lavoro per la gazzetta del mezzogiorno ma per un’agenzia di pubblicità legale…insieme ad alcune altre persone sono già stata licenziata causa entrata in vigore del decreto 66 del 24 aprile 2014 che abolisce l’obbligo di pubblicazione dei bandi di gara…Ringrazio il Consiglio Regionale per essersi accorto di cosa sta provocando questa disposizione che è iniqua già solo per il fatto di non aver previsto tempi fisiologici di riconversione delle attività. In puglua sonodiverse le società che svolgono l’attività di coordinamento editoriale per conto delle stazioni appaltanti. Quindi il Consiglio Regionale non sta difendendo un singolo giornale ma un’intera categoria!!!!documentatevi prima di parlare…a volte si rischia infatti di parlare a vanvera e quando ci sono di mezzo dei posti di lavoro, non ce lo si può permettere.
    lisa

    1. Grazie per il suo intervento. La sua istanza, come ha potuto osservare, qui è stata recepita e se ne è data notizia. Ma creda, non si parla per nulla a vanvera. Si parla anche di altri posti di lavoro. Documentiamoci un po’tutti, insomma. Anche chi non conosce la vergognosa realtà del precariato nei giornali. Vergognosa. Anche in tal caso si parla di lavoro, ribadisco. Tutto ciò, fermo restando il primario rispetto nei confronti suoi e delle altre persone che ora si trovano in difficoltà. Duole dover sottolineare che, almeno stando al titolo dato al resoconto riguardante l’ordine del giorno del consiglio regionale, la Gazzetta del Mezzogiorno, di chi lavora nelle agenzie che si occupano di quelle pubblicità, se ne sia, come dire, forse dimenticata. Hanno parlato solo del rischio per i giornali. (agostino quero)

      1. Ha ragione Sig Quero… ma posso dirle una cosa?! La Gazzetta ha fatto bene a parlare per proprio conto perché i titolari delle varie società coinvolte dal provvedimento avrebbero tutti gli strumenti per denunciare una disposizione normativa che li danneggia.
        Comunque grazie alla Gazzetta si è sollevato un problema che sta coinvolgendo diverse strutture ma che non si capisce il perché ancora oggi sono rimaste in silenzio

        1. Grazie per il suo intervento. Speriamo che il consiglio regionale faccia un ragionamento a tutto tondo, sulla questione dei giornali e dei giornalisti. La Gazzetta del Mezzogiorno oggi piange perché ci sta perdendo qualcosa. Ma, per esempio, il suicidio di un giornalista di Ceglie Messapica, di tre anni fa, venne attribuito, sulla Gazzetta del Mezzogiorno, a problemi personali del collega Pierpaolo Faggiano. Peccato per quel giornale che a Pierpaolo Faggiano è intitolata la legge sull’equo compenso. Della serie: perché la Gazzetta del Mezzogiorno non dice a tutti noi quanto pagava Pierpaolo Faggiano per il suo lavoro? Io conosco quelle cifre. Ma devono venire fuori da loro, vediamo se ce la fanno a dirle. E magari, insieme alle cifre per i corrispondenti, anche quelle per i due direttori (non uno, due: mai successo in Italia) contemporanei. Quando la Gazzetta del Mezzogiorno racconterà questo ai cittadini potrà rivendicare tutto quello che vuole, questa è l’opinione che si esprime da qui. Le rimostranze che partono da qui sono soltanto mirate a fare luce su tutti gli aspetti della questione. Dopodiché spero vivissimamente che lei e tutte le persone che hanno il suo problema in questo periodo, possano risolverlo al più presto. Naturalmente, qui, lo spazio per le vostre rivendicazioni è aperto. (agostino quero)

  2. sig.ra Lisa, lo Stato non puó continuare a fare l’assistenzialista nei confronti di tecnologie obsolete (la carta) solo per il fatto che bisogna conservare i posti di lavoro. Prima o poi i giornali (quotidiani) dovranno chiudere tutti.

    Questo si sa da anni, lo scrivono tutti da anni. tutto il tempo necessario per riconvertire strutture come la sua in qualcosa di diverso.

    1. Sig. Carlo, Lei parla giustamente di Stato assistenzialista se fa riferimento ai fonfi oubblici che vengono elargiti a determinate testate di grande diffusione sul territorio nazionale.
      E di fatti sarebbe stato più logico ed equo eliminare tali fondi e consentire al settore di sopravvivere in base allo svolgimento di un’attività che, checché se ne dica, da trasparenza ad una materia assai intricata quale è quella degli appalti pubblici.
      Le è sfuggito però un piccolo dettaglio…il decreto ha imposto a carico degli aggiudicatari le spese di pubblicazione in gazzetta ufficiale. Anche la Gazzetta ormai è consultabike gratuitamente on line…, come mai su tale costo non si deve risparmiare?! Senza entrare nel dettaglio, ogni rigo di gazzetta costa oltre 20 euro….GIRO A LEI e a chi legittima un provvedimento che nuoce solo ai privati, tale interrogativo.

      1. Grazie per il suo intervento e per la sua osservazione riguardante la Gazzetta ufficiale. Però, per esempio, tutto quello che è ritenuto valido anche ai fini di entrata in vigore delle leggi è la Gazzetta ufficiale. Il bollettino ufficiale dello Stato è quello. Forse la motivazione è quella. Però se si riuscisse a eliminare la spesa da lei citata sarebbe indubbiamente meglio. (agostino quero)

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