“Un bollettino di guerra che ci giunge dal carcere di Taranto parla del superamento delle 850 presenze a fronte di non più 380 posti, e con una situazione che può esplodere da un momento all’altro determinata dal grande caldo e dalla mancanza di acqua”. Lo afferma Federico Pilagatti, segretario del sindacato di polizia penitenziaria Sappe.
“Al nuovo reparto Jonio (costato un sacco di soldi) costruito con il burro (con i detenuti che quando protestano riescono ad uscire nei corridoi oppure nelle stanze adiacenti) erano previsti n.3 posti (in violazione della sentenza della corte di giustizia europea con risarcimenti in denaro o sconto pena ai detenuti) mentre ne hanno stipati 5 e si pensa di sistemare una sesta branda” scrive l’esponente sindacale. “Come si può intuire, tale situazione determina problemi di gestione e di controllo dei detenuti che mette in discussione la sicurezza del penitenziario, l’incolumità di detenuti e poliziotti che si acuisce con il grande caldo di questi giorni che costringe i detenuti a stare stretti come sardine nelle stanze e negli spazi comuni (passeggi e sale ricreative). A ciò si aggiunge la carenza di acqua determinata dal sovraffollamento che nei giorni scorsi ha provocato momenti di alta tensione, con i detenuti che hanno protestato in maniera violenta ed accesa; protesta che si è assopita (ma che è pronta a riesplodere in qualsiasi momento) con l’arrivo urgente di autobotti in tutta fretta nelle ore notturne a lenire una situazione che si deteriora sempre di più, mentre la tensione cresce a livelli mai registrati. Peraltro lo sparuto numero di poliziotti (mancano almeno 150 unità) ancora in servizio (che non sappiamo quanto ancora dureranno) costretti a turni di lavoro(8/10 ore) nelle sezioni detentive in cui in alcuni momenti si sfiorano i 50 gradi, senza nemmeno la possibilità di poter consumare un pasto non ce la fa più e nonostante ciò riesce ancora con grande sacrificio e coraggio a tenere in carreggiata un carcere che riteniamo sia giunto ai titoli finali della rappresentazione, se non ci saranno interventi urgenti da parte dell’amministrazione penitenziaria. Infatti il cemento con cui è stato costruito il carcere di Taranto e tanti altri, accumula il calore durante il giorno e lo rilascia lentamente la sera e la notte impedendo il raffreddamento delle celle e dei reparti trasformati in veri e propri ‘forni’, con punte fino a 15 gradi in più rispetto all’esterno. Ancora più grave si fa la calura quando sorge il sole il giorno dopo, poiché il cemento che non ha ancora finito di rilasciare il calore del giorno prima, si surriscalda ancora di più con il livello termico ancora più alto. Questo fenomeno impedisce il riposo notturno e mantiene stanze di pochi metri quadrati superaffollate di detenuti a temperature costantemente critiche, surriscaldando l’ambiente interno e rendendo le celle ed i reparti in cui opera la polizia penitenziaria invivibili. Si vuole ricordare che all’interno del carcere di Taranto ci sono decine se non centinaia di detenuti fragili affetti da patologie croniche e psichiatriche che con il caldo infernale vedono acuire i loro malori con sofferenze atroci.”






