Di seguito un comunicato diffuso da Sigea:
” Nel 2025 in Puglia sono stati consumati circa 1.200 ettari di suolo, con la regione che supera la soglia dei 1.000 ettari annui insieme alla Lombardia, dietro Sicilia e Lazio. Il suolo complessivamente consumato supera i 158.000 ettari, pari a circa l’8,2% della superficie regionale, oltre la media nazionale del 7,19%.
A livello nazionale il consumo del 2025 è di oltre 10.200 ettari, a fronte di soli 746 ettari ripristinati, con un saldo negativo di quasi 9.500 ettari e un ritmo superiore a 3 metri quadrati al secondo.
Escludendo il fotovoltaico a terra, la Puglia è la prima regione per nuove superfici artificializzate. La provincia di Foggia è terza in Italia con 434 ettari in un anno, e Foggia, San Severo e Cerignola figurano tra i comuni con i maggiori incrementi, con +80, +54 e +53 ettari. Bari comunque ha avuto un incremento significativo pari a + 34
Il suolo è una risorsa non rinnovabile, e la sua impermeabilizzazione ha effetti diretti sulla sicurezza dei cittadini. Ogni ettaro impermeabilizzato riduce la capacità di infiltrazione, aumenta il coefficiente di deflusso e quindi le portate di piena, e altera il bilancio idrologico delle nostre falde. In un territorio carsico e a regime torrentizio come quello pugliese, dove i fenomeni intensi sono sempre più frequenti, questo significa più rischio.
Il dato più preoccupante riguarda le aree fragili: a livello nazionale il consumo di suolo è cresciuto in un anno di 1.106 ettari nelle zone a pericolosità idraulica. In Puglia il rischio idrogeologico interessa 230 comuni su 257, con il 100% dei comuni della BAT, il 95% di quelli delle province di Brindisi e Foggia, il 90% della provincia di Bari e l’81% di quella di Lecce”. Lo ha affermato Gianni Caputo, Presidente dell’Ordine dei Geologi della Puglia commentando i dati del Rapporto ISPRA.
Nette le richeste dei Geologi!
“Piena applicazione dei Piani di Assetto Idrogeologico dell’Autorità di Bacino distrettuale dell’Appennino Meridionale, con divieto di nuova edificazione nelle aree a pericolosità elevata e molto elevata.
Studi geologici, geomorfologici e idrogeologici obbligatori e approfonditi nella pianificazione urbanistica – ha dichiarato Giovanni Caputo, Presidente dell’Ordine dei Geologi della Puglia – ai sensi delle NTC 2018 e della microzonazione sismica.
Applicazione del principio di invarianza idraulica per ogni nuova trasformazione.
Priorità alla rigenerazione urbana e al recupero del suolo già consumato, sfruttando la prima mappatura nazionale ISPRA di oltre 2.100 km² di superfici potenzialmente recuperabili e i 1.116 km² di tetti utilizzabili per il fotovoltaico.
Una localizzazione degli impianti fotovoltaici a terra che escluda i suoli agricoli di pregio e le aree fragili, privilegiando tetti, cave dismesse e aree compromesse.
Coerenza con l’obiettivo europeo di azzerare il consumo netto di suolo entro il 2050.
I geologi sono pronti a mettere a disposizione delle amministrazioni la loro competenza.
Governare il territorio senza conoscerne il sottosuolo significa rinviare il conto ai cittadini”.








