La nostalgia acchiappa. Ma nello spettacolo portato in scena da Maurizio Di Pierro non viene rappresentata in maniera cinica al fine di acchiappare, appunto, consenso del pubblico. No, è che l’interprete ha davvero nostalgia per la musica di quaranta anni fa, per i passatempo dell’epoca, per l’educazione, per i rapporti, di fine millennio scorso. Così come ce l’ha Carlo Dilonardo, autore e regista di “Vado a fare due passi” rappresentato da Di Pierro one man show sul palco drl teatro Nuovo di Martina.
Oddio, proprio proprio one no perché sempre sul palco c’è il gruppo musicale a dare una mano sostanziale, nell’alternarsi con l’attore e presentare brani dei periodi o dei contesti raccontati.
Noi analogici che siamo nati con la tv in bianco e nero e poche ore di trasmissione al giorno, che abbiamo iniziato a crescere anche con “Non è mai troppo tardi”, che abbiamo poi dovuto abituarci ad essere digitali e lo facciamo a fatica, anche nei rapporti interpersonali e perfino sentimentali. Noi che telefonavamo a gettone (quando non eludevamo il lucchetto sul disco del telefono di casa) e che via via abbiamo vissuto il cambiamento fino al gracchiare del modem, a corredo del pc che aveva sostituito macchina da scrivere e pure penna. Noi che oggi abbiamo a che fare con messaggi audio che nella realtà sanno essere più ridicoli di una qualsiasi trovata comica. O che, mentre prima avevamo come colonne sonore le canzoni romantiche per pensare agli amori impossibili, ora abbiamo musiche anche monotone in cui l’emozione più importante è un cambio di ritmo. Tutto questo spiegato al pubblico in un modo tale da suscitare anche aperte risate. Nella consapevolezza che la persona accanto, per chi ce l’ha, è davvero la metà del cielo per affrontare questa vita sempre più complicata, tanto da volersi rifugiare nella nostalgia. Ci strappa risate e ci fa riaffiorare ricordi oppure ci fa riaffiorare ricordi e ci strappa risate, questo spettacolo: cosa venga prima dipende da cosa sia più importante per ciascuno di noi.











