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Morte del 37enne agente penitenziario in servizio a Lecce: “non può essere liquidata come l’ennesima tragedia di cronaca” Sappe

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Di seguito un comunicato diffuso da Federico Pilagatti, segretario del sindacato di polizia penitenziaria Sappe:

“La morte di Antonio, 37 anni, poliziotto penitenziario in servizio presso il carcere di Lecce, marito e padre di un bambino, non può essere liquidata come l’ennesima tragedia di cronaca destinata a scomparire nel giro di pochi giorni. Di Antonio vogliamo ricordare innanzitutto l’onestà, la correttezza e la professionalità, qualità che ne hanno contraddistinto il percorso umano e lavorativo e per le quali era stimato da quanti avevano avuto modo di conoscerlo e lavorare con lui, anche negli istituti penitenziari in cui aveva prestato servizio prima di arrivare a Lecce. Un ragazzo generoso, profondamente legato alla propria famiglia, che oggi lascia un vuoto incolmabile nella vita dei suoi cari e di tutti coloro che gli volevano bene. Proprio per rispetto della sua memoria, riteniamo che non debbano essere alimentati sospetti o giudizi sommari legati alla vicenda professionale che lo aveva preoccupato negli ultimi tempi. Una questione di servizio, qualunque ne sia la natura e l’esito, non può cancellare una vita fatta di affetti, impegno e serietà, né diventare motivo per mettere in discussione, senza elementi accertati, la dignità di una persona. Qualche settimana prima della tragedia, Antonio aveva confidato a chi scrive, in qualità di rappresentante sindacale, una preoccupazione relativa a una questione di servizio, chiedendo un consiglio. Avevo cercato di rassicurarlo, garantendogli ascolto, vicinanza e sostegno. Ci è stato riferito che  proprio nella giornata di ieri era stato ascoltato proprio in relazione a quella vicenda. Questa tragedia richiama inevitabilmente l’attenzione sulle condizioni di lavoro all’interno della Casa circondariale di Lecce, da tempo denunciate dal SAPPE. Sovraffollamento, carichi di lavoro gravosi, tensioni quotidiane e criticità organizzative rappresentano problemi che incidono pesantemente sull’attività degli agenti, chiamati ogni giorno a garantire sicurezza e ordine in contesti sempre più complessi. Il personale ha bisogno non soltanto di direttive e responsabilità, ma anche di ascolto, sostegno e di una gestione capace di prevenire le difficoltà. Il SAPPE ha più volte segnalato queste criticità all’Amministrazione penitenziaria, presentando anche un esposto alla Procura della Repubblica, del quale, secondo quanto a nostra conoscenza, non abbiamo ricevuto riscontri. Riteniamo pertanto indispensabile verificare quanto denunciato e accertare se siano state adottate tutte le misure necessarie a tutelare il personale. Non affermiamo che le condizioni lavorative o la vicenda di servizio abbiano determinato la morte di Antonio: stabilirlo richiede accertamenti rigorosi.  Ma sarebbe altrettanto sbagliato ignorare il contesto in cui gli agenti operano quotidianamente e rinunciare a verificare eventuali carenze nella gestione delle difficoltà e nella prevenzione delle situazioni di disagio. Il SAPPE chiede verità sulla vicenda, trasparenza e accertamento di ogni eventuale responsabilità. L’Amministrazione penitenziaria, a ogni livello, deve dare risposte concrete alle criticità segnalate e dimostrare che la tutela del personale rappresenta una priorità reale. Per Antonio, per la sua famiglia e per tutti i colleghi che continuano a svolgere il proprio servizio tra mille difficoltà, chiediamo che questa tragedia non cada nel silenzio. Ricordare Antonio significa rispettarne la memoria, riconoscere il valore della persona e del professionista e fare in modo che ogni circostanza venga chiarita senza pregiudizi. L’onestà e la dignità di una persona meritano rispetto. La verità è un dovere, la tutela del personale una responsabilità.”

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