Di seguito un comunicato diffuso dal Politecnico di Bari:
Con circa mille chilometri di litorale, la Puglia possiede una delle linee di costa più estese d’Italia. Un patrimonio ambientale, paesaggistico ed economico che è, allo stesso tempo, particolarmente esposto ai processi di erosione, alle mareggiate e agli effetti attesi del cambiamento climatico e dell’innalzamento del livello del mare. Gli studi regionali più recenti richiamano infatti la presenza di fenomeni erosivi diffusi lungo il litorale pugliese e la necessità di individuare interventi di mitigazione compatibili con le differenti dinamiche costiere. Nel 2026 la Regione Puglia ha avviato un programma da 26,4 milioni di euro per la difesa delle coste dagli effetti dell’erosione, delle frane e dell’arretramento della linea di costa, fenomeni indicati come aggravati dai cambiamenti climatici e dall’intensificarsi degli eventi meteomarini estremi.
Il problema e la Puglia. La vulnerabilità interessa, con caratteristiche differenti, numerosi tratti della costa regionale, dal Gargano al Salento. Particolarmente significativo è il settore compreso tra il Golfo di Manfredonia, Margherita di Savoia e la foce dell’Ofanto, dove la pianificazione regionale documenta estesi fenomeni di erosione e la presenza di numerose opere di difesa costiera. Manfredonia, Margherita di Savoia e Barletta sono stati inoltre individuati tra i comuni pugliesi a più elevato rischio costiero, per la combinazione tra litorali sabbiosi in erosione, basse quote elevate esposizioni dell’urbanizzato. In contesti di questo tipo, la progettazione di scogliere, pennelli e dighe a gettata non riguarda soltanto la protezione della linea di riva, ma la sicurezza e la resilienza di centri abitati, infrastrutture, attività economiche ed ecosistemi costieri.
Da tempo studi e ricerche sono in corso al Politecnico di Bari. Un recente e promettente progetto lancia la sfida all’erosione e propone nuove soluzioni. Il progetto si chiama “PRO-ARMOUR” ed è vincitore dell’importante Marie Skłodowska-Curie Postdoctoral Fellowship, considerato uno dei riconoscimenti più prestigiosi e selettivi a livello europeo.

Il progetto. PRO-ARMOUR – “AI-driven probabilistic method for response-based design of rock armour slopes” – è dedicato allo sviluppo di nuovi strumenti per la progettazione delle scogliere e delle dighe a gettata in massi naturali. Il progetto, superando l’approccio esclusivamente univoco e prevedibile, intende valutare la risposta dei singoli massi sotto l’azione del moto ondoso e la conseguente probabilità di raggiungere differenti condizioni di danno. La sfida non è semplicemente costruire opere più grandi, ma comprendere meglio come queste rispondono alle onde e progettare con il livello di sicurezza realmente necessario, limitando sovradimensionamenti, costi e impatto ambientale.
Intelligenza artificiale e progettazione probabilistica. Il nuovo metodo di progettazione sarà basato su un approccio probabilistico nel quale onde, livello idrico, proprietà dei massi e forze idrodinamiche saranno trattati tenendo conto della loro naturale variabilità e delle incertezze associate. L’intelligenza artificiale sarà impiegata per rendere più efficienti le simulazioni attraverso modelli data-driven informati dalla fisica del fenomeno, combinando efficienza computazionale e interpretabilità. L’obiettivo è arrivare a strumenti capaci di quantificare il rischio di instabilità e di supportare scelte progettuali più consapevoli anche negli scenari climatici futuri.

I risultati. L’obiettivo finale è tradurre la ricerca in uno strumento concreto e applicabile: un software open access in Python per valutare il rischio di instabilità delle mantellate e confrontare differenti soluzioni progettuali. Una progettazione più consapevole del rischio potrà contribuire a limitare il consumo di materiale lapideo, i costi e le emissioni di CO₂, migliorando al contempo la capacità delle opere di adattarsi agli scenari climatici futuri.
Chi è il vincitore. Giulio Scaravaglione, 30 anni di Bari, è ingegnere civile idraulico e ricercatore nel campo dell’ingegneria costiera e marittima. Laureato con lode in Ingegneria Civile, curriculum Idraulica, al Politecnico di Bari, ha successivamente conseguito nello stesso Ateneo il Dottorato di ricerca in “Environmental, Territorial and Building Risk and Development”. La sua attività scientifica riguarda in particolare la progettazione delle opere di difesa costiera e portuale, la sperimentazione fisica, la modellazione dei processi costieri e dell’interazione onde-strutture e lo sviluppo di metodi probabilistici per la valutazione del rischio. Alla formazione al Politecnico di Bari Scaravaglione ha affiancato diverse esperienze di ricerca all’estero: all’Imperial College London (UK); al Coastal and Hydraulics Laboratory dello U.S. Army Engineer Research and Development Center di Vicksburg, negli Stati Uniti e alla Delft University of Technology (NL).






